Il Papa in Egitto: “Rispetto incondizionato dei diritti inalienabili dell’uomo”

Quello in Egitto è il 18esimo viaggio apostolico internazionale per Bergoglio
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ROMA – E’ iniziata alle 14.13 la visita del Santo Padre in Egitto: è quella infatti l’ora in cui si è aperto lo sportellone dell’airbus dell’Alitalia che ha accompagnato Papa Francesco al Cairo, per il suo 18° viaggio apostolico internazionale. Il primo saluto al Pontefice è arrivato dal nunzio apostolico in Egitto monsigor Bruno Musarò. Poi, al momento di scendere a terra, il primo dono per Papa Francesco: un mazzo di fiori portati da due bambini. Ad attenderlo ai piedi dell’aereo un alto esponente del Governo egiziano e numerosi vescovi egiziani e membri della Chiesa copto-ortodossa. Tra i presenti anche il cardinale Naguib, l’unico porporato egiziano, il patriarca melkita Gregorios III Lahham, il patriarca copto cattolico, Ibrahim Sidrak, il cardinale Tauran che non ha viaggiato con il seguito papale.

Pastorale, ecumenico ed interreligioso: sono i tre motivi alla base del viaggio di Papa Francesco in Egitto, nel corso del quale sono in programma incontri con la comunità cattolica locale, con quella copto-ortodossa e con il mondo islamico rappresentato dal grande Imam di Al Azhar, al Tayyeb. Il programma adesso prevede una cerimonia di benvenuto al palazzo presidenziale a Heliopolis, la visita di cortesia al presidente Al Sisi cui seguirà quella al grande Imam di al-Azhar, al Tayyeb, e il discorso ai partecipanti alla Conferenza internazionale di pace. Cinque i discorsi del Pontefice previsti dal programma. Il Papa parlerà in italiano con traduzione simultanea in arabo garantita dal suo segretario personale, il sacerdote egiziano di rito copto, Yoannis Lahzi Gaid. Il Papa durante il volo ha detto ai giornalisti: “La gente vi segue e questo viaggio ha una aspettativa speciale. È un viaggio fatto su invito del presidente della Repubblica, Al Sisi, del Papa Tawadros II, patriarca di Alessandria dei copti, del patriarca dei copti cattolici e del grande imam di al-Azhar. In quattro mi hanno fatto l’invito. È un viaggio di unità e fratellanza”.

(www.agensir.it)

IL PAPA DA AL-SISI: COLLOQUIO E SCAMBIO DI DONI

Subito dopo il suo arrivo nell’aeroporto internazionale del Cairo – dove è stato accolto da una delegazione di egiziani copti e dal Primo ministro Sherif Ismail – Papa Francesco è stato condotto al palazzo presidenziale di Eliopoli dove ad attenderlo all’ingresso, il capo di Stato Abdel Fattah Al-Sisi, dove è in corso il colloquio privato prima della conferenza stampa. Secondo l’agenzia SIR, al consueto scambio di doni, Bergoglio omaggerà il Presidente Al-Sisi con una medaglia la cui incisione raffigura la scena evangelica della fuga in Egitto della Santa Famiglia. Sullo sfondo, il Nilo e le Piramidi. L’opera è stata realizzata dall’artista Daniela Longo. Il Pontefice quindi si recherà all’università di Al-Azhar, dove incontrerà il Grande Imam. A lui consegnerà un mosaico raffigurante il Foro Romano tratto da un dipinto ad olio del XIX secolo.

PAPA AD AUTORITÀ: AVETE RUOLO CENTRALE PER PACE REGIONALE

L’Egitto, “terra di antichissima e nobile civiltà”, che rappresenta molto “per la storia dell’umanità e per la Tradizione della Chiesa” occupa “un ruolo insostituibile nel Medio Oriente e nel contesto dei Paesi che cercano soluzioni a problemi acuti e complessi, i quali necessitano di essere affrontati ora, per evitare una deriva di violenza ancora più grave”. Così Papa Francesco ha salutato i membri del Governo e del Parlamento, in testa il Presidente Al-Sisi, nel suo discorso alle Autorità del Paese.

Sul punto il pontefice ha chiarito: “Mi riferisco a quella violenza cieca e disumana causata da diversi fattori: dal desiderio ottuso di potere, dal commercio di armi, dai gravi problemi sociali e dall’estremismo religioso che utilizza il Santo Nome di Dio per compiere inauditi massacri e ingiustizie”.

Una terra definita ospitale e generosa come testimoniano l’accoglienza data duemila anni fa alla Santa Famiglia e oggi a milioni di rifugiati provenienti da diversi Paesi, tra cui Sudan, Eritrea, Siria e Iraq. “Questo destino e questo compito dell’Egitto costituiscono anche il motivo che ha portato il popolo a sollecitare un Egitto dove non manchino a nessuno il pane, la libertà e la giustizia sociale”, ha detto Papa Francesco, riferendosi alla rivoluzione del 2011. Un obiettivo possibile “se tutti insieme avranno la volontà di trasformare le parole in azioni, le valide aspirazioni in impegno, le leggi scritte in legge applicate, valorizzando la genialità innata di questo popolo”.

Per il Papa “il compito singolare” dell’Egitto è “rafforzare e consolidare anche la pace regionale, pur essendo, sul proprio suolo, ferito da violenze cieche. Tali violenze fanno soffrire ingiustamente tante famiglie – alcune delle quali sono qui presenti – che piangono i loro figli e figlie”. Il pensiero del Papa è andato a tutte le persone che, negli ultimi anni, “hanno dato la vita per salvaguardare la loro Patria: i giovani, i membri delle forze armate e della polizia, i cittadini copti e tutti gli ignoti caduti a causa di diverse azioni terroristiche. Penso anche alle uccisioni e alle minacce che hanno determinato un esodo di cristiani dal Sinai settentrionale. Penso altresì a coloro che sono stati colpiti negli attentati alle chiese copte, sia nel dicembre scorso sia più recentemente a Tanta e ad Alessandria. Ai loro familiari e a tutto l’Egitto vanno il mio più sentito cordoglio e la mia preghiera al Signore affinché dia pronta guarigione ai feriti”.

Il Pontefice ha incoraggiato “l’audacia degli sforzi per la realizzazione di numerosi progetti nazionali, come anche le tante iniziative che sono state prese in favore della pace nel Paese e al di fuori di esso” e ricordato che “lo sviluppo, la prosperità e la pace sono beni irrinunciabili che meritano ogni sacrificio”. Si tratta, ha rimarcato, di obiettivi che richiedono “lavoro serio, impegno convinto, metodologia adeguata e, soprattutto, rispetto incondizionato dei diritti inalienabili dell’uomo”. Tra questi “l’uguaglianza tra tutti i cittadini, la libertà religiosa e di espressione, senza distinzione alcuna. Obiettivi che esigono una speciale attenzione al ruolo della donna, dei giovani, dei più poveri e dei malati”.

“Lo sviluppo vero- ha spiegato il Papa- si misura dalla sollecitudine che si dedica all’uomo, alla sua educazione, alla sua salute e alla sua dignità. Infatti la grandezza di qualsiasi nazione si rivela nella cura che essa dedica realmente ai più deboli della società: le donne, i bambini, gli anziani, i malati, i disabili, le minoranze, affinché nessuna persona e nessun gruppo sociale rimangano esclusi o lasciati ai margini”.

 

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