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La storia delle posse in un documentario tutto italiano VIDEO

All’Assalto” – un progetto co-prodotto da Associazione Nazionale Filmaker e Videomaker Italiani - firmato da Paolo Fazzini. Una storia quella di “All’Assalto” che si snoda dal 1989 al 1994 e raccontata, naturalmente, attraverso la musica posse ma anche con l’ausilio di foto stampate su carta, vhs, cassette...
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99 posseROMA – Assalti frontali, 99 posse, Papa Ricky, Sud Sound System, AK47, Menti criminali. Sono tutti nomi di band che hanno fatto, alla fine degli anni ’80 e nei primi anni del decennio successivo, la storia della musica italiana, o almeno di quella ‘fetta’ di storia che oggi conosciamo come rap. Gruppi musicali e singoli artisti sconosciuti alle nuove generazioni convinte che i ‘moderni’ rapper vengano fuori dal nulla o siano una mera trasposizione di un genere nato, cresciuto e vissuto oltre oceano. Non è così.

La storia di quei musicisti è oggi raccontata nel documentario “All’Assalto” – un progetto co-prodotto da Associazione Nazionale Filmaker e Videomaker Italiani – firmato da Paolo Fazzini. Una storia quella di “All’Assalto” che si snoda dal 1989 al 1994 e raccontata, naturalmente, attraverso la musica ma anche con l’ausilio di foto stampate su carta, vhs, cassette, Dat, formati fragili e a rischio, riportati a nuova vita.

“Ascoltare per la prima volta il mio genere musicale preferito in italiano – racconta Fazzini – ebbe un effetto dirompente. Al primo ascolto probabilmente non capii nulla di ciò che si stava dicendo in quei solchi. Fu come uno tsunami che colpì il mio cervello e riempì la scatola cranica di parole, slogan, urla, suoni. Già al secondo ascolto iniziai a mettere a fuoco i versi, identificare i nomi di persone e città, comprendere il significato di quelle espressioni. Da lì, la voglia di cimentarsi nella scrittura di testi è stata immediata, e contagiò me e i miei amici”.

Quella delle posse fu una vera e propria rivoluzione musicale per l’Italia ancorata, com’era, al cantautorato d’élite e alle facili canzonette estive o sanremesi. Gli spazi dove poter ascoltare il nuovo genere erano pochi, locali underground e centri sociali e la sua diffusione affidata al ‘passaparola’. Pur traendo ispirazione dall’estero, le posse ma anche il rap, il reggae e il raggamuffin, non furono una semplice ‘traduzione’ di testi anglosassoni ma un immergersi in una realtà nuova e tutta italiana. “Una cosa che mi ha sempre affascinato – precisa ancora Paolo Fazzini – è stato proprio il passaggio della scrittura dalla lingua inglese all’italiano. A me non è mai sembrato scontato: la metrica, la ricerca dei termini, la profonda differenza tra le parole delle due lingue, la scelta dei termini giusti che coincidessero con i beat. Ho vissuto tutto ciò come una grandissima novità”. Un genere nuovo, insomma, che rappresentò un nuovo modo di ‘raccontare’, in musica, la realtà dei grandi centri urbani e delle periferie.

Il documentario ‘All’Assalto’ è disponibile, oggi, abbinato al libro ‘Strade strappate: storia rappata dell’hip hop italiano’ (edizioni Agenzia X, 2015 pagine 126) di Andrea Cegna e Matteo Villaci. L’hip hop, scrivono gli autori è un fenomeno di massa che ha contaminato tutte le espressioni artistiche ed è praticato da moltissimi giovani: dalle minoranze etniche ai nativi di favela e banlieue.

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