VIDEO | Rosati: “Arsial pronta a sviluppo, presto bando terre Castel di Guido”

https://youtu.be/oGhyIOT2cCM ROMA - Un passato a rischio chiusura, un futuro fatto (anche) di duemila ettari di terre pubbliche da mettere a
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https://youtu.be/oGhyIOT2cCM

ROMA – Un passato a rischio chiusura, un futuro fatto (anche) di duemila ettari di terre pubbliche da mettere a bando. In mezzo, il risanamento dell’Enoteca regionale e un rapporto sempre più stretto con il produttori. L’Arsial, Agenzia regionale per lo sviluppo e l’innovazione dell’agricoltura nel Lazio, inizia il 2019 puntando su crescita e competenze sempre più specifiche. A raccontarlo all’agenzia Dire è Antonio Rosati, commissario prima e ora presidente dell’Agenzia regionale.

– Da circa cinque mesi lei è presidente del cda di Arsial, ma dal 2013 è stato prima commissario e poi amministratore unico dell’Agenzia che doveva essere risanata. Come stanno oggi le cose?

“C’è una certa soddisfazione da parte mia, del presidente Zingaretti e dell’assessore Onorati perché abbiamo completato una fase di risanamento. Avevamo una situazione debitoria molto complessa, molta sfiducia e pochissimi tecnici, tanto che c’era il dubbio legittimo da parte della Regione se tenerla in vita o chiuderla. Ma grazie al lavoro di tanti abbiamo vinto una scommessa e oggi siamo una bella azienda italiana che paga a 60 giorni e non ha alcuna situazione debitoria. La metafora di questo grande risanamento è l’Enoteca regionale di via Frattina. Al mio arrivo aveva due milioni di debiti, perdeva 450mila euro l’anno e non svolgeva alcuna funzione di promozione delle eccellenze del Lazio. Dopo il commissariamento e una fase di tendenziale pareggio, abbiamo fatto una gara internazionale vinta da un grande imprenditore. Oggi a via Frattina c’è un locale bellissimo che ci paga l’affitto, cosa che prima non accadeva, dove si beve e si mangia solo Lazio. Ma in questi anni abbiamo rilanciato anche un grande network con gli istituti agrari e alberghieri del territorio, perché la missione che il presidente Zingaretti si è dato, e che noi abbiamo cercato di attuare, è dare ai giovani speranza e fiducia in questi anni di difficoltà occupazionale”.

– In commissione regionale Ambiente e Agricoltura lei ha spiegato che l’Arsial avrebbe bisogno di nuovi fondi per affrontare nuove sfide. Può spiegarci quali?

“Ho proposto all’assessore Onorati alcune cose per passare alla fase dello sviluppo e mi pare che ci sia stata condivisione. A partire da una maggiore valorizzazione del cibo, del vino, dell’olio e di tutta l’ortofrutta del Lazio, perché siamo una regione davvero di eccellenza. Il cibo italiano oggi vive un momento felice nel mondo, può dare lavoro, ricchezza e valore aggiunto, ma soprattutto può ridare speranza ai ragazzi. Zingaretti ha portato fuori questa regione dalle sacche del commissariamento e dell’inefficienza. Cinque anni fa la Regione Lazio ora tecnicamente fallita, e siccome sono stato amministratore per tanti anni so perfettamente che le risorse sono quelle date. Ma mi sono permesso di far riflettere il Consiglio regionale sul fatto che qualche piccola e non straordinaria risorsa in più ci consentirebbe di accentuare una proposta verso le giovani generazioni. Si parla spesso di cervelli in fuga, ma nel Lazio ci sono dei ragazzi, come quelli dell’università di Viterbo, che rappresentano delle eccellenze. Continuo a pensare che le borse di studio siano uno strumento meraviglioso per accrescere la propria professionalità, farsi conoscere dalle imprese e dal mondo scientifico e migliorare il proprio curriculum. E poi c’è il fattore terra”.

– A proposito di terra, con l’amministrazione Zingaretti avete inaugurato il progetto Terre ai giovani, rivelando una forse inaspettata voglia di agricoltura che proviene dalle nuove generazioni. Andrete avanti?

“È un progetto di cui siamo molto orgogliosi. Con il presidente Zingaretti quattro anni fa abbiamo gettato il cuore oltre l’ostacolo e abbiamo messo a bando 350 ettari di terra dell’Arsial, quindi della Regione. Riassegnando terre pubbliche, non accadeva dai tempi della riforma agraria del 1951, abbiamo dato una prospettiva concreta a sei realtà prevalentemente giovanili che noi continuiamo a seguire con i nostri tecnici. E in questo periodo in cui si parla delle forme di assistenza o meno, è bene evidenziare che queste sono realtà produttive con giovani che hanno studiato, che si sono messi in discussione e hanno presentato un progetto molto serio con cui hanno vinto un bando. Oggi si può pensare a una seconda fase, perché c’è un ritorno di tanti giovani all’agricoltura. Dunque, ci sarà una seconda puntata molto impegnativa: stiamo per varare una grande operazione su Castel di Guido, parliamo di duemila ettari di terra”.

– E per quanto riguarda l’enogastronomia? Ad aprile il Lazio tornerà al Vinitaly, ci sono novità per questa edizione?

“Andremo a Verona e non solo con il vino, in cui il Lazio sta facendo importanti passi avanti uscendo dalla zona retrocessione e posizionandosi a centro classifica. Ma al Vinitaly ci saremo anche con il nostro olio, settore in cui le nostre aziende sono in Coppa dei Campioni. E poi nel Padiglione Lazio avremo degli chef stellati, naturalmente del Lazio, e come sempre i ragazzi e le ragazze degli istituti alberghieri. Conoscere i nostri prodotti vuol dire aiutare l’economia circolare, che oggi è una scommessa mondiale, e valorizzare i nostri territori dando un aiuto all’ambiente ai nostri produttori, oltre a dare possibilità occupazionale ai nostri ragazzi. Per questo il Vinitaly sarà un momento molto importante e significativo, a cui stiamo lavorando con grande passione e dedizione. Lo scorso anno erano con noi circa sessanta aziende, ma quest’anno abbiamo l’ambizione di crescere un po’ e arrivare a settanta. In Regione abbiamo coltivato un’idea che abbiamo chiamato Economia della bellezza, fatta di cibo, cultura e turismo. È una carta che dobbiamo valorizzare sempre di più anche a livello del governo nazionale, perché il made in Italy è per noi un’industria, un pilastro che in futuro può dare grandi soddisfazioni se declinato con intelligenza, con la ricerca e con gli scienziati che ci devono aiutare a dare le risposte per difendere la nostra terra e il nostro ambiente. Questo è ciò che io chiamo nuovo Umanesimo economico e sociale”.

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