La semiologa: “Protagonismo Salvini? Un boomerang, come per Renzi”

L'esito del voto non era scontato. Ma Salvini ha estremizzato la competizione e scatenato una partecipazione senza precedenti. Parola di Giovanna Cosenza, docente dell'Università di Bologna
Condividi su facebook
Condividi su twitter
Condividi su whatsapp
Condividi su email
Condividi su print

BOLOGNA – “L’ho chiamata ‘sindrome del Matteo’: lo fece Renzi nel 2016 con il referendum, l’ha rifatto in questa tornata elettorale Salvini. Attirare tutte le attenzioni su di sé, ridurre tutto a una sfida tra chi è pro o contro di te non paga. Questa scelta, per il leader leghista, si è rivelata un boomerang, il punto di caduta del suo protagonismo”. A parlare, il giorno dopo il voto che in Emilia-Romagna ha visto la conferma di Stefano Bonaccini, è Giovanna Cosenza, semiologa e docente dell’Università di Bologna.

LEGGI ANCHE: Emilia-Romagna, Salvini da ‘stravinciamo’ a ‘contento pure se perdo’

“Sino alla vigilia del voto, il risultato era decisamente imprevedibile. I sondaggi inizialmente davano in avanti il candidato di centrosinistra, poi quella di centrodestra. L’esito non era scontato“. Alle urne si è recato il 67,68% degli aventi diritto e Bonaccini, candidato della coalizione di centrosinistra, ha vinto con il 51,4% dei voti. La candidata del centrodestra Lucia Borgonzoni si è fermata al 43, 68. Non solo social, per questa campagna elettorale, ma anche tanta piazza.

LEGGI ANCHE: Conte: “Il grande sconfitto è Salvini, ha perso referendum su di lui. Citofono? Indegno”

“Sono convinta che una partecipazione e una mobilitazione del genere non si sarebbero registrate se Salvini non avesse estremizzato la sfida. Le sardine non sarebbero nate, se non avesse deciso di puntare tutto su se stesso. Probabilmente, se avesse lasciato più spazio alla sua candidata, le cose avrebbero potuto andare diversamente. Oggi sappiamo che è stato sconfitto, e la sua fortuna è che non si tratti di una competizione nazionale ma ‘solo’ di un confronto regionale, anche se ha passato gli ultimi mesi a provare a convincerci del ruolo cruciale, oltre che simbolico, che questo voto avrebbe giocato anche – se non soprattutto – per le sorti del governo”.

Tra gli episodi a cui molti imputano, oggi, la sconfitta di Borgonzoni, Bibbiano e il Pilastro, quando l’ex ministro degli interni ha citofonato a casa di una famiglia di origine tunisina per sapere se tra loro ci fosse uno spacciatore. Nel paesino del reggiano al centro dell’inchiesta Angeli e Demoni, Bonaccini ha raccolto il 56,70% dei consensi e Borgonzoni il 37,43; gli abitanti del rione bolognese hanno votato in massa il centrosinistra. “Salvini ha infangato il nome di un paese. L’ha ostentatamente strumentalizzato, ha distrutto il morale di una intera comunità. Non poteva che andare così”.

Quanto al Pilastro, Cosenza sceglie le parole: “Fastidio, rabbia, molestia: ha provato a rovinare una comunità che da anni lavora e si impegna per riqualificarsi. Salvini è come un venditore troppo insinuante: alla fine ti infastidisce, e da lui non compri nulla“. Cosenza parla di “toni e atteggiamenti esagerati, da smargiassi, tracotanti. Alla lunga questi comportamenti stancano, e saranno gli stessi elettori che ti hanno condotto sin lì a gettarti nella polvere, esattamente come è successo a Renzi”.

Parlando di Salvini, la semiologa parla anche di “machismo”, problematica che contraddistingue, a suo dire, anche il candidato della coalizione di centrosinistra: “Tutta questa attenzione alle donne sa un po’ di paternalismo, abitudine molto italiana. Detto di Salvini, infatti, va ricordato che anche Bonaccini batte su narcisismo e protagonismo: è chiaro che a entrambi piaccia molto stare lì, sotto i riflettori, al centro dell’attenzione”.

LEGGI ANCHE: Regionali, chi vince e chi perde. Per Salvini l’Emilia-Romagna da sogno a incubo

Che insegnamento può trarre, Bonaccini, da questo risultato? “Innanzitutto, lui e il suo staff dovrebbero capire perché, sino all’ultimo, c’è stata così tanta paura – sì, paura – di perdere. La forza del voto poggia sul fatto che l’Emilia-Romagna è una regione che ha benessere e una buona cultura. Ma dove non è così, non ci saranno sardine che tengono. Nutrire un protagonismo e un accentramento vorrebbe dire non avere imparato nulla. È necessario recuperare un contatto trasversale e diretto con le persone, con le periferie. Il malessere, la sofferenza, il disagio la sinistra non li vuole toccare – sebbene temi tradizionalmente vicini a quel tipo di orientamento -, lasciando così spazio alla destra”.

(Dires – Redattore Sociale)

Condividi su facebook
Condividi su twitter
Condividi su whatsapp
Condividi su email
Condividi su print

Leggi anche:

28 Gennaio 2020
Le notizie del sito Dire sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte «Agenzia DIRE» e l'indirizzo «www.dire.it»