ROMA – Oggi l’Italia può contare su circa 165.000 militari in servizio attivo, tra Esercito, Marina, e Aeronautica e, considerando la quota parte dell’Arma dei Carabinieri impiegati per funzioni di Difesa, il dato complessivo comunicato alla Nato nel 2024 è di 171.400 unità, che ci colloca come quarto Paese dopo Polonia (216.000), Francia (204.000) e Germania (185.600). I Paesi dell’Unione Europea possono contare su una forza effettiva di 1.524.000 (esclusi i Paesi solo Nato, Stati Uniti, Canada, Turchia, Norvegia, Gran Bretagna, Albania, Montenegro e Macedonia del Nord che, da soli, possono complessivamente contare su 1.950.000 unità). È questa la fotografia, in numeri, dei soldati, come risulta dall’ultimo Report Nato 2024, su cui potrebbe contare l’Europa attualmente, non tenendo conto delle forze in riserva che molti Paesi sono in grado di mobilitare in tempi strettissimi. Si pensi, ad esempio, alla Finlandia che ha delle forze regolari di circa 13.000 unità, oltre a ulteriori 20.000 unità addestrate annualmente, che possono arrivare a 280.000 unità in caso di mobilitazione generale.
LA “CHIMERA“ DELL’ESERCITO EUROPEO
Sono sufficienti i numeri attuali perché l’Italia sia in grado di contribuire con un numero significativo a quella che finora è rimasta la “chimera” dell’Esercito Europeo? A tal proposito, si discute già da molto tempo nelle aule parlamentari sulla costituzione di un Esercito Europeo o, più in generale, di una ‘difesa comune europea’. Se, da un lato, qualcuno rievoca il servizio di leva, altri promuovono la riserva ovvero ulteriori – ma non ben definite – forme di reclutamento. C’è chi ipotizza addirittura la formula dei contractor all’americana. Una boutade secondo voci di corridoio, solo paure. Infondate, rispondono fonti interne. Quel 2% di Pil destinato al comparto della Difesa potrebbe certamente essere utilizzato per migliorare le condizioni del personale militare, a vantaggio di Forze Armate più efficienti e, soprattutto, più appetibili per i giovani, sempre più restii all’idea di arruolamento volontario, sintomo evidente di un mondo militare che è oggi sempre più distante dal mondo dei giovani.
ARABIA: “FORZE ARMATE ITALIANE FATICANO A MANTENERE L‘APPETIBILITÀ”
Antonello Arabia, Colonnello dell’Esercito Italiano e oggi presidente del Sindacato Unico dei Militari, intervistato dall’agenzia Dire ha condiviso riflessioni e commenti, numeri alla mano e testimonianze raccolte per l’Italia, di questo problema che tutti vedono e che sembrerebbe non trovare soluzioni chiare, e ha quindi risposto sui numeri dell’Esercito europeo che anzi ‘dovremmo chiamare Forze Armate Europee’: ‘prima di poter rispondere alla domanda se siano o meno sufficienti gli attuali numeri– puntualizza subito- dovremmo chiederci quale dovrebbe essere il loro principale impiego, in relazione all’attuale scenario geopolitico’. ‘Le autorità politiche e militari italiane – spiega Arabia – fanno spesso riferimento a un incremento degli organici e alla costituzione di una riserva. Peraltro, la legge 119/2022 ha invertito il trend di ridimensionamento delle dotazioni organiche dell’Esercito, ma abbiamo ora delle evidenti criticità: nonostante, infatti, i dati del Rapporto Esercito 2023 facciano riferimento a 39.000 domande a fronte di 6.500 posti a concorso, le Forze Armate italiane faticano a mantenere la loro appetibilità“.
ARABIA: “CARENZA DI PROGETTUALITÀ NEGLI INVESTIMENTI SUL PERSONALE”
“Una delle cause principali di questo fenomeno- prosegue- è sicuramente la carenza di progettualità negli investimenti sul personale, in particolare per quanto riguarda la gestione di quello non in servizio permanente – ovvero precario – nonché la mancanza di prospettive di stabilizzazione. Basti pensare che con la stessa legge, che ha istituito le nuove figure professionali dei VFI/VFT (Volontario in Ferma Iniziale/Triennale), il numero dei posti disponibili per il successivo transito in servizio permanente nell’Esercito, è stato diminuito. Ciò non ha fatto altro che aumentare esponenzialmente il numero dei giovani militari che, arruolati nelle Forze Armate, preferiscono partecipare ai concorsi nelle Forze dell’Ordine (Carabinieri, Polizia di Stato, Polizia Penitenziaria e Guardia di Finanza), perchè garantiscono maggiori diritti, più tutele, stipendi generalmente più elevati e una stabilizzazione certa. Queste criticità le abbiamo già segnalate al Capo di Stato Maggiore della Difesa, Generale Luciano Portolano, in occasione del primo incontro ufficiale con le Associazioni professionali a carattere sindacale tra militari, avendo ricevuto un’apertura al dialogo e al confronto su questi temi, che noi riteniamo di fondamentale importanza e per i quali ci siamo più volte esposti pubblicamente’.
ARABIA: “I VFI SUBISCONO DELLE FORTI PENALIZZAZIONI”
Entra nel merito il presidente del S.U.M.: ‘I nostri VFI, così come lo sono stati in passato i VFP1, subiscono delle forti penalizzazioni in termini sia di trattamento economico, sia di impiego quotidiano: da un lato, infatti, non gli è riconosciuto l’orario di servizio, stabilito per tutto il restante personale in 36 ore settimanali. In pratica, possono essere impiegati anche ben oltre tale orario, effettuando svariate ore di straordinario, compensate solamente con un corrispettivo economico pari a 100 euro mensili, dando luogo a una ingiustificata sorta di caporalato istituzionalizzato. Inoltre, effettuari servizi armati e non, nei giorni feriali e ancor più festivi, non dà diritto ad alcun recupero, cosa che normalmente avviene per i colleghi più anziani. In aggiunta, i nostri VFI sono attualmente esclusi da molti istituti economici riconosciuti ad altri quali la tredicesima mensilità, il Fondo di Efficienza per i Servizi Istituzionali (Fesi) per i servizi resi dal personale delle Forze Armate nell’anno precedente a quello di riferimento, il Compenso Forfettario di Impiego (Cfi) e il Compenso Forfettario di Guardia (Cfg). Di che cifre parliamo? Di importi che, se correttamente corrisposti loro, ammonterebbero a qualche migliaia di euro annui, tali quantomeno da migliorarne la precaria condizione economica e rendere più appetibile la loro posizione lavorativa”.
IL NODO DELLA NUOVA ASSICURAZIONE SOCIALE PER L’IMPIEGO
‘Inoltre- prosegue-, all’atto del congedamento per il mancato superamento dei concorsi per il transito in servizio permanente non percepiscono la Nuova Assicurazione Sociale per l’Impiego (NASpI), cioè l’indennità mensile di disoccupazione per lavoratori con rapporto di lavoro subordinato, erogata in relazione a eventi di disoccupazione involontaria a partire dal 1° maggio 2015. Nei tre anni di ferma e durante l’eventuale successiva rafferma di pari durata, viene poi fatto davvero poco per favorire la formazione dei nostri giovani militari e per favorire l’inserimento successivo nel mondo del lavoro a favore di quelli che non riusciranno a transitare in servizio permanente. In particolare, non gli viene neppure riconosciuto il diritto ad elevarsi culturalmente, pari a 150 ore annue per studio, previste per tutte le altre categorie, invece riconosciute ai loro colleghi vincitori di concorso nelle Forze dell’Ordine. Il S.U.M. – Sindacato Unico dei Militari – andando in giro per le varie Caserme d’Italia, ha potuto raccogliere le loro voci- racconta il presidente- e il loro generale malcontento, a fronte di un elevato attaccamento alle Istituzioni, sintetizzabile nel loro attuale e più comune impiego in ‘scopa e paletta’, ovvero in tutte quelle attività di manovalanza pura finalizzate esclusivamente al mantenimento in efficienza delle infrastrutture, sempre più vetuste e affette da una cronica carenza di fondi al punto da dover impiegare le risorse più giovani in un estremo tentativo di mantenerle, quantomeno, in condizioni di sicurezza e di minimo decoro. Ecco perché, in definitiva, in centinaia preferiscono partecipare ai concorsi nelle altre Forze dell’Ordine e sono poi costretti, a malincuore, a lasciare le Forze Armate, causando un danno per le stesse che, così facendo, hanno perso non solamente in professionalità ma anche nella tanto ricercata continuità’.
IL S.U.M. PROPENDE NETTAMENTE PER GLI INCENTIVI ECONOMICI E FORMATIVI
Allora, se le differenze tra i vari Paesi sono abissali, gli organici bassi e i giovani volontari sono precari, che si fa? Leva obbligatoria (meno costosa, ma più vintage) o incentivi per migliorare le condizioni di vita dei giovani militari? Il S.U.M. – Sindacato Unico dei Militari propende nettamente per gli ‘incentivi economici e formativi: stipendi più alti e in linea con il costo reale della vita (oggi un soldato semplice prende circa 1.300 euro netti) e riconoscimento di tutti gli istituti economici e giuridici previsti per le altre categorie di personale e, in generale, per il comparto pubblico, ridando così dignità alla figura del soldato. Si tratta di provvedimenti che sono realizzabili grazie all’incremento al 2% del Pil destinato alle spese per il comparto Difesa. Chiediamo, quindi, al Presidente del Consiglio– l’appello del colonnello Arabia- di non firmare contratti triennali con aumenti risibili, già peraltro finanziati fino al 2030, senza alcun confronto con le Associazioni professionali a carattere sindacale tra militari’.
ARABIA DICE NO “PROVVEDIMENTI SOLAMENTE DI FACCIATA”
Arabia parla anche di necessario incremento della ‘formazione tecnica riconosciuta e certificata (cyber-difesa, logistica, sicurezza e ingegneria), con priorità di assunzione nel settore pubblico dello Stato agli ex-militari in congedo per fine della ferma, o di opportunità di transito nel settore delle Industrie della Difesa. Ma per fare tutto questo bisogna riscrivere una nuova legge riguardante lo status giuridico dei volontari in ferma temporanea, superando le logiche della prima professionalizzazione delle Forze Armate che risalgono a oltre 20 anni fa e dare dignità alla figura del soldato, per renderlo appetibile alle nuove generazioni. Non ci si può accontentare, come è stato fatto per anni e come stanno continuando a fare, in una nuova veste, chi ha rappresentato le varie categorie nel passato, promuovendo provvedimenti solamente di facciata, come nel caso del cambio di denominazione dei gradi che nessun beneficio reale ha portato per le categorie coinvolte. Noi abbiamo sposato in pieno la proposta d’iniziativa popolare presentata da un comitato promotore– ricorda Arabia- volta a superare quanto sancito dalla Legge 119/2022 e a creare norme più moderne e più eque, ascoltando con interesse l’audizione del Generale Luciano Portolano, attuale Capo di Stato Maggiore della Difesa, alla Camera, specialmente sulla parte riguardante il personale militare’. Insomma, senza risolvere queste ‘crepe’ alla base delle Forze Armate italiane, i numeri non arriveranno. D’altronde, ribadisce il sindacato, non è pensabile aderire alla “Difesa Comune Europea” con “scopa e paletta”.




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