ROMA – “L’Italia vuole trasformare le crisi in Africa in opportunità e riteniamo che questo sia un messaggio importante”. Parole dell’ambasciatore Carsten Staur, presidente del Comitato di assistenza allo sviluppo (Dac) dell’Ocse, l’organismo che oggi diffonde la Revisione tra pari della cooperazione allo sviluppo dell’Italia. I punti di forza e di debolezza dell’approccio italiano, esaminati nel rapporto, sono al centro di un panel organizzato nell’ambito di Coopera, la Conferenza sulla cooperazione allo sviluppo in corso a Roma. Il report “è un’occasione per fare il punto su come fare meglio per le persone, nell’ottica della Carta delle Nazioni Unite e della Carta dei diritti umani dell’Unione europea, riferimenti importanti riconosciuti dalla stessa legge italiana”, evidenzia il moderatore del dibattito, Vincenzo Giardina, giornalista dell’agenzia Dire. Tra i punti di forza, il Piano Mattei per l’Africa, continente destinatario del 65% dell’Aiuto pubblico allo sviluppo (Aps) bilaterale nel 2024. Bene anche il fatto che, mentre tra il 2024 e 2025 l’Aps globale è crollato del 23,1% – di cui il 90% dovuto ai Paesi del G7 – l’Italia risulta l’unico in controtendenza, con un lieve aumento, dello 0,03%, con nel complesso lo 0,30% del Reddito nazionale lordo (Rnl) investiro in Aps. Staur mette in luce tutto questo – insieme al gioco di squadra delle istituzioni con le organizzazioni della società civile, gli organismi multilaterali e il settore privato – aggiungendo: “Abbiamo presentato anche delle raccomandazioni e vi chiediamo di tenerne conto e dirci cosa ne pensate. Tra qualche anno ci sarà una nuova revisione, il punto è cercare di migliorarsi sempre. Le ambizioni devono combinarsi alle risorse reali”. Tra le raccomandazioni: aumentare le risorse fino allo 0,70% del Rnl, nel rispetto di un obiettivo riconosciuto in sede Onu, semplificare il coordinamento tra gli attori, gestire un approccio più integrato al nesso migrazione-sviluppo e rafforzare la capacità operativa di Aics e Cdp. Nel corso del dibattito Maria del Pilar Garrido, direttrice della Cooperazione allo sviluppo dell’Ocse, allarga lo sguardo evidenziando che la chiave per una cooperazione efficace è la “chiarezza degli obiettivi e degli impegni” dove si tenga conto anche di questioni come “commercio, clima, migrazioni” per “massimizzare l’impatto degli interventi”. D’altronde, il discorso delle risorse è centrale, “visto il crollo del 23% delle donazioni, bisogna avere ben chiaro quale impatto e su chi questo debba realizzarsi”. Essenziale per Garrido “fare partnership con le comunità” per rispondere a queste domande, insieme al ruolo della “responsabilità politica”. Stefano Gatti, direttore generale per la Cooperazione allo sviluppo (Dgcs) del ministero degli Esteri, si sofferma sulle “missioni di sistema” realizzate nell’ambito del Piano Mattei, altro elemento positivamente accolto dalla relazione Ocse-Dac: “Abbiamo deciso che oltre ai rappresentanti istituzionali e diplomatici, dovessimo portare con noi nei Paesi anche le organizzazioni della società civile, il sistema privato e gli enti locali come le regioni”. Ricorda Gatti: “Nell’ultima missione, in Kenya, eravamo 70 persone”. Una volta nel Paese, continua il direttore, “incontriamo tutte le osc italiane sul terreno” per conoscere il loro lavoro e coinvolgerle nelle iniziative. Inoltre, il 70% dei progetti approvati, calcola Gatti, “sono frutto degli accordi stretti con le autorità di quei Paesi in queste missioni”, da dove emerge quanto “fondamentale sia l’impegno dei governi locali”.





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