Coronavirus, Liberisti italiani: “Riduzione spesa e carico fiscale su attività produttive”

Andrea Bernaudo dei Liberisti italiani chiede tutele per le pmi e le partite Iva
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ROMA – “Inutile illudersi, la crisi conseguente all’emergenza Coronavirus andrà ad appesantire molto la già precaria situazione del tessuto produttivo del nostro Paese. Le Pmi e le Partite Iva, oltre ai danni diretti derivanti da chiusure forzate, business annullati, paura dilagante, caos e panico generati anche da un corto circuito nella comunicazione istituzionale, dovranno sobbarcarsi anche l’enorme carico del finanziamento della Cassa integrazione”. Così in una nota il presidente di Liberisti Italiani, Andrea Bernaudo, e Alessandra Baldassari, imprenditrice (già candidata alla guida della Regione Lazio con Fare per Fermare il Declino), che recentemente ha aderito al progetto politico guidato da Bernaudo.

“Ancora aiuti di stato non solo per i dipendenti pubblici, ma anche per le grandi aziende di sistema, quel ‘capitalismo di relazione’, il cancro del capitalismo, che è il frutto marcio dello statalismo e l’opposto del liberismo economico e della concorrenza- prosegue Bernaudo-. Confindustria in testa, infatti, a rappresentanza di queste imprese parastatali, reclama a gran voce aiuti di Stato; la minaccia, neanche troppo velata, è ovviamente il licenziamento di migliaia di dipendenti, mentre la morte di 3 milioni di Partite Iva negli ultimi 3 anni sembra non aver interessato minimamente e non interessare le grandi associazioni datoriali di questo Paese. In un contesto recessivo generale, questo ulteriore peso assistenziale non è più sostenibile per Pmi, commercianti, artigiani e Partite Iva in genere”.

“La parte produttiva del Paese non chiede e non ha mai chiesto aiuti di Stato, ma non può continuare a sobbarcarsi le crisi delle grandi aziende parastatali. Noi ribadiamo al governo che si può superare questa situazione catastrofica per l’economia italiana sospendendo le scadenze fiscali, cartelle, bollette (che per oltre il 50% sono costituite di tasse), mutui, ecc. per tutte le aziende legate al turismo, ristorazione e all’organizzazione di eventi, ma non solo nelle zone interessate dai focolai di contagio, ma in tutto il territorio nazionale, perché il panico si è generato ovunque. Si deve poi ridurre per la prima volta la spesa pubblica non necessaria, bloccare inutili misure assistenzialistiche e ridurre al 15% la pressione fiscale su tutto il comparto delle attività produttive. Così l’Italia può ripartire. Raccogliamo il grido delle aziende per la loro sopravvivenza, perchè non riguarda solo l’interesse di una parte o una categoria del paese, ma tutto il sistema Italia. Annientando le attività produttive è finita per tutti: la nostra fragile economia si schianterà definitivamente. Serve una svolta liberista in Italia, non c’è altra soluzione”, conclude.

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28 Febbraio 2020
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