Aiuto, ci è fallito lo Zambia

Speriamo non arrivi lo tsunami: tra i Paesi più a rischio si fanno già i nomi di Angola, Ciad e Repubblica del Congo
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ROMA – In Italia se ne sono accorti in pochi, in Europa un po’ di più. Il quotidiano inglese The Guardian, ad esempio, ha titolato sul rischio di “tsunami del debito africano”. La notizia è il fallimento di un Paese, lo Zambia, che sta nell’emisfero sud. I colonialisti avevano deciso si chiamasse Rhodesia ma poi la storia aveva preso un’altra piega. Almeno così sembrava. Perché lo Zambia non si è mai scrollato di dosso una dipendenza tossica dall’Europa e dalle potenze della Terra (compresa la Cina, che ha in mano le miniere di rame, il tesoro nazionale).

Dal 2011 le cose sono andate sempre peggio: solo il servizio degli interessi sul debito è arrivato a mangiarsi l’8 per cento del Pil, praticamente l’intero budget della sanità. Una settimana fa è stato annunciato il “default”, un termine inglese che vuol dire “non ho più soldi e non posso più pagare”. In tempi di pandemia, abbiamo chiesto cosa sia successo. Ci hanno risposto dallo University Teaching Hospital, l’ospedale più grande dello Zambia, 1.600 posti letto e la formazione dei medici del futuro: mentre in dieci anni il debito contratto con i fondi speculativi e le banche internazionali si triplicava, la spesa per la sanità andava a picco. Si è passati dal 12 al 9 per cento del Pil nonostante gli impegni dei Paesi africani a non scendere sotto il 15. Ora è buio pesto, anche perché con il Covid sono precipitati i ricavi dell’export e mancano i soldi per importare le medicine. Speriamo non arrivi lo tsunami: tra i Paesi più a rischio si fanno già i nomi di Angola, Ciad e Repubblica del Congo. Il dossier sarà sul tavolo del G20, che per ora promette solo una sospensione dei pagamenti per sei mesi. Il 1° dicembre comincia la presidenza dell’Italia.

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