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Le donne della Fca di Melfi tra i lavoratori più penalizzati dal lockdown

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Lo riferiscono il segretario generale della Uil Basilicata Vincenzo Tortorelli e Anna Carritiello componente segreteria (Politiche di Genere)
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POTENZA –  Cassaintegrati e donne della Fca di Melfi tra i piu’ penalizzati dal lockdown. Lo riferiscono il segretario generale della Uil Basilicata Vincenzo Tortorelli e Anna Carritiello componente segreteria (Politiche di Genere) sulla base di dati ricavati da uno studio dell’Ufficio coesione e territorio della Uil.

A parita’ di guadagni annui i cassintegrati e le molte donne che restano a casa per i figli vedono scendere il reddito piu’ degli autonomi. Una lavoratrice o un lavoratore dipendente Fca in congedo parentale di 30 giorni con retribuzione al 50% su base bimestrale e il restante congedo parentale a zero ore, durante il lockdown ha perso in salario da un minimo di 776 euro a un massimo di 1504 euro.

“I numeri – dicono i dirigenti della Uil – mostrano la realta’ delle donne con figli che, nelle settimane dell’isolamento a causa del coronavirus, sono quelle che, dal punto di vista economico e lavorativo, hanno perso di piu’. Specie se dipendenti”. In particolare le madri, che a fine anno perderanno quasi un quinto del salario netto, sono quelle piu’ a rischio anche per il posto di lavoro.

Ancora piu’ basso il calcolo per i genitori che lavorano come dipendenti se hanno chiesto 15 giorni lavorativi di congedo straordinario rinunciando per quei giorni alla meta’ dello stipendio. E la cifra scende ancora se sono stati usati anche i giorni di congedo senza stipendio.

“Servono, al piu’ presto servizi di conciliazione adeguati per le famiglie – affermano Tortorelli e Carritiello – e nel frattempo uno strumento destinato a entrambi i genitori che copra tutto il periodo in cui i bambini dovranno rimanere a casa e la cui indennita’ sia pari almeno all’80 per cento della retribuzione”. 

Le notizie del sito Dire sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte «Agenzia DiRE» e l’indirizzo «www.dire.it»

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