A Roma nuovo blitz delle attiviste al consultorio di via Spencer: “Va riaperto, basta bugie”

"È stato consegnato e non ci sono più operai, ma ancora non è funzionante"
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ROMA – Nuovo blitz del Coordinamento delle assemblee dei consultori delle donne e delle libere soggettività del Lazio e Non Una Di Meno-Roma al consultorio romano di via Spencer 282, dopo quello dello scorso 30 ottobre in cui le attiviste lo avevano simbolicamente riaperto con una conferenza stampa. Obiettivo della nuova azione verificarne lo stato al termine dei lavori di ristrutturazione e sollecitarne la riapertura “rimandata di data in data”, fa sapere all’agenzia Dire il Coordinamento.

“Da mesi, prima della prima pandemia, durante il lockdown e ancora adesso, dalla Regione Lazio e dal Municipio V ci vengono comunicate date su date, ma ancora il consultorio di via Spencer non è funzionante né aperto- continua alla Dire il Coordinamento- Come al solito Regione e Municipi non si rendono conto dell’importanza fondamentale di queste strutture territoriali, non soltanto per le donne e per le libere soggettività, ma complessivamente per la prevenzione rispetto al divieto, alla difficoltà e a volte all’impossibilità di rivolgersi agli ospedali, ormai tutti Covid. Come donne e libere soggettività siamo qui stamattina per ricordare che non ci si può prendere in giro né continuare con le chiacchiere, bisogna passare ai fatti”. Il consultorio “e’ stato consegnato, dentro non ci sono piu’ gli operai- fanno sapere le attiviste- È strutturato con stanze per l’accompagnamento al parto, per incontri collettivi con gli adolescenti, per le visite ginecologiche, quindi e’ una struttura che potrebbe effettivamente funzionare e rispondere ai bisogni, ai desideri e alle necessita’ di prevenzione delle donne e delle libere soggettività. Visto che il V Municipio e la Regione continuano a prendere in giro noi e coloro che potrebbero utilizzare queste strutture territoriali, noi siamo qui per chiedere: questo consultorio è aperto o no? Non si capisce perché a pagare i rallentamenti e gli iter burocratici devono essere le utenti e gli utenti- concludono le attiviste- Siamo qui per farci sentire e vedere, per rompere queste bugie e questo silenzio che sta diventando soffocante”.

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