Il lavoro in DIREtta – Le notizie dal territorio

lavoroIl mondo del lavoro e non solo. Ogni giorno in Italia il tema dello sviluppo economico, dei rapporti tra imprenditori e lavoratori assumono i contorni piu’ diversi.
Qui la ragione di ‘Lavoro in DIREtta’ lo speciale della Dire in collaborazione con i colleghi di Rassegna (www.rassegna.it).
Buona lettura (anche su www.dire.it).

PORTO DI ANCONA: FILT MARCHE, NON CONVINCONO RASSICURAZIONI SU RIFORMA DELRIO

Le rassicurazioni sul futuro del porto di Ancona e della sua Autorità Portuale non convincono il sindacato. “Il piano strategico nazionale della portualità e della logistica – spiega in una nota Maurizio Amadori, responsabile settore Porto-Mare della Filt Cgil Marche – prevede un modello di governance che individua in 8 autorità il sistema portuale (ADSP). Il porto di Ancona è inserito nella ‘ADSP nord adriatica’, insieme ai porti di Venezia,Trieste, Ravenna e Ancona. Tutte le funzioni che prima erano di competenza delle Autorità Portuali vengono assegnate a questa Super Autorità, svuotando di fatto competenze, ruoli, utilizzo di risorse, investimenti e rapporti con il sistema locale e il territorio, compreso il rapporto con gli enti locali che di fatto vengono esautorati”.

Secondo la Cgil, “le attuali Autorità Portuali diventano meri uffici periferici, svuotando di fatto professionalità e competenze. Da nostre informazioni, il piano del ministro Delrio dovrebbe andare in consiglio dei ministri il 4 giugno. In seguito, si avvierebbe l’iter per l’applicazione del piano con strumenti ancora non ben chiari, certamente senza passaggio parlamentare. Noi non siamo contro il cambiamento – spiega Amadori -; la riforma dei porti e’ necessaria come e’ necessario un adeguamento a quelli che sono gli sviluppi dell’economia marittima e portuale mondiale”. “Vogliamo ricordare – prosegue la nota – che il porto internazionale di Ancona è un porto multifunzionale dove hanno un ruolo fondamentale tutte le merci, dalle liquide alle rinfuse, i container e per quanto riguarda i passeggeri, il traffico traghettistico e le crociere. Per questo, siamo fortemente critici con il piano del Ministro Delrio, che da una parte svuota il ruolo delle Autorità Portuali e ne inibisce la possibilità di creare sviluppo e lavoro, anche togliendogli quella autonomia economico finanziaria che veniva chiesta da più parti, dall’altra non ha nessuna logica di sistema, nascondendo un ulteriore attacco al mondo del lavoro e svuotando completamente il rapporto con il territorio e con gli enti locali. Come sindacato, continueremo la mobilitazione iniziata con lo sciopero del 6 marzo, anche attraverso le iniziative per il rinnovo del contratto collettivo nazionale di lavoro”.

PALERMO: SINDACATI, PROSEGUE STATO DI AGITAZIONE DIPENDENTI PROVINCIA

“No all’eutanasia della Provincia”. “No al dissesto per legge”. Continua lo stato di agitazione dei 1200 dipendenti della Provincia di Palermo (più i 150 delle società partecipate), che questa mattina, in occasione della manifestazione indetta a livello regionale presso tutte le sedi delle Prefetture, hanno manifestato con un sit-in davanti alla sede della Prefettura di via Cavour, assieme alle segreterie provinciali di Fp Cgil, Cisl Fp, Uil Fp, Csa e al coordinamento delle Rsu della Provincia regionale di Palermo.

La seconda iniziativa dopo il presidio degli Enti locali di giovedì scorso, organizzato dai coordinamenti di tutte le Rsu siciliane.

“Intendiamo richiamare i cittadini sulle gravi conseguenze già evidenti e su quelle che a breve e a lunga scadenza subiranno le comunità locali a seguito della soppressione degli Enti. Dopo l’affossamento all’Ars della legge di riforma delle Province, con l’abrogazione dell’articolo 1, la nostra preoccupazione principale sono i finanziamenti che stanno venendo a mancare – hanno protestato questa mattina i dipendenti aderenti a tutte le sigle sindacali -. I prelievi forzosi imposti dalla Legge di stabilità 2015, che sottrarrà alle Province un miliardo solo per quest’anno e una cifra doppia nei prossimi due anni, e l’inerzia del governo regionale in merito al decollo della riforma, determineranno il probabile dissesto degli enti. Non solo la Provincia non sarà in grado di erogare i suoi servizi e nel caos normativo non saprà più quali servizi svolgere. Ma già adesso edilizia scolastica, strade provinciali, ambiente e servizi per i disabili sono a rischio così come presto lo saranno i nostri stipendi”.

SICILIA: SLC E CGIL, PER LA CRISI TEATRI LOTTA AGLI SPRECHI E RIFORMA

La crisi dei teatri va affrontata attraverso la “lotta agli sprechi, alle consulenze e anche agli eccessivi compensi degli amministratori, ma anche e soprattutto con una riforma organica fatta di interventi in buona parte a costo zero, di medio e lungo periodo”. Lo sostengono la Cgil e la Slc siciliane che chiedono alla Regione di intervenire decisamente per favorire il risanamento e il rilancio dei teatri uscendo “sia dalla logica dei tagli, che ha caratterizzato anche l’ultima finanziaria regionale con la diminuzione delle risorse destinate alla produzione culturale – sostengono Ferruccio Donato (Cgil) e Marcello Cardella (Slc)- che da quella che ha imperversato per decenni e che ha visto sul settore eccessive ingerenze della politica che hanno utilizzato gli enti culturali anche a fini clientelari”. Per Cgil e Slc una riforma organica deve basarsi su alcuni cardini: i finanziamenti su base triennale per consentire alle istituzioni culturali la programmazione annuale degli eventi; gli incentivi a una collaborazione virtuosa tra teatri; l’utilizzo razionale da parte delle istituzioni dei teatri di pietra; l’immissione nei circuiti delle produzioni dei teatri siciliani e la promozione di accordi con tour operator e compagnie aeree per prevedere l’offerta anche di rappresentazioni teatrali nei pacchetti turistici; l’utilizzo delle potenzialità offerte dalla digitalizzazione dei servizi e dalla rete con la creazione, ad esempio, di un portale dei teatri siciliani. “E’ ora- sottolineano Donato e Cardella – che si realizzi anche un intervento di sistema integrando le politiche culturali con quelle del turismo e dei beni culturali. Ma senza una riforma organica non si va da nessuna parte, invece è ora che la politica – concludono – torni a considerare la cultura come una risorsa strategica per lo sviluppo economico della regione”.

TESSILI VARI: RINNOVO DEL CONTRATTO PER 20 MILA LAVORATORI

Dopo oltre due anni, anche i 20.000 lavoratori tessili vari, torcitura e filatura serica hanno il rinnovo del contratto di lavoro. L’intesa è stata raggiunta ieri, 27 maggio, a Milano tra Smi-Confindustria e i sindacati Filctem-Cgil, Femca-Cisl, Uiltec-Uil. Ai lavoratori tessili vari è stata estesa l’applicazione del contratto tessili-abbigliamento industria 1 aprile 2013 – 31 marzo 2016 e rende immediata l’applicazione della disciplina normativa prevista dal contratto nazionale sottoscritto con Smi il 4 febbraio 2014. La parte economica prevede un aumento medio complessivo di 118 euro mensili (per il 4° livello) e articolato in 4 tranche: luglio 2015, 26 euro; gennaio 2016, 26 euro; maggio 2016, 46 euro; gennaio 2017, 20 euro. Prevista una “una tantum” di 250 euro a copertura del periodo di vacanza contrattuale, in due rate (luglio 2015 e novembre 2015). Il mancato rinnovo era dovuto soprattutto alla modificata rappresentanza Confindustriale nell’ambito della filiera del tessile abbigliamento. Il Ccnl Tessili Vari, è stato disdetto dalle organizzazioni sindacali è scaduto lo scorso 31 marzo del 2013. “Abbiamo ricevuto il 16 Aprile, direttamente da Confindustria, la comunicazione nella quale si dichiara che la Federazione Tessili Vari e del Cappello non è più parte del sistema confindustriale, con effetto 1°aprile 2015 si legge in un comunicato stampa della Filctem Cgil -. Nella stessa comunicazione, si precisa che l’unico soggetto di rappresentanza per tutta la filiera del tessile – abbigliamento, nell’ambito confederale è la Federazione, Sistema Moda Italia (Smi)”. “L’intesa – conclude il comunicato – rende immediata l’applicazione della disciplina normativa, prevista dal Ccnl sottoscritto con Smi il 4 Febbraio 2014 ed articola la parte economica in 4 trance, sviluppa lo stesso incremento economico e realizza, a regime, lo stesso montante salariale”.

LECCE: FLC CGIL, TRIBUNALE DÀ RAGIONE AI PRECARI

“Il Giudice del Tribunale di Lecce, a seguito dell’iniziativa legale della Flc Cgil di Lecce, patrocinata dallo studio legale degli avvocati Nicola e Raimondo Manno, ha riconosciuto ad alcuni docenti precari il diritto alla medesima progressione retributiva prevista per il personale docente con contratto a tempo indeterminato” è quanto riportato in un comunicato sindacale. “Il Tribunale di Lecce, in funzione di Giudice del Lavoro, ha accolto le istanze dei ricorrenti- continua la nota -. Ha condannato il ministero dell’Istruzione Università e Ricerca al pagamento delle differenze stipendiali maturate in ragione dell’anzianità di servizio e corrispondenti al trattamento stipendiale spettante a un docente con contratto a tempo indeterminato della stessa anzianità. L’iniziativa della Flc Cgil a favore del personale precario non si ferma qui”.

COOP ESTENSE, CGIL PUGLIA: GRAVE MOBILITÀ PER 147 LAVORATORI

“Non crediamo sia giusto né consono alla storia e alla mission sociale del colosso della cooperazione italiana, scaricare gli effetti della crisi dei consumi nella nostra regione sui lavoratori, su uomini e donne che mediamente percepiscono retribuzioni ben al di sotto dei mille euro. E che con quei salari devono spesso far quadrare tra enormi difficoltà i conti del bilancio familiare”. E’ quanto afferma Gianni Forte, segretario generale della Cgil Puglia, a proposito della procedura di mobilità aperta da Coop Estense per 147 unità nei punti vendita della Puglia e in quello di Matera in Basilicata. Una vertenza che non ha trovato fino ad ora sbocchi positivi nei tavoli di trattativa tra sindacati e azienda, “nonostante la disponibilità delle categorie ad accettare flessibilità contrattuali”. “La nostra regione – prosegue Forte – ha visto perdere dall’inizio della crisi circa 150 mila posti di lavoro. Altissimo il numero di crisi aziendali e di persone che fanno ricorso ad ammortizzatori sociali. Senza contare il lavoro povero e precario. Tutto questo ha portato a una crisi reddituale che si è abbattuta anche sui consumi. Ma ai problemi oggettivi che vive il commercio e la grande distribuzione crediamo si debba rispondere con misure diverse e non tagliando altri posti di lavoro”. Per il segretario generale della Cgil Puglia, “è difficilmente comprensibile come un colosso della cooperazione qual è quello che sta nascendo a seguito dell’unione tra Coop Estense, Coop Adriatica e Coop Nordest, con 4,9 miliardi di fatturato, non possa adottare misure alternative ai licenziamenti, esternalizzando e precarizzando il lavoro, quando anzi andrebbero sostenute l’occupazione e la crescita se si intendono rilanciare i consumi. In una regione, va ricordato, dove Legacoop ha investito tanto ma dalla quale ha anche ricevuto molto”.

“La speranza è che dal tavolo ministeriale del prossimo 4 giugno al quale sono stati convocati azienda e sindacati di categoria – conclude Forte – arrivino soluzioni che salvaguardino l’occupazione e i redditi, nel rispetto della dignità dei lavoratori ma anche di quei valori di solidarietà e mutualità che dovrebbero contraddistinguere chi opera nel settore della cooperazione”.

28 Maggio 2015
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