VIDEO | La coerenza politica di ‘O Zulù in ‘Bassi per le masse’

NAPOLI - "Coerenza". Potrebbe essere questo il titolo alternativo del nuovo album da solista, "Bassi per le masse", di 'O
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NAPOLI – “Coerenza”. Potrebbe essere questo il titolo alternativo del nuovo album da solista, “Bassi per le masse“, di ‘O Zulù, al secolo Luca Persico, uscito lo scorso venerdì 25 gennaio. Quattordici brani di denuncia, anticipati dal singolo “Il Traffico”, che si inscrivono in maniera del tutto naturale nel percorso artistico e, soprattutto, politico del front man storico dei 99 Posse. Quattordici canzoni che affondano le radici nell’oggi ma che, per Persico, ha poco da distinguersi con la storia degli ultimi trent’anni. “Il nostro percorso – confessa alla Dire – è sempre stato in salita. La nostra comunità (il riferimento è ai centri sociali e agli spazi autogestiti, ndr), si è sempre autoalimentata, autogestista e autofinanziata come dicono gli acronimi di tutti i posti occupati da noi”.

Quella di Zulù è una voce “orgogliosa di essere minoranza” e mai doma. Lo dimostrano oggi i suoi scritti in musica che hanno il medesimo piglio e la stessa forza dirompente dei brani che hanno segnato il suo esordio artistico e un’epoca, gli anni ’90, di grandi cambiamenti storici. E se quel mondo utopico di uguaglianza e giustizia sociale, tanto celebrato e cantato anche con costi personali altissimi per l’artista, non si è ancora realizzato, guai a parlare di sconfitta. Zulù non la contempla nel suo vocabolario. “Se sconfitta sto vivendo – spiega – la sto vivendo da quando ho ricordi. I primi a sconfiggermi sono stati quelli del pentapartito. Poi mi hanno reso minoranza i venti anni di berlusconismo, subito dopo mi hanno reso minoranza una decina di anni di governo Pd e adesso mi rende minoranza il governo pentastellato. Tutte queste fasi della Repubblica, tutti questi governi hanno però un comune denominatore, almeno uno visibilissimo sulla mia pelle: tutti ci volevano in galera, tutti ci considerano nemici. Siamo un problema da affrontare e mai una risorsa”.

“La sconfitta del nostro mondo io non la vedo – rimarca Persico – anzi, questo si sta compattando di fronte a quello che sta accadendo”. Chi pensa che la sua voce, come quella dei tanti gruppi musicali e o degli attivisti che negli ultimi decenni hanno contestato il potere, possa essere stata in qualche modo influente è “fuori strada”. La sua, e quella di chi come lui segue un percorso alternativo e parallelo, è una “voce della minoranza organizzata e orgogliosa”. 

“Una voce che da trent’anni porta avanti un altro percorso possibile in questo mondo impossibile nel tentativo di costruire un altro mondo possibile”. È un discorso “un po’ complicato” ma, sostiene, “coerente. Quella che viviamo oggi è una situazione frutto del neoliberismo nato e cresciuto nel mondo appoggiato da tutti: dall’estrema destra, passando per la sinistra parlamentare fino al centro. Io con il neoliberismo non ho nulla e che fare e su questo non ho nulla da rimproverarmi”.

È per questo che ‘O Zulù non ha nulla che non rifarebbe nella vita come nella carriera anche se, ammette, “forse avrei potuto gridare di più, avrei potuto fare più dischi, ma 16 in trent’anni – ironizza – mi sembrano una buona media”.

“Bassi per le masse” non poteva quindi che rappresentare questa visione del mondo e dell’Italia. Un Paese che vive una “bruttura su tutte: la triste presunzione di tutti di avere a disposizione la complessità delle informazioni che servono per farsi un’opinione precisa sulle cose che accadono. In realtà, purtroppo, questo non è”. La spiegazione di questa “presunzione” per Persico è “nelle informazioni di base che non vengono sempre diffuse nella maniera più corretta e trasparente possibile” e nell’agire di veri e propri “professionisti del confondere le carte”. Queste informazioni, che viaggiano veloci in maniera distorta o che non viaggiano affatto, “instupidiscono l’opinione pubblica bombardandola di amenità di ogni tipo, mezze verità, ricostruzioni parziali della storia, o dei fatti che accadono, per poi pretendere di parlare a loro nome”. È questa, spiega l’artista, “la bruttura che io vedo in questi tempi. Ed è proprio contro questa bruttura, che è l’opposto di tutto quello che sono e di tutto quello che ho costruito in questi ormai 30 anni di musica che ho sulle spalle, che mi è venuto naturale tirare fuori tutto questo”.

Molti gli artisti che hanno accompagnato Zulù in questa sua visione in note della politica. Da ricordare: Valerio Jovine (in Il Traffico), Bunna degli Africa Unite (in Slow Motion), Krikka Reggae (in Parole Armate), Fukada Tree (in Mind Control), Shanti Power (in Digitall riddim), Andy Mittoo (in One is the dancefloor), Andrea Tartaglia (in Bassess for the masses), Dj Uncino (in I’m Coming). Tra i brani anche il remake di “Cuore Nero” intitolato “Zero Padan” con Franco Ricciardi, Ivan Granatino e Fido Guido, un brano attualissimo oggi come 20 anni fa. Sempre con Franco Ricciardi è “Quanto costano e parole”, unico piccolo cameo sull’amore.

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