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Regeni, Casini: “O risposte vere o l’Italia richiami l’ambasciatore”

bisogna arrivare alla verità, "non solo per la sua famiglia, colpita in modo indelebile", ma anche "in nome del decoro e della nostra dignità nazionale"
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regeni

ROMA – “O arrivano entro pochi giorni risposte vere oppure il governo, che pure si è mosso con grande saggezza, per dare valore alle parole inequivocabili del presidente del Consiglio, deve considerare alcuni gesti simbolici forti“. Lo dice il presidente della Commissione Affari esteri del Senato, Pier Ferdinando Casini, in un’intervista sul ‘Corriere della Sera’, parlando di Egitto e del caso Regeni.

Ipotizzando anche l’eventuale richiamo in Italia del nostro ambasciatore? “Esattamente- risponde Casini- A quel punto dovremmo far capire la gravità della vicenda e che noi non scherziamo. E’ chiaro che l’Italia debba mostrare una capacità di reazione. Dopo un mese, o ci sono dei fatti o non possiamo rimanere fermi“.

Su quanto accaduto, “io non penso affatto che ci sia stato un ordine politico di far fuori Giulio Regeni- afferma il presidente della commissione Esteri- Credo invece che in un Paese che si sente ed è obiettivo primario del terrorismo, ci siano apparati militari e di sicurezza che hanno mano libera. Nessuno di noi può addentrarsi a capire le loro logiche interne“. Però, aggiunge Casini, “è indubbio che siano loro i responsabili della morte di Regeni: l’autopsia ha mostrato che le torture inflitte a quel povero ragazzo possono essere motivate solo da un gigantesco fraintendimento di chi ha ritenuto che avesse collegamenti con aree che cospiravano contro la sicurezza nazionale. Ma questa è una palese sciocchezza. Regeni non era una spia, era uno studioso attento che agiva in un versante di società civile naturalmente scottante”. Insomma, conclude Casini, bisogna arrivare alla verità sul caso Regeni, “non solo per la sua famiglia, colpita in modo indelebile”, ma anche “in nome del decoro e della nostra dignità nazionale”.

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