VIDEO | In Somalia è lotta alle mutilazioni genitali femminili, il ministro Haji: “Presto una legge”

Nel mondo sono 200 milioni le donne, adulte e minori, che patiscono questa tortura ogni anno
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ROMA – “La Costituzione della Somalia non consente le mutilazioni genitali femminili. Noi stiamo cercando di seguire le tappe istituzionali per applicare la Costituzione e approvare i relativi emendamenti”. Così alla ‘Dire’ Hassan Haji, ministro della Giustizia della Somalia.

Il dirigente in questi giorni è a Roma per partecipare al summit Onu ‘Peaceful, Just and Inclusive Societies: Sdg16 Implementation and the Path Towards Leaving No One Behind’, che si concluderà domani alla Farnesina. L’appuntamento, a cui hanno aderito delegazioni da tutto il mondo, è volto a elaborare proposte per rielaborare e implementare il 16esimo punto dell’Agenda Onu di sviluppo sostenibile: Pace, giustizia e istituzioni solide.

“Abbiamo deciso di venire a Roma perché siamo convinti dell’importanza di promuovere una società pacifica, giusta e inclusiva, nello spirito del 16esimo punto dell’Agenda di Sviluppo” ha detto il ministro, che ha aggiunto: “Come sapete, la Somalia ha attraversato una lunga guerra civile. La riforma della giustizia e della sicurezza sono le nostre priorità, per il bene dei nostri cittadini“.

Tra le varie sfide a cui il Paese del Corno d’Africa deve rispondere c’è anche quello delle Mutilazioni genitali femminili (Mgf), che nel mondo colpiscono, secondo dati raccolti dalle Nazioni Unite, 200 milioni di minori e donne adulte ogni anno, con gravi ricadute sulla salute.

In Somalia esiste un disegno di legge per perseguire chi le commette, ma il parlamento fatica ad approvarlo. Perché? “Le mutilazioni sono praticate in Somalia e fanno parte della cultura – risponde Haji – ma di recente persino gli ulema (i sapienti musulmani, ndr), i leader tradizionali e vari organismi della società civile le hanno condannate. Per questo stiamo cercando di fornire al sistema giudiziario gli strumenti affinché tale pratica sia ridotta e infine eliminata”. Esiste quindi la volontà di criminalizzare questo fenomeno? “E’ quello che stiamo cercando di fare, perché causa molti problemi alle donne, alle madri. Stiamo cercando di implementare leggi efficaci, così come un sistema giudiziario efficace” risponde il ministro. L’impegno rientra nel 16esimo punto dell’Agenda Onu e in quest’ottica, dice Haji, “Mogadiscio ha elaborato diverse strategie per riformare i settori di giustizia e sicurezza, che sono state poi inserite sia nel Piano di sviluppo nazionale che in una apposita road map”.

La Somalia, che sta affrontando una difficile transizione politica dopo oltre 20 anni di guerra civile, sotto la minaccia costante della guerriglia e degli attentati del gruppo islamista Al-Shabaab, intende “rivedere tutta la catena del sistema, dalla riorganizzazione della polizia a quella dei tribunali”. L’obiettivo, dice il ministro, è “l’accesso alla giustizia, che vogliamo garantire a tutti i cittadini, parte dai commissariati di polizia”. Previsti quindi corsi di formazione per giudici, procuratori, ufficiali e agenti di polizia, annuncia Haji: “Bisogna rendere la loro azione il più affidabile ed efficace possibile”.

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28 Maggio 2019
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