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Strage di Bologna, l’ex estremista di destra Bellini indagato per concorso

Disposta anche una perizia per stabilire se è lui a comparire in un filmato Super 8 girato nel giorno della strage
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BOLOGNA – L’ex estremista di destra Paolo Bellini verrà indagato dalla Procura generale bolognese per concorso nella strage del 2 agosto 1980 alla stazione di Bologna.

Il gip Francesca Zavaglia ha infatti accolto la richiesta, presentata dalla stessa Procura generale che sta indagando sui mandanti dell’attentato, di revocare il proscioglimento per la strage disposto nei suoi confronti nell’aprile del 1992.

Tra le altre cose, i magistrati sono stati autorizzati a far eseguire una perizia antropometrica per accertare se sia Bellini la persona che compare in un filmato Super 8 girato in stazione il 2 agosto 1980.

IL SUPER 8, L’INTERCETTAZIONI, LA TRATTATIVA

Un video amatoriale Super 8 girato in stazione a Bologna da un turista svizzero il 2 agosto 1980, un’intercettazione ambientale in cui Carlo Maria Maggi dice di sapere che la strage di Bologna fu compiuta dai Nar e che un ‘aviere‘ partecipò all’attentato, e i rapporti con Sergio Picciafuoco che emergono dalla sentenza sulla trattativa Stato-mafia.

Sono questi gli elementi in base ai quali il gip di Bologna, Francesca Zavaglia, ha deciso di revocare il proscioglimento, disposto nell’aprile del 1992, nei confronti dell’ex estremista di destra Paolo Bellini, che ora sarà indagato dalla Procura generale bolognese per concorso nella strage del 2 agosto.

Il primo elemento esaminato dal giudice è il filmato girato in stazione il giorno dell’attentato, e “rielaborato- si legge nel provvedimento di revoca del proscioglimento- dalle persone offese con estrazione e ingrandimento di alcuni fotogrammi”, in cui compare una persona che potrebbe essere Bellini. Per stabilire se l’uomo ripreso dal turista sia proprio l’ex esponente di Avanguardia nazionale, spiega il legale di parte civile Andrea Speranzoni, “ora verrà disposta una consulenza antropometrica di analisi del filmato”.

Il video è stato ritenuto da Zavaglia un elemento meritevole di approfondimento in quanto, anche se è “preesistente alla pronuncia di cui si chiede la revoca e depositato nel fascicolo principale, non è stato preso in alcun modo in considerazione per giungere al proscioglimento di Bellini”.

Ora, ricorda però il giudice, “le nuove tecniche offrono la possibilità di estrarre immagini con carattere di nitidezza, possibilità di manovra e comparazione all’epoca non esistenti”, e per questo motivo il filmato può essere considerato a tutti gli effetti una nuova fonte di prova.

Diverso il discorso per quanto riguarda l’intercettazione ambientale nei confronti del leader veneto di Ordine nuovo Carlo Maria Maggi, condannato definitivamente come mandante della strage di piazza della Loggia a Brescia e scomparso lo scorso dicembre, e la sentenza sulla trattativa Stato-mafia. Questi due elementi, evidenzia Zavaglia, sono emersi dopo il proscioglimento di Bellini. Maggi, infatti, fu intercettato il 18 gennaio 1996 mentre diceva a un familiare di essere a conoscenza della riconducibilità della strage di Bologna al gruppo di Valerio Fioravanti, aggiungendo che all’attentato partecipò un ‘aviere’ che portò la bomba. Il sospetto è che l”aviere’ possa essere proprio Bellini, che all’epoca, ricorda Speranzoni, “aveva il brevetto di pilota di aerei”.

C’è, infine, il collegamento tra l’ex esponente di Avanguardia nazionale e Sergio Picciafuoco, ex criminale comune considerato vicino ai Nar, che il 2 agosto 1980 si trovava in stazione a Bologna e che fu prima condannato e poi assolto definitivamente dall’accusa di essere uno degli esecutori della strage (e che ha recentemente testimoniato nel processo per concorso nell’attentato a carico di Gilberto Cavallini). Nelle motivazioni della sentenza sulla trattativa Stato-mafia emerge che il 12 ottobre 1990 Bellini e Picciafuoco trascorsero la mattinata insieme a Reggio Emilia, città d’origine dello stesso Bellini. E l’ex estremista di destra, afferma Speranzoni, “è una figura centrale nella vicenda della trattativa”.

Sull’importanza di Bellini, arrestato nel 1999 e poi diventato collaboratore di giustizia, all’interno della vicenda della trattativa Stato-mafia si sofferma anche un altro legale di parte civile, Nicola Brigida. Parlando con i cronisti al termine dell’udienza, infatti, Brigida sottolinea che “colpisce il fatto che, mentre Bellini era sotto processo a Bologna per la strage e veniva prosciolto nel 1992, intavolava con i Carabinieri del Ros, il generale Mario Mori e il maresciallo Roberto Tempesta, la prima trattativa con Cosa nostra agganciando Nino Gioè (boss coinvolto nella strage di Capaci e morto in carcere nel 1993, ndr), con cui aveva condiviso un periodo di detenzione a Sciacca nel 1981, sotto le mentite spoglie di Roberto Da Silva”. Secondo il legale, quindi, il tema dei rapporti con Picciafuoco e quello legato alla trattativa vera e propria “devono essere assolutamente approfonditi e scandagliati per approfondire i collegamenti tra il 1980 e le stragi del 1992”.

 

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