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VIDEO | “Essere in classe insieme è la vera fortuna”: tra i bambini che ancora vanno a scuola


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Una mattina nelle classi dell'Istituto comprensivo "Viale Legnano" di Parabiago, in provincia di Milano
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Di Leonardo Petrini

MILANO – Lo zaino fucsia e grande, abbinato al giubbotto e alle scarpe. Micol, nove anni, scende così dal bus che la porta a scuola. Lei è una degli alunni che ancora si recano in classe ogni giorno. 
Con il Dpcm del 3 novembre scorso tutte le scuole sono tornate alla didattica a distanza (Dad). Fanno eccezione quelle dell’infanzia, le primarie e le prime classi delle secondarie di primo grado. È così anche all’Istituto comprensivo ‘Viale Legnano’ di Parabiago (MI), la scuola di Micol.

Qui la vita dei bambini è ancora scandita quotidianamente da campanelle, diari, quaderni e matite.  
Non mancano delle limitazioni, certo. Entrate scaglionate, la misurazione della temperatura all’entrata, la palestra in giardino e a distanza, il divieto per i ragazzi di toccarsi e di passarsi il materiale… tutte misure che in qualche modo cambiano le abitudini dei bambini.

“A volte bisogna redarguirli, perché magari senza pensarci si avvicinano troppo. Gli viene naturale cercare l’abbraccio, la spintarella. Ma, tutto sommato, sono stati molto recettivi e hanno capito subito che queste limitazioni sono lo strumento che gli permette ancora di stare insieme”, dichiara Daniela Nava, maestra di italiano e collaboratrice della dirigente dell’istituto Monica Fugaro.

Le lezioni in aula ricalcano quelle del periodo pre-Covid, con la differenza che le competenze digitali acquisite da insegnanti e studenti durante il lockdown ora sono applicate anche in classe. “Da questo punto di vista la differenza è netta. Il periodo d’emergenza ci ha lasciato delle abilità professionali che si sono dimostrate utili. Anche gli alunni ci hanno fatto l’abitudine”, spiega Ginevra Visigalli, maestra di italiano e inglese.

L’adattamento ai provvedimenti del governo è stato impegnativo per l’istituto, ma è stato affrontato sempre tenendo conto del fattore inclusione. Gli alunni che necessitano di supporto, socialità e piani di studio individualizzati sono, infatti, ancora seguiti dal vivo dagli educatori e dai docenti.

Passando per le aule, l’impressione che danno i bambini è di essere consapevoli del loro privilegio di poter continuare a venire a scuola, in un momento in cui tutti i loro compagni sono di nuovo dentro casa. Chiedendo loro se sono felici, le risposte sono quasi sempre le stesse. Si rivendica il valore di una lezione in classe (“Sì, durante le videolezioni la connessione saltava spesso, qui si impara molto di più”).

Ma, soprattutto, i bambini sottolineano la possibilità di stare insieme: “L’importante è che possiamo vedere ancora i nostri amici”. Ridono entusiasti mentre lo dicono. E ricordano così ai grandi che la scuola non è solo libri, interrogazioni, dettati e pagelle. Ma anche – e soprattutto – confronto, condivisione e socialità.   

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