Coronavirus, Zaia: “Da due giorni chiedo programmazione. Non usare più la parola ‘contagiati'”

Zaia auspica una revoca dell'ordinanza relativa alle misure di emergenza, ma chiarisce che saranno gli esperti sanitari a decidere. E lancia l'idea di parlare solo di 'positivi'
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VENEZIA – “L’ordinanza” sulle misure per contenere il contagio da coronavirus “scade domenica. Io sto chiedendo da due giorni che si scriva una nuova ordinanza, che si vada a una revoca e che in ogni caso si dia modo alla cittadinanza di poter programmare”. Lo dice il presidente della Regione Veneto Luca Zaia a Rainews. “Era fondamentale che si chiudesse nelle ore passate, spero si chiuda almeno oggi”, almeno oggi.

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“RIPRESA SÌ, MA ‘VALIDATA’ DA CHI È ESPERTO”

Avanti verso la ripresa delle attività fermate dal coronavirus, ma con il ‘timbro’ della comunità scientifica che dice che si può fare. È la richiesta che arriva dal presidente del Veneto Luca Zaia: “Noi abbiamo chiesto che si possa valutare una ripresa. Ovviamente, ho chiesto anche che ogni forma di indicazione e prescrizione a quello che accadrà anche rispetto alle scuole sia validata dalla comunità scientifica“. È un messaggio rivolto a Roma, dove il ministero della Salute e il Governo hanno a disposizione l’Istituto superiore di sanità e “fior fiore di scienziati ed esperti di virus e di epidemie” e dunque tocca a loro, secondo Zaia, firmare e mettere “nero su bianco le misure da adottare, visto e considerato- aggiunge- che questa settimana si è assistito a dichiarazioni a volte anche di persone ed esponenti del mondo scientifico non concordi anche sulle misure”.

Per Zaia è quindi “fondamentale che noi Regione abbiamo una indicazione che sia seria, vera e validata dal punto di vista scientifico. Attendiamo che siano firmate queste indicazioni, che ci sia qualcuno che le mette nero sui bianco”.

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“EVITIAMO DI USARE IL TERMINE ‘CONTAGIATI'”

Va cambiata la ‘narrazione’ del Coronavirus a partire dal come si chiamano i suoi ‘malati’. E dunque, esorta Luca Zaia, presidente del Veneto parlando ai cronisti, “eviterei di usare il termine contagiati che ha un altro impatto”, meglio parlare di “persone positive al test“, perché questo sono. In Veneto ci sono 133 persone positive“, aggiorna dunque Zaia, e di queste “69 sono asintomatiche, sono persone che hanno una positività, ma non hanno nessun sintomo: semplicemente sono stati rilevati perché abbiamo fatto dei tamponi”. Poi ci sono 21 ricoverati in terapia intensiva.

Il ‘conteggio’ permette a Zaia di richiamare l’attenzione anche su un altro dato, i 6.800 tamponi fatti in Veneto, così tanti “perché su mia volontà”, davanti all’insorgere di un focolaio con cordone sanitario nel Comune di Vo’, “da subito abbiamo deciso di usare da un punto di vista scientifico” questa situazione per fare una ricerca sulla comunità. E questo, prosegue Zaia, per dare “la tranquillità ai cittadini” davanti al primo focolaio, nell’immediatezza delle prime ore del contagio e di fronte alle prime avvisaglie di Coronavirus in Italia. Ora questi dati “sono utilissimi per fare una serie di ragionamenti epidemiologici. Siamo l’unica comunità che è riuscita a testare una popolazione che, da un punto di vista statistico, ci potrà dare ora un sacco di informazioni”, conclude il governatore.

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28 Febbraio 2020
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