Salvini, Maroni e Zaia: la Lega unita vince… senza Berlusconi?

di Angelo Di Silvio per www.dire.it Silvio Berlusconi e Matteo Salvini sanno di non poter rompere. Almeno per ora. Almeno fino a quando i tormenti del Pd non avranno visto la fine, almeno fino a quando non si conoscerà, se si conoscerà, la legge elettorale che il Parlamento partorirà
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di Angelo Di Silvio per www.dire.it

Silvio Berlusconi e Matteo Salvini sanno di non poter rompere. Almeno per ora. Almeno fino a quando i tormenti del Pd non avranno visto la fine, almeno fino a quando non si conoscerà, se si conoscerà, la legge elettorale che il Parlamento partorirà. Fino ad allora Berlusconi, che non ama stringere patti (basti ricordare la fine che ha fatto quello cosiddetto del Nazareno) tutt’al più chiudere accordi, sarà costretto a fare buon viso a cattivo gioco. Soffrendo (politicamente) più o meno in silenzio l’attivismo e il puntuale controcanto di Salvini. Ma provando a rendere più difficile la vita dell’alleato leghista.

Il vero dilemma di Berlusconi è che “non riconosce più la Lega” per come era abituato a catalogarla, argomenta un colonnello di Forza Italia al Senato. Una forza, quella leghista, che anche quando è stata al Governo con Forza Italia non ha mai fatto mancare grattacapi all’ex premier. Come dimenticare la vicenda della maglietta anti-libica esposta da Roberto Calderoli in diretta tv? O la copertura politica incondizionata che gli uomini di Bossi davano agli agricoltori in rivolta per le quote latte chiedendo la testa del ministro dell’Agricoltura Alemanno? Eppure, la quadra tra Berlusconi e i leghisti, magari faticando, si è sempre trovata.

Ora tutto è più difficile. E Berlusconi lo ha capito. Ha compreso che il popolo di centrodestra che votava fiero Forza Italia (quello della prima ora) guarda con sempre maggiore accondiscendenza a chi parla di fuga dall’euro, di giro di vite sull’immigrazione e di  maggiore sicurezza. Affermare che tema di perdere voti, forse, è eccessivo. Ma Berlusconi è assolutamente consapevole che se la sua eventuale riabilitazione politico-giudiziaria dovesse tardare ad arrivare, sarebbe estremamente complicato restare il saldo riferimento di un’intera area politica.

Esiste una Lega 2.0, che piaccia o meno. E non è più la Lega di un tempo. Alla ‘provocazione’ berlusconiana di indicare il governatore veneto Luca Zaia per la futura corsa a palazzo Chigi, Salvini ha risposto accusando l’ex Cavaliere di “volere  seminare zizzania” tra i suoi. Ma soprattutto rivendicando la “squadra” composta da chi sta a Roma e chi sui territori come lo stesso Zaia o Roberto Maroni. Non è un caso che proprio il governatore lombardo, politico estremamente intelligente, (accomunato a Berlusconi e Salvini da una ferrea militanza milanista) abbia pubblicato una foto sul suo profilo Twitter che ritrae se stesso, Luca Zaia e Matteo Salvini. Sorridenti e abbracciati. Eloquente la didascalia: uniti si vince. Senza Berlusconi?

 

 

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