ROMA – Da una parte Nathan: “Abbiamo fatto tutto quello che ci è stato richiesto, e qualche altro di nostra spontanea volontà. Credo che non ci si possa chiedere di più. Ora attendiamo risposte coerenti dalle istituzioni”. Dall’altra Catherine: ” fino a che avrò respiro combatterò per i miei bambini”. I genitori della casa nel bosco tornano a parlare oggi, intervistati ciascuno da due quotidiani diversi. E provano a raccontare quello che hanno vissuto in questi sei lunghi mesi in cui sono stati separati di fatto dai loro tre figli, una bambina di 9 anni e due gemelli di 7 anni. A Palmoli, in provincia di Chieti, si erano trasferitil-lui inglese, lei australiana- e lì avevano scelto di vivere e mettere su famiglia, secondo uno stile di vita alternativo, definito ‘neorurale’. I loro sogni si sono però infranti il 20 novembre scorso. Alla fine, da tutto ciò che gli è, malgrado tutto, capitato, è nato un libro che uscirà in libreria il prossimo 2 giugno: “La mia verità”, edizioni Solferino.
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IL RIASSUNTO DEGLI ULTIMI SEI MESI
Da fine novembre scorso, da quando Il tribunale dell’Aquila ha sospeso loro la responsabilità genitoriale, i 3 minori sono stati collocati in una casa famiglia e seguiti da un tutore provvisorio. Sono passati sei mesi e ancora i tre bimbi vivono ancora nella casa famiglia, dove , fino lo scorso marzo, si trovava anche la loro mamma Catherine. Poi anche lei è stata allontanata. Da allora sono cambiate diverse cose: in primis, l’avvocato che li segue, ora è Simone Pillon. E anche cambiato è il loro atteggiamento nei confronti delle istituzioni italiane e soprattutto, delle loro richieste.
I “PASSI COMPIUTI”, LA “GRANDE INGIUSTIZIA” E LO SHOCK PIÙ GRANDE
“Abbiamo fatto molti passi che ci erano stati richiesti. Ci siamo trasferiti a vivere nella casa del Comune, abbiamo iniziato in questa settimana il percorso di sostegno alla genitorialità per essere pronti a sostenere i nostri figli, gli incontri protetti stanno andando bene. Credo che non ci si possa chiedere di più. Ora attendiamo risposte coerenti dalle istituzioni. Non vediamo l’ora di poter riavere i nostri figli a casa con noi in modo da poter iniziare il loro percorso di guarigione e benessere emotivo e psicologico e garantire la loro sicurezza da ulteriori traumi”: sono le parole di Nathan Travallion, intervistato dal quotidiano Il Messaggero, al termine della visita quotidiana ai suoi tre figli nella struttura protetta di Vasto. L’uomo definisce poi quanto gli è accaduto, a partire dalla sospensione della responsabilità genitoriale, “il trauma più significativo che abbia mai subito in vita mia. Soprattutto per i nostri figli”. Ma anche “una grande ingiustizia” che “ha causato un danno probabilmente permanente” ai piccoli. E ancora lo “shock più grande in vita mia è stato quando hanno portato via mia moglie e i nostri figli e li hanno rinchiusi in casa famiglia”.
UN LIBRO PER COSTRUIRE LA NUOVA CASA
Da allora, lui e sua moglie convivono con l’ansia e la paura, ammette. “Ecco perché abbiamo deciso di seguire un percorso di sostegno alla genitorialità: per essere pronti a sostenere i nostri figli che certo stanno vivendo i medesimi sentimenti e molto più per la loro età e la loro difficoltà per dove si trovano”. Non solo: “Nessuna sofferenza resta sterile”, si consola papà Nathan riconoscendo che con la moglie Catherine si sostengono a vicenda, tutta la situazione li ha uniti ancora di più e che in loro risiede la speranza di trovare un senso a tutto. E forse il senso ha trovato una sua direzione: “Catherine per non farsi opprimere dai pensieri ha finito il libro cui lavorava da tempo“, racconta infatti il marito. Un libro che “descrive la sua vita e che l’ha aiutata a ripensare ai momenti più belli e a ritrovare la forza di andare avanti”. Lui pensa che dalla vendita arriveranno “piccoli proventi” con cui potranno costruire la nuova casa, adeguarla alle richieste fatte dal tribunale perché sia ritenuta idonea per i bambini. E “Se avanzerà qualcosa, lo dedicheremo ai molti bambini che in Italia vivono la stessa situazione dei nostri figli”, promette candidamente.
LA MADRE: “FINO CHE AVRÒ RESPIRO COMBATTERÒ PER I MIEI FIGLI”
Anche Catherine Birmingham, autrice del libro, ne parla nella sua intervista al Corriere della Sera: si tratta di un testo in cui, spiega rispondendo alle domande, parla di sé come ‘ribelle’ e della sua visione del mondo e della società. Riconosce poi di aver ricevuto i doni dell’intuizione e dell’empatia nei confronti degli altri, la vocazione nell’aiutare le persone a stare meglio. “Tutti noi abbiamo le abilità naturali dell’intuizione e dell’empatia. Le mie sono sempre state molto spiccate, da che ne ho memoria. Sono stata fortunata a crescere ed essere educata in un ambiente che ha supportato questa connessione e, negli anni, ho scelto di prendermene cura e svilupparle in me”, si racconta nell’intervista.
E poi sempre nel libro, parla della sua visione dell’istruzione – motivo di ‘scontro’ con assistenti sociali e giudici, la sua difesa della scuola parentale per i figli. “È il loro diritto costituzionale ed è ampiamente praticato in tutta Italia. La crescita emozionale, mentale e fisica e il benessere dei nostri bambini era una priorità allora e questo non cambierà mai per noi”, sostiene. In “La mia verità” del resto ha bocciato nettamente la scuola tradizionale: “Inserire i bambini in ambienti basati sulla separazione, su classi e sulla disuguaglianza, genera autocritica, distanza, paura e competizione”, è una citazione del testo riportata nell’intervista. Infine, la giornalista le chiede se cambierebbe qualcosa, tornando indietro. Catherine risponde che preferisce guardare al presente: “Posso solo lavorare con quello che sono ora, oggi, qui e in questo preciso momento. Sono viva, esisto, e fino a che avrò respiro combatterò per i miei bambini”.





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