domenica 9 Agosto 2026

Domenico morto per il trapianto sbagliato, la famiglia chiede 3 milioni di euro al Monaldi

L'ospedale, a cui la richiesta è stata inviata tramite Pec 20 giorni fa, non ha ancora risposto

ROMA – Tre milioni di euro: la famiglia del piccolo Domenico Caliendo, il bimbo di 2 anni e mezzo morto a Napoli dopo aver avuto un trapianto sbagliato (il 23 dicembre gli è stato impiantato un cuore che non era stato trasportato con le modalità giuste e che, a causa del ghiaccio secco, si era come ‘bruciato’). Lo ha fatto sapere l’avvocato Francesco Petruzzi, che assiste la famiglia, in una lettera aperta, dicendo che però al momento “l’ospedale non ha risposto“. Eppure dalla richiesta sono passati circa 20 giorni. La proposta era di comporre la vicenda in sede stragiudiziale, trovando un accordo ed evitando così alla famiglia Calinedo Mercolino il processo civile oltre a quello penale.

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“Abbiamo chiesto un risarcimento 3 milioni, ma il punto non è tanto la richiesta. Il problema è che non hanno risposto. Abbiamo inviato la pec circa 20 giorni fa, due giorni dopo i funerali con una messa in mora di due settimane per rispondere. Decorso infruttuosamente il termine, abbiamo inviato un’altra pec per chiedere un incontro. Ma è trascorsa un’altra settimana senza avere alcuna risposta. Ci hanno contattati, invece, per piantare un alberello nel cortile dell’ospedale”.

Si trattava, spiega l’avvocato Petruzzi, di una “proposta di dialogo, non una dichiarazione di guerra. Un invito a sedersi attorno a un tavolo, nel rispetto della dignità delle parti, per trovare una soluzione che consentisse alla famiglia di voltare pagina senza dover affrontare anni di contenzioso civile”. Quanto al risarcimento, se qualcuno avesse da ridire, si tratta di “un diritto autonomo, riconosciuto dalla legge, che spetta alla famiglia indipendentemente dall’esito del procedimento penale”, e che per le vittime di gravi errori medici prevede il risarcimento del “danno non patrimoniale subìto: il danno biologico, il danno morale, il danno da perdita del rapporto parentale”.

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