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Brescia torna in piazza della Loggia e ricorda le 8 vittime della strage fascista

piazza della loggia
A Brescia anche un percorso della memoria fatto da 30 'pietre d'inciampo', ognuna delle quali va a ricordare una vittima degli anni di piombo
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BRESCIA – “Noi siamo testimoni non perché c’eravamo ma perché ci saremo sempre”. Quarantasette anni dopo, il 28 maggio in Piazza della Loggia. Quarantasette anni senza Giulietta Banzi Bazoli, Livia Bottardi in Milani, Alberto e Clementina Trebeschi, Euplo Natali, Luigi Pinto, Bartolomeo Talenti e Vittorio Zambarda, le otto vittime dell’eccidio. Quarantasette anni a menzionare la data che più resta incisa nell’animo della Leonessa d’Italia, come una cicatrice da guardare e riguardare, commemorando chi non c’è più, ricordando quegli anni bui, ma al contempo illuminando la stoffa di una città coesa, unica città industriale del nord che, come afferma il sindaco Emilio Del Bono nel corso del proprio discorso nel salone Vanvitelliano, “non ha mai visto la costituzione di un nucleo delle Brigate rosse”.

Era il 28 maggio del 1974, e Piazza della Loggia, alle ore 10.12, diventò il teatro dell’orrore di quella che a tutti gli effetti fu una delle stragi più ‘tristemente famose’ dell’Italia repubblicana: una bomba in un cestino, una registrazione di un intervento sindacale interrotto dal boato, seguito dallo sgomento. Da allora, alle ore 10.12 ogni 28 maggio cala il silenzio sulla piazza e sull’intera città, testimonianza tangibile di una cittadina piegata ma mai doma. Ecco perché l’unità bresciana è stata e continua ad essere “non retorica e neanche banale” afferma il sindaco Del Bono, mutuandosi piuttosto in consapevolezza. Una coscienza che portò la comunità bresciana a intuire il rischio di deragliamento della democrazia. Un nemico che, come dice Del Bono, “minava la democrazia con rigurgiti fascisti, la strategia della tensione, l’infedeltà degli uomini delle istituzioni”.

Tanti giovani davanti a quelle quattro mura aperte che ormai sono vera e propria cripta in cui vive la memoria, colori che per un attimo fanno dimenticare quelle immagini in bianco e nero così lugubri. Si inizia con la processione delle tante delegazioni che depongono le corone di fiori sotto quel porticato dove esplose l’ordigno, si prosegue col percorso della memoria fatto da 30 ‘pietre d’inciampo’, ognuna delle quali va a ricordare una vittima degli anni di piombo: ora anche Brescia ha il suo ‘Memoriale per le vittime del terrorismo’, a cui si accede salendo in cima alla città, con un belvedere da non far certo invidia a Firenze. La ministra della Giustizia Marta Cartabia, collegata da Roma, citando il filosofo francese Paul Ricoeur, spiega che i Greci avevano due termini per definire la memoria, ‘mneme’ e ‘anamnesis’, ossia ‘avere un ricordo’ o ‘mettersi alla ricerca di esso’. E a Brescia ormai il ricordo non c’è neanche bisogno di cercarlo più, perché è come un appunto indelebile nelle coscienze di tutti i cittadini. Non a caso, è l’unica strage di cui si conosce un mandante (grazie alla condanna in appello del neofascista di Ordine nuovo Carlo Maria Maggi). Tutto grazie a una memoria “mite, che riconcilia senza ignorare i fatti”, come afferma la ministra, ma soprattutto che “ricorda senza inchiodare l’esistenza a un passato che non torna, per spalancare così l’orizzonte a una fecondità di significato e di ricostruzione”. 

CARTABIA: “SENTENZA BRESCIA IMPORTANTE ANCHE PER BOLOGNA

La sentenza definitiva sulla strage di piazza della Loggia è importante anche per il contributo che potrà dare nell’ambito di altri processi tuttora aperti. Per questo, la sentenza per l’attentato di Brescia è stata richiesta dalla Procura generale di Bologna- insieme ad altre- nell’ambito del nuovo processo per la strage alla stazione del 2 agosto 1980, che ha provocato 85 morti, 200 feriti: il peggior attacco in tempo di pace”. Lo afferma il ministro della Giustizia, Marta Cartabia, nel corso del proprio intervento in streaming in occasione della 47esima commemorazione della strage di Piazza della Loggia, che il 28 maggio del 1974 provocò otto morti, uccisi da un ordigno durante un comizio sindacale. Oggi possiamo dire che quella Costituzione, invocata fino a pochi secondi prima dell’esplosione, ha prevalso su tutto”, afferma. “Ha prevalso sulla violenza, ha prevalso sui disegni eversivi, ha prevalso sui depistaggi e tradimenti anche di uomini dello Stato”. Cartabia rende così onore alla pazienza dei bresciani. “Nel 2017, troppi anni dopo quel 28 maggio 1974, la giustizia è riuscita ad individuare i colpevoli. La democrazia è stata paziente, resiliente”. 

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