A Roma torna a splendere la chiesa del Piranesi, grazie all’Ordine di Malta

Fra' Critien (Sovrano Consiglio): "L'arte trasmette i valori"
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ROMA – Valorizzare il proprio patrimonio artistico e culturale per il Sovrano Ordine di Malta non è solo un impegno, ma anche una missione, con cui comunicare i suoi 900 anni di attività al servizio di chi ha bisogno. In quest’ottica è stato portato a termine il restauro della chiesa di Santa Maria in Aventino, presso la Villa magistrale del Gran priorato a Roma. Un luogo che solo lo scorso anno ha registrato 7.200 visitatori.

“In 900 anni di vita dell’Ordine il patrimonio storico artistico è vasto, ma il nostro gioiello è la chiesa di Santa Maria in Aventino, quella che noi chiamiamo ‘la Chiesa madre dell’Ordine'” spiega alla ‘Dire’ fra’ John Critien, membro del Sovrano consiglio e conservatore delle collezioni d’arte. Fra’ Critien evidenzia che questo capolavoro del Settecento “ben riflette la secolare presenza dell’Ordine a Roma da circa 800 anni”.

L’intervento di restauro, iniziato nel 2017 e terminato nella primavera 2019, ha goduto del sostegno della Fondazione Roma, ricorda ancora fra’ Critien: “Una fortuna, dal momento che la Fondazione è sempre sensibile alla conservazione del patrimonio artistico italiano”. 

LA STORIA DELLA CHIESA CINQUECENTESCA

La chiesa cinquecentesca di Santa Maria in Aventino fu interessata nella seconda metà del XVIII secolo da un profondo intervento di rinnovamento ad opera dell’architetto veneziano Giovan Battista Piranesi che ripensò la struttura, inserendo elementi tipici dell’arte barocca e neoclassica di quel tempo. Piranesi volle creare una camera funeraria in onore di Gran priori e Gran maestri attraverso un’iconografia propria al mondo egizio, etrusco e romano. Ma attraverso raffinati stucchi, ancora oggi, racconta al visitatore anche la storia e i valori dell’Ordine. 

IL RESTAURO

A Roma, alla presenza di rappresentanti del ministero dei Beni e delle attività culturali e di Roma Capitale, è stata inaugurata la Chiesa così restaurata, un intervento che ora permette di godere appieno dell’opera unica di Piranesi. A compierlo “restauratori e maestranze tutte italiane” sottolinea Giorgio Ferreri, l’architetto responsabile dei lavori.

“La parte più sorprendente e impegnativa è stata riscoprire sotto la patina del tempo la cromia originale, così come Piranesi l’aveva pensata” aggiunge l’esperto in un’intervista alla ‘Dire’, spiegando che ora il visitatore può godere appieno “della tridimidensionalità del disegno concepito da Piranesi”.

A prevalere, prosegue Ferreri, sono il bianco e il giallo ocra, a cui si aggiungono le ombre create dagli stucchi, che conferiscono all’insieme eleganza, solennità ed estro. L’arte si fa strumento per trasmettere i valori umanitaristici dell’Ordine di Malta, torna a evidenziare fra’ Critien. Che cita gli affeschi di Mattia Preti nella chiesa di San Giovanni sull’isola di Malta – su cui l’Ordine governò alla fine del XVIII secolo – “che ben rappresentano lo scopo dell’Ordine, ossia l’assistenza data ai malati, ma anche i tanti santi e beati dell’Ordine attraverso i secoli”.

Oggi nel mondo, grazie a 13.500 membri e 80mila volontari, l’Ordine realizza progetti a carattere umanitario in 120 Paesi. I suoi 42mila medici e infermieri operano anche in contesti difficili o di conflitto armato. A Roma, proprio per permettere al pubblico di conoscere la realtà dei Cavalieri di Malta, il complesso della Villa magistrale all’Aventino è aperto ai visitatori su prenotazione ogni venerdì e un sabato al mese. Aderisce inoltre alle Giornate del Fai, il Fondo ambiente italiano, mentre sono in essere accordi con università e scuole per permettere anche agli studenti di godere della bellezza della chiesa, del palazzo del Gran priorato e dei giardini.

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28 Marzo 2019
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