Pedemontana, urla e striscioni in Consiglio regionale Veneto

Un gruppo di agricoltori-ambientalisti dell'area interessata dal cantiere hanno aspettato i consiglieri regionali all'uscita della seduta per inveire contro di loro
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ROMA – Striscioni, urla e qualche spinta, oggi a palazzo Ferro Fini, dove il Consiglio regionale veneto sta discutendo l’istituzione dell’addizionale Irpef che il governatore Luca Zaia ha individuato come unica via per arrivare al completamento della superstrada Pedemontana. Un gruppo di agricoltori delle aree venete interessate dal cantiere ha infatti osservato la prima parte della discussione, che si è tenuta in mattinata, per poi sferrare un attacco non appena la seduta è stata interrotta per la pausa pranzo. I contestatori hanno atteso che i consiglieri regionali uscissero dall’aula per poi aggredirli verbalmente accusandoli di “rovinare il Veneto“, con opere “che hanno costi inestimabili dal punto di vista ambientale”. L’atmosfera si è velocemente riscaldata, con i contestatori che chiedevano a gran voce “dov’è oggi il vostro capo Zaia“, sottolineando così che il governatore del Veneto non è presente in aula, e alcuni esponenti di maggioranza, Stefano Valdegamberi (gruppo misto) su tutti, che hanno risposto alzando la voce e invitando gli agricoltori a “trovarsi un altro lavoro” se quello che hanno è sorpassato e non dà da vivere, perché “non possiamo mica tornare nel medioevo“.

Per calmare la situazione c’è voluto l’intervento della sicurezza, che ha gentilmente invitato a uscire la folla, una decina di persone in tutto, mentre il presidente del Consiglio regionale, Roberto Ciambetti, invitava a mantenere dei toni più pacati. I manifestanti sono quindi usciti applaudendo in modo provocatorio, ma non prima di aver chiamato a loro difesa il consigliere democratico Andrea Zanoni, notoriamente vicino alle posizioni ambientaliste. Il che ha scatenato un’altra polemica, questa volta tutta interna al Consiglio, con Ciambetti ed il capogruppo della Lega Nord, Nicola Finco, che hanno ripreso Zanoni accusandolo prima di aver invitato lui i manifestanti e poi di averli in qualche modo incitati a protestare. “Vi querelo”, la risposta del democratico che ha affermato di essersi avvicinato solo perché chiamato in causa dal gruppo di contestatori.

di Fabrizio Tommasini, giornalista

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