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Eritrea, scontro con l’Olanda per la tassa delle diaspore

La tassa sulle diaspore è stata istituita nel 1994. Di recente il parlamento dell'Olanda ha aperto un'inchiesta
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ROMA – Il pagamento di una tassa ad hoc a carico delle diaspore non è obbligatorio, anche se chi si sottrae vedrà i propri diritti limitati in caso di rientro in Eritrea: lo ha precisato il governo di Asmara, coinvolto in uno scontro diplomatico con l’Olanda. La posizione è stata resa nota attraverso un comunicato, pochi giorni dopo l’espulsione disposta dall’Aia dell’incaricato di affari Tekheste Ghebremedhin.

All’origine della misura c’è un’inchiesta del parlamento olandese sull’imposta, con un’aliquota sul reddito del 2 per cento, che Asmara impone ai connazionali residenti all’estero. Nella nota si evidenzia che, una volta tornati in Eritrea, gli emigranti inadempienti “non potranno avviare un’attività imprenditoriale né rivendicare diritti alla proprietà della terra”.

Resterebbero invece garantiti i servizi consolari, con le libertà di spostarsi e di soggiornare in patria. La tassa sulle diaspore risale al 1994, l’anno dell’indipendenza di Asmara dall’Etiopia. Da allora l’Eritrea è governata da Isaias Afewerki, ex capo guerrigliero accusato dagli oppositori di derive dittatoriali.

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