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Da lunedì Friuli Venezia Giulia, Molise e Sardegna passano in zona bianca

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Il ministro della Salute, Roberto Speranza firmerà in giornata una nuova ordinanza che andrà in vigore a partire dal 31 maggio
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ROMA – Friuli Venezia Giulia, Molise e Sardegna passano in area bianca. Tutte le altre regioni e province autonome sono in area gialla. Il ministro della Salute, Roberto Speranza, sulla base dei dati e delle indicazioni della cabina di regia, firmerà in giornata una nuova ordinanza che andrà in vigore a partire dal 31 maggio.

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REZZA: “TRASMISSIONE DEL VIRUS IN DECLINO”

“Pur nella cautela sempre mantenuta dobbiamo riconoscere che la situazione epidemiologica sta decisamente migliorando. 0,72 di Rt è un dato chiaro: ci dice che la trasmissione è in declino e scende molto più velocemente dell’inizio, stiamo raggiungendo i 50 casi su 100mila e quindi torniamo al tracciamento sistematico”. Così Gianni Rezza, direttore della prevenzione del ministero della Salute, commenta i dati settimanali della cabina di regia sul monitoraggio dell’epidemia da Covid-19. “La vaccinazione sta dando i suoi frutti – prosegue Rezza – e stiamo vaccinando per proteggere e abbattere il carico di malattia grave, decongestionando i posti di area medica e terapia intensiva. Allo stesso tempo stiamo cominciando a vedere un effetto, forse iniziale, sulla riduzione della trasmissione, ma per vederne uno più forte dovremmo vaccinare strati di popolazione giovanile, sempre dopo aver messo in sicurezza gli anziani e i fragili. Dal prossimo mese arriveranno più vaccini e potremmo vaccinare le persone che più trasmettono l’infezione, la classe di età dai 20 ai 40 anni: i dati inglesi hanno dimostrato che i vaccini a Rna e a vettore virale sono in grado di ridurre la trasmissione, avvicinandoci all’immunità di comunità”.

L’idea però di un’immunità di gregge o di comunità sarà solo sfiorata, spiega Rezza, perché “non è pensabile perché il virus diventerà endemico e circolano già ora diverse varianti, tra cui l’inglese che è più infettiva ma anche la brasiliana che sta crescendo. C’è quindi una circolazione a bassa intensità della variante indiana e di quella nigeriana, che si mantiene al di sotto dell’1%. La variante indiana, sulla base degli studi inglesi, mostra una trasmissibilità più elevata rispetto a quella inglese ma non sembra diminuire l’efficacia dei vaccini disponibili, sempre sulla base dei dati che vengono da Londra – specifica il dirigente – La variante invece che forse può avere una riduzione dell’effetto dei vaccini è quella sudafricana, che circola poco fortunatamente. Continuare a vaccinare con lo schema vaccinale a due dosi è l’azione migliore da fare, se possibile accelerare, anche se siamo ad un ritmo molto buono”.

“Più andiamo avanti con il corso dell’epidemia e più si imparano cose, tra le quali riconoscere i segnali di una ripresa dell’epidemia. Sono aumentati anche gli organici per il tracciamento nelle aziende sanitarie ma sta aumentando anche lo sforzo della campagna vaccinale. Serve però mantenere un pieno regime del tracciamento sistematico. C’è sicuramente una certa fatica degli operatori sanitari, è comprensibile, ma è bene che gli sforzi si raddoppino per evitare che il tracciamento si inceppi come avvenuto la scorsa estate. La cosa migliore è vivere alla giornata, vedere passo passo cosa accade, siamo relativamente ottimisti, abbiamo di fronte la stagione estiva ma con i virus nuovi non si possono fare previsioni. Abbiamo visto però che durante la stagione estiva i virus respiratori tendono a ridursi perché facciamo più vita all’aperto. Aumentando anche la proporzione delle persone che si vaccinano e immunizzando i giovani, dovremmo dare una botta maggiore a questo virus e affrontare l’autunno in modo migliore rispetto allo scorso anno. Abbiamo poi una parte della popolazione che ha fatto la malattia, una parte ampia che sarà vaccinata e dobbiamo sperare che i Paesi a basso reddito riescano a vaccinare. Abbiamo visto quello che è successo in Africa, Brasile e India, dobbiamo quindi fare in modo che ci siano i vaccini per evitare lo sviluppo delle varianti”.

BRUSAFERRO: “IN ITALIA IL VIRUS RALLENTA PIÙ CHE IN ALTRI PAESI”

“L’Italia, nella mappa europea, è avanti nella decrescita rispetto ad altri Paesi: sul nostro territorio c’è un’incidenza a 14 giorni molto più bassa. Il trend, in tutte le Regioni italiane, lo conferma: nella valutazione fatta ieri sera, con il flusso del ministero della Salute, l’incidenza è a 47 casi per 100mila abitanti rispetto a 66 della settimana precedente. Ci sono ancora Regioni che sfiorano quota 80 casi per 100mila abitanti per sette giorni ma complessivamente tutte sono in calo”. Parole anche questa settimana rassicuranti quelle di Silvio Brusaferro, presidente dell’Istituto superiore di Sanità e coordinatore del Comitato tecnico scientifico, che illustra i dati della cabina di regia sul monitoraggio dell’epidemia da Covid-19. “Decresce ancora di più l’età mediana di chi contrae l’infezione – spiega il presidente Iss – 39 anni questa settimana e stessa cosa per chi viene ricoverato, che oggi è a 60 anni. Questo vuol dire che la campagna vaccinale sta dando i suoi frutti ma anche che è opportuno che le persone più giovani si vaccinino. La decrescita dei casi, tuttavia, è omogenea in ogni fascia di età, ma chiaramente più marcata per chi ha dai 60 anni in su – aggiunge.

“La variante inglese è ancora la prevalente, seppur in calo, ma dai dati della survey emerge che sono presenti anche altre varianti. È infatti la sesta flash survey, questa del 18 maggio, che ha sequenziato il virus su 1633 casi riscontrati: l’inglese è all’88%, la variante brasiliana al 7,3%, la sudafricana rimane stabile allo 0.3%; quella indiana circola con l’1% dei casi e allo 0,5 la variante nigeriana. Le varianti sono circolanti in tutto il territorio, ci sono focolai della variante indiana in alcune Regioni, così anche la nigeriana che è presente in alcune zone del centro Italia”. Lo ha detto Silvio Brusaferro, presidente dell’Istituto superiore di sanità e coordinatore del Cts, illustrando i dati della ricerca condotta in tutto il Paese sulla presenza delle diverse varianti del virus Covid-19. “Il limite dello studio – ricorda Brusaferro – è che analizza macro aree e pertanto le percentuali devono essere prese con molta cautela; la bassa numerosità può restituire delle stime più elevate, il dato va letto quindi nella sua interezza. La variante di fondo resta quella inglese, come ci dicono le analisi dei 116 laboratori regionali. La variante brasiliana, percentualmente, è cresciuta, mentre quella sudafricana è molto contenuta; quella indiana necessita di ampio e immediato tracciamento per consentire il suo contenimento. È molto importante raggiungere quanto prima la soglia dei 50 casi per 100mila abitanti in tutte le Regioni, proprio per intervenire tempestivamente sulla circolazione delle varianti, ed anche per consentire che le aperture di questi giorni avvengano nella massima sicurezza” conclude il presidente Iss.

Tra i dati che certificano l’andamento dell’epidemia, Brusaferro ricorda che “l’Rt è di 0,72 questa settimana e quasi tutte le Regioni sono sotto della soglia dell’1, l’epidemia quindi è in regressione. Questo coincide anche con la decrescita dei ricoveri in area medica – sottolinea – i ricoveri sono passati da 1689 a 1323 negli ultimi sette giorni. La proiezione dell’occupazione dei posti letto a 30 giorni mostra quindi un rischio molto contenuto o addirittura nessun rischio in alcuni casi”. Sul fronte delle vaccinazioni, Brusaferro ricorda che “l’immunizzazione tra gli over 80 ha superato la soglia del 90%, negli over 70 l’82% e negli over 60 il 60%. Al crescere della copertura vaccinale decresce l’ospedalizzazione e il tasso di mortalità, oltre che i casi, confermando che serve continuare alacremente con le somministrazioni – puntualizza il presidente dell’Istituto superiore di Sanità – Da un confronto con le Regioni e la cabina di regia di stamattina, emerge che tutte le Regioni hanno classificazione di rischio bassa e che ci porta a dire che l’incidenza ci consente di fare il tracciamento sistematico, ancora più importante in relazione alle varianti. Rispetto alla variante indiana e i dati inglesi, che segnalano nuovi casi ad essa legati, le prime contromisure sono mantenere alto il livello di sequenziamento e intercettare subito i casi. C’è poi un livello di relazioni internazionali su cui intervenire: c’è bisogno che ci siano continui contatti tra i Paesi e sapere costantemente quanto sta avvenendo in ognuno di essi. Bisogna poi essere consapevoli che sebbene il quadro stia migliorando la circolazione del virus c’è ancora, le varianti sono un fenomeno atteso e per questo bisogna mantenere basso il numero dei casi”, conclude Brusaferro.

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