I libri del mese scelti dalla Dire

A dicembre abbiamo letto Michael Sims, Susan Sontag, Régis Jauffret, Oliver Sacks, Robert Louis Stevenson e Maurizio De Giovanni
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Michael Sims – Il sentiero per Walden (Luiss University Press)

Gli amanti delle biografie non si lascino scappare quest’opera dello scrittore statunitense, Michael Sims, sui primi vent’anni di vita di Henry David Thoreau, scrittore, viaggiatore, filosofo, icona del pensiero ambientalista, autore di una pietra miliare come Walden. Il libro racconta la sua “vita improbabile” che va dall’infanzia alla fine dei vent’anni, ricostruendo il rapporto con la famiglia, il suo impegno con il movimento abolizionista e la politica del New England, l’amicizia con Ralph Waldo Emerson, l’amore sconfinato per i boschi, che lo porterà negli anni successivi a scrivere Walden, il resoconto di due anni di vita solitaria che Thoreau trascorse tra il luglio del 1845 e il settembre del 1847 nella campagna del Massachusetts. Tutti i dialoghi, i pensieri e le osservazioni che Michael Sims attribuisce ai personaggi derivano da tracce scritte lasciate dalle persone coinvolte, come si evince dalle note finali. “La sua era una voce fuori dal coro, alla metà del Diciannovesimo secolo – scrive Sims – una mente brillante nutrita di studi classici, una sensibilità poetica intrisa di letteratura e allusione”. Accompagnano il libro una prefazione e una postfazione coinvolgenti di Antonio Moresco, che in Thoreau ritrova esperienze e sensibilità comuni: “E’ essenziale e vivificante leggere oggi Thoreau, incontrare il suo sguardo prefigurativo e profetico ora che siamo arrivati al culmine dell’avventura suicida in cui si è incamminata da tempo la nostra specie e di cui mai come adesso possiamo misurare gli effetti”.

 

Susan Sontag – La coscienza imbrigliata al corpo. Diari 1964-1980 (Nottetempo)

“Scrivo e parlo per capire cosa penso”, dice Susan Sontag in una delle 600 pagine che compongono questo secondo dei tre volumi di diari e taccuini curati dal figlio David Rieff e pubblicati con pieno merito da Nottetempo. La casa editrice ha deciso di ripubblicare alcune delle opere più importanti e introvabili dell’intellettuale newyorkese, nuovamente tradotte da Paolo Dilonardo. Nel 2020 ritroveremo ‘L’amante del vulcano’ e ‘Malattia come metafora’. In questo secondo volume dei diari, invece, che coprono gli anni dal 1964 al 1980, Sontag affronta tutti i temi a lei cari: la scrittura, i viaggi, la fotografia, il cinema, la pornografia, la malattia, i rapporti familiari. Colpisce l’andamento aforistico e una certa esattezza nel descrivere i propri stati d’animo. Ci sono pagine intere dedicate alla madre: “Io la adoravo, la compativo, esercitavo su di lei le mie capacità di empatia, e mi astenevo dal gravare un recipiente così fragile con i miei bisogni e la mia rabbia. Ero gentile, ero generosa. Ma intanto diventato superiore a lei. Ero la più forte”. Sontag scandaglia la sua mente e riesce a essere sempre lucida nelle riflessioni, aprendo nella testa del lettore degli squarci improvvisi che gli consentono di ragionare sulla propria di vita. “Possiedo questa cosa – la mia mente. Si fa sempre più grande, il suo appetito è insaziabile”.

 

Régis Jauffret – Microfictions (Edizioni Clichy)

“Non ho voglia di amarvi né di amare”. “Sono uno scrittore. Abito in un bilocale nel sottosuolo di Parigi”. “Non mi piacevano così tanto i bambini da buttare via l’esistenza per loro”. “Non sono crudele, appartengo come voi alla specie umana”. Se pensate che queste frasi siano riferite a un personaggio romanzesco, vi sbagliate di grosso. Ogni frase è infatti l’incipit di appena quattro dei cinquecento racconti, di due pagine ciascuno, scritti dal drammaturgo francese, Régis Jauffret in ‘Microfictions’, che con quest’opera ha vinto il Premio Gouncourt del Racconto. Cinquecento vite raccontate nelle loro ferite. Alcune devastanti, totali e senza ritorno. Altre piccole, sul momento non troppo evidenti, ma che invece come le altre portano a una deriva, a volte senza ritorno. L’impressione è di ritrovare il Manganelli di Centuria, con le persecuzioni, le evasioni, i tumulti sessuali, i dialoghi memorabili, l’ombra della morte appiccicata ai personaggi, che sono già vittime sacrificali. Considerato da critici e lettori una delle opere più importanti e influenti degli ultimi anni, tradotto in dodici lingue, ‘Microfictions’ è uno di quei libri che diventano imprescindibili e contagiosi.

 

Oliver Sacks – Ogni cosa al suo posto (Adelphi)

“Mentre ho di fronte il mio imminente distacco dal mondo, devo credere in questo: che l’umanità e il nostro pianeta sopravvivranno, che la vita continuerà, e che questa non sia la nostra ultima ora”. Sono le ultime parole scritte da Oliver Sacks prima di morire, in questa raccolta postuma di scritti che è un concentrato di bellezza, sapienza, uso magistrale del linguaggio. In tre sezioni distinte: ‘Primi amori’, ‘Racconti clinici’ e ‘La vita continua’, Sacks racconta la passione per il nuoto trasmessa dal padre; quella per la storia naturale, maturata durante le visite al Museo di Storia naturale di South Kensington; quella per le biblioteche, innescata dagli scaffali del salotto di casa. Come ha osservato lo psichiatra, Vittorio Lingiardi, “non c’è pagina che contenga una frase sciatta, un pensiero gratuito, la distrazione di una vanità. Non c’è pagina che non testimoni l’amore per la vita, un amore fatto per lo studio, curiosità inesauribili, percorsi della memoria”. Tra le riflessioni più necessarie quella sull’uso incessante dei social. Secondo Sacks “chi è intrappolato in questo mondo virutale non è mai solo, mai in grado di concentrarsi e apprezzare le cose a modo suo, in silenzio”. Se avete letto gli suoi saggi, questo sarà per voi una manna. Se non lo avete mai letto, avrete tra le mani un tesoro.

 

Robert Louis Stevenson – Sermone di Natale e altri scritti religiosi (Vita e Pensiero)

Ci sono scrittori che nel tempo sono riusciti a trasmettere più di altri lo spirito del Natale: Charles Dickens ovviamente, Iosif Brodskij con le poesie, Rainer Maria Rilke con alcune struggenti lettere alla madre, Roald Dahl con i racconti grotteschi. In questo gruppo non bisogna dimenticare Robert Louis Stevenson, che nell’immaginario collettivo è uno dei grandi scrittori di narrativa per bambini, grazie ai romanzi L’Isola del Tesoro e Lo strano caso del dottor Jekyll e del signor Hyde. Merita un plauso la casa editrice Vita e Pensiero che ha deciso di ripubblicare il Sermone di Natale, scritto per la famiglia dopo la morte del padre, in una raccolta che comprende anche il saggio autobiografico Pulvis et umbra, una serie di preghiere composte per il rito serale nella casa samoana dove Stevenson visse i suoi ultimi anni e una struggente ballata che si chiude con l’immagine di un uomo che lascia la vita. Leggere questi testi infonde nel lettore una sensazione di gratitudine, perché le parole di Stevenson sono carezze sulla guancia, sanno riscaldare il cuore dal gelo del mondo. “Un uomo nella sua vita non deve aspettarsi la felicità, bensì solo goderne quando arrivi; in questo mondo egli è in servizio; non sa come o perché e non gli serve saperlo; non sa per quale compenso e non deve chiederlo. Dovremmo trovare commovente e stimolante che, in un campo dal quale è bandito, la nostra razza non smetta di lavorare con fatica” ci dice Stevenson. Accompagna il testo una magnifica prefazione di Alberto Manguel, che aiuta il lettore a comprendere quale sia il mistero incarnato dallo scrittore: “La sua è una filosofia felice, grata per le piccole e grandi benedizioni. Per questo è tra i pochi scrittori a lasciare nei suoi lettori un senso di felicità”.

 

Maurizio De Giovanni – Nozze per i Bastardi di Pizzofalcone (Einaudi)

I ‘Bastardi’ sono tornati. Un omicidio scuote Pizzofalcone: una ragazza viene trovata nuda sulla riva del mare, poco distante il suo vestito da sposa galleggia tra i rifiuti; è morta per una coltellata al cuore il giorno prima delle nozze. Vengono subito chiamati a indagare i ‘Bastardi’, ma anche questa volta saranno osteggiati dall’antimafia che vede un delitto d’onore. De Giovanni ci conduce dentro la sua Napoli caotica e piena di contraddizioni, tra il rumore incessante del mare e un vento freddo che sembra entrarti nelle ossa, seguendo il fantasma della ragazza uccisa. E come sempre l’indagine è un modo per approfondire le vite dei protagonisti in cui le nozze fanno da fil rouge. Dal commissario Lojacono che vorrebbe sposare la pm Piras, dalla Di Nardo che ha una relazione con la Martone, il capo della scientifica e che al matrimonio non ci pensa proprio, alla Calabrese e Palma che hanno una relazione clandestina e che sognano una vita insieme, a Pisanelli che rimpiange il matrimonio con la sua defunta moglie, fino alla nuova entrata Martini che un uomo accanto proprio non lo vuole. Le donne sono le protagoniste in questo intricato caso dove, nel gioco delle parti, nessuno sembra essere il colpevole. (Serena Tropea)

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27 Dicembre 2019
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