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Emilia-Romagna, Cgil allerta sulle Poste: servizio a rischio per intere comunità

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Slc, sigla dei lavoratori della comunicazione, ha indetto lo stop dello straordinario dall'1 febbraio all'1 marzo e lo sciopero per l'intera giornata dell'1 marzo, per protestare contro la "carenza di personale nei diversi ambiti aziendali"
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BOLOGNA – “Siamo di fronte ad un forte ridimensionamento del servizio universale che giorno dopo giorno sta venendo meno, mettendo a rischio intere comunità della nostra regione”. La Cgil lancia l’allarme rosso sulle Poste in Emilia-Romagna. E chiama i lavoratori allo sciopero: la sigla dei lavoratori della comunicazione, Slc, di fronte alla problema della “continua carenza di personale“, indice lo stop dello straordinario dall’1 febbraio all’1 marzo e lo sciopero per l’intera giornata dell’1 marzo. Da lunedì prossimo, dunque, l’invito del sindacato è a non fare ore extra né allo sportello né nella consegna delle lettere. È uno “sciopero non più rinviabile non avendo nessuna intenzione di rinunciare alle nostre legittime rivendicazioni”, dice la Slc chiedendo ai lavoratori di ‘credere’ in questa mobilitazione. “L’adesione allo sciopero diventa fondamentale per avere una discontinuità con il passato, mettendo in campo una piattaforma rivendicativa che abbia il consenso dei lavoratori di Poste in Emilia-Romagna, in grado di migliorarne le condizioni di lavoro riconoscendone la giusta dignità”.

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Il problema principale è che “la carenza di personale nei diversi ambiti aziendali continua, giorno dopo giorno, ad assumere dimensioni non più accettabili”, spiega la Slc-Cgil nel volantino in diffusione nei vari uffici postali. Tra i portalettere, “le nuove assunzioni tardano ad arrivare, con numeriche irrisorie, con il ricorso sempre più massiccio ai contratti a tempo determinato che nel recapito sta mettendo a nudo le criticità del settore”. Nei Centri di smistamento “l’esternalizzazione delle linee di trasporto continua in modo imperterrito, insieme alla riduzione degli organici”, aggiunge la sigla della Cgil. Negli uffici postali dell’Emilia-Romagna “l’assunzione di giovani con contratto part-time ‘involontario’ a orario ridotto, non è la soluzione corretta da percorrere”. E a questo si aggiunge che ci sono ancora uffici “chiusi e lunghe code dove sono aperti, non tanto per l’emergenza sanitaria, ma per la forte carenza di personale”.

Sulle varie questioni problematiche, la Cgil ha coinvolto anche le istituzioni locali, con tavoli di confronto con i sindaci “sensibili alle lamentele dei cittadini per i disservizi, e nei prossimi giorni interesseremo anche le Istituzioni regionali”. Perché appunto, rimarca la Slc, “siamo di fronte ad un forte ridimensionamento del servizio universale che giorno dopo giorno sta venendo meno, mettendo a rischio intere comunità della nostra regione” e “seppure in una condizione difficile per il Paese, il sindacato non può abdicare al proprio ruolo” cercando di “cambiare in meglio la più grande azienda del Paese per numero di addetti, migliorando le condizioni di lavoro delle lavoratrici e dei lavoratori”.

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