Alatri, fermati due fratelli per il massacro di Emanuele

"I due ragazzi sono stati presi a Roma, nell'abitazione di una parente", ha spiegato il procuratore capo di Frosinone
Condividi su facebook
Condividi su twitter
Condividi su whatsapp
Condividi su email
Condividi su print

ROMA – Nel corso della nottata, i Carabinieri della compagnia di Alatri hanno eseguito, in riferimento all’omicidio di Emanuele Morganti, il fermo d’indiziato di delitto nei confronti di due persone. E’ vero che i fermati sono due fratelli? “Si'”. Lo dice il procuratore capo della repubblica di Frosinone, Giuseppe De Falco, in conferenza stampa. “Al momento è contestato l’omicidio volontario per motivi futili” dice ancora il procuratore capo. “Non si sono per nulla consegnati– aggiunge- sono stati presi a Roma, nell’abitazione di una parente”.

PROCURA: VICENDA E’ DI UNA GRAVITA’ SPAVENTOSA

“La vicenda è di una gravità spaventosa perchè per motivi banalissimi come quello che ha originato il tutto, si è pervenuti alla drammatica morte di un ragazzo innocente, di una persona assolutamente per bene” afferma De Falco.

“PERSONE FERMATE RICONDUCIBILI AMBIENTI DELINQUENZIALI”

“Le persone fermate sono riconducibili ad ambienti delinquenziali e non è da escludere che abbiano inteso affermare una propria capacità di controllo del territorio. Ma nulla a che fare con profili di carattere malavitoso più complesso”, aggiunge il procuratore capo De Falco. “Nonostante gli indizi concreti a carico delle due persone fermate, c’è ancora molto da investigare, con riferimento anche al movente di questa azione”, conclude De Falco.

“EMANUELE AGGREDITO PIU’ VOLTE, L’ULTIMA LETALE”

All’interno del locale “ha avuto origine un banalissimo diverbio tra Emanuele e un’altra persona erroneamente indicata come di etnia albanese, circostanza non vera”, dice il procuratore capo De Falco. Che spiega: “Una banale lite per motivi di accaparramento di una bevanda, per chi la beveva prima, ha condotto il personale del locale a portare fuori Emanuele” e la “persona con cui è nato il diverbio è rimasta dentro e non ha preso parte all’aggressione che, una volta fuori, c’è stata in posti diversi della piazza da parte di persone diverse in corso di identificazione. E con modalità diverse le une dalle altre. Per questo, allo stato delle indagini, non è possibile semplificare il tutto con affermazioni del tipo: pestaggio di gruppo“.

Il procuratore spiega che “Emanuele ha cercato di allontanarsi ed è stato seguito. Poi è ritornato sui suoi passi”, probabilmente “per ricercare la ragazza con cui era entrato in discoteca”, ed è stato fatto oggetto di aggressioni con forze di intensità diverse da quella letale che è stata l’ultima, con lesioni al cranio e poi la morte”.

“USATI MANGANELLO E TUBOLARE, MA ANCORA DA STUDIARE DINAMICA”

“La non sufficiente chiarezza dell’insieme delle dichiarazioni rese, ha portato a ridimensionare l’esistenza di oggetti contundenti a un manganello e un tubolare, che non sono stati rinvenuti. E sulla cui effettiva utilizzazione ed efficacia per la determinazione del decesso, le indagini non hanno raggiunto risultati certi“, afferma De Falco.

“NELLE DICHIARAZIONI ANCHE RETICENZA E OMERTA'”

“La non integrale congruenza delle dichiarazioni può essere determinata, in alcuni limitati casi, da motivazioni riconducibili a reticenza o addirittura omertà“. In altri casi, anche da “emozione o confusione che possono aver determinato ricordi e racconti non integralmente attendibili”, dice il procuratore capo. Nonostante questo, prosegue, “le analisi delle diverse dichiarazioni ha portato a ravvisare indizi gravi nei confronti delle due persone che sono state sottoposte a fermo”. E, dice ancora, “sono quelle nei cui confronti, alla luce della ricostruzione, è stato possibile individuare indizi univoci sull’aver posto in essere una condotta violenta nella fase terminale degli eventi. In particolare alla condotta che ha determinato l’evento letale“.

(Le foto sono tratte dal profilo Facebook della vittima, Emanuele Morganti)

Le notizie del sito Dire sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte «Agenzia DiRE» e l’indirizzo «www.dire.it»

Condividi su facebook
Condividi su twitter
Condividi su whatsapp
Condividi su email
Condividi su print

Agenzia DIRE - Iscritta al Tribunale di Roma – sezione stampa – al n.341/88 del 08/06/1988 Editore: Com.e – Comunicazione&Editoria srl Corso d’Italia, 38a 00198 Roma – C.F. 08252061000 Le notizie del sito Dire sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte «Agenzia DIRE» e l'indirizzo «www.dire.it»