FOTO | Genova, i 6 secondi più lunghi per veder crollare un pezzo di storia

Lo skyline della Valpolcevera non sarà mai più lo stesso, dopo la demolizione del Ponte Morandi. Il racconto dell'esplosione ritardata e poi arrivata 'quasi a tradimento'
Condividi su facebook
Condividi su twitter
Condividi su whatsapp
Condividi su email
Condividi su print

GENOVA – Attesi da quel maledetto 14 agosto, i sei secondi che ci sono voluti per vedere crollare le 50.000 tonnellate delle pile 10 e 11 di Ponte Morandi sono stati i più lunghi di sempre, nella storia millenaria della Superba. Colpa del gesto simbolico che cambierà per sempre lo skyline della Valpolcevera, ma colpa anche di quei 37 minuti di ritardo che non hanno certo aiutato a placare la tensione. Prima era colpa di un anziano, poi il capro espiatorio sono stati due stranieri barricati in casa, nella zona da evacuare, perché pare non avessero capito la situazione. Colpa della lingua, si dice.

Risolti gli intoppi, si può procedere. Esplosione annunciata “tra 12 minuti”. Sì ma 12 minuti da quando? “Il messaggio è arrivato alle 9.20, facciamo che esplode alle 9.32”. Come non detto, altra comunicazione: il Morandi va giù alle 9.40. Uno sguardo ai cellulari, un altro alla macchina fotografica. Tutto pronto. Si attendono i tre suoni della sirena. Qualcuno ne sente uno sibilare in lontananza. “Ma no, mancano tre minuti”. E, invece, quasi a tradimento, neanche il tempo di mettere assieme un po’ di ricordi, e le colonne d’acqua si alzano, il ponte si sgretola e il boato si sente fragoroso. Qualche esclamazione colorita, qualche lacrima. Un applauso, prima timido poi più convinto, si alza dall’area in cui sostano le autorità. Giusto il tempo per i giornalisti di girarsi da un lato e accaparrarsi la prima fila per le interviste di rito.

La scena è tutta per il sindaco e commissario Marco Bucci. Qualcuno prova a solleticare il ministro dell’Interno, Matteo Salvini. Lui, però, taglia corto per lasciare la scena alla città. Anche il governatore, Giovanni Toti, resta in silenzio. I due parleranno poco più tardi, dando giusto il tempo ai cronisti di inseguirli sotto il sole cocente a qualche centinaio di metri dal ritrovo per l’esplosione. Silenzio anche per l’altro vicepremier, Luigi Di Maio, che davanti alle telecamere non dirà proprio nulla per tutta la mattina e dovrà affidare ai social network i suoi pensieri. Come lui, anche la sua collega Elisabetta Trenta si dilegua quasi nel nulla. Ma la lunga, lunghissima giornata di Genova è appena iniziata.

Condividi su facebook
Condividi su twitter
Condividi su whatsapp
Condividi su email
Condividi su print

Leggi anche:

28 Giugno 2019
Le notizie del sito Dire sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte «Agenzia DIRE» e l'indirizzo «www.dire.it»