Roma, l’ex assessore Muraro querela Federica Angeli: “Mi ha distrutto, e ora lei è in Campidoglio”

"L'articolo ingenerava un dubbio di associazione a delinquere con altri soggetti, si stava cercando di accostarmi a Mafia Capitale"
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ROMA – “Avevo capito che appena mi fossi dimessa la storia sarebbe finita. E cosi’ e’ stato. E’ finita male per me, che ho subito un omicidio di identita’, e bene per la giornalista, che prima ce l’aveva col Movimento 5 Stelle e ora e’ diventata delegata in Campidoglio”. E’ l’atto di accusa di Paola Muraro, prima assessora capitolina ai Rifiuti della giunta Raggi (dal luglio al dicembre 2016), contro Federica Angeli (e all’ex direttore di Repubblica, Mario Calabresi), attuale delegata della sindaca per le Periferie, ma all’epoca dei fatti giornalista di Repubblica.

Proprio un suo articolo del 5 agosto 2016 e’ stato la causa della denuncia per diffamazione da parte dell’ex tecnico di Ama, che ha raccontato (in qualita’ di parte civile) davanti al giudice monocratico di piazzale Clodio la sua versione dei fatti, nel corso della prima udienza del processo.

Nell’articolo contestato si parlava in particolare di due argomenti: alcune telefonate tra Muraro e Salvatore Buzzi all’epoca indagato nell’inchiesta Mafia Capitale e in isolamento carcerario, per un bando di Ama del 2013 legato alla raccolta dei rifiuti (“La Muraro era molto piu’ che una consulente in Ama. Ed e’ a lei che Buzzi si rapporta, cosi’ come faceva con i vertici delle aziende e addirittura col sindaco di Roma, Gianni Alemanno, per le questioni piu’ delicate…”); e poi un’indagine su una sospetta associazione per delinquere sui tmb e sul tritovagliatore di Rocca Cencia legata a un “rapporto sospetto” tra la Muraro e il potente imprenditore dei rifiuti nel Lazio, Manlio Cerroni.

Entrambe le circostanze sono state decisamente smentite da Muraro: “L’articolo ingenerava un dubbio di associazione a delinquere con altri soggetti, si stava cercando di accostarmi a Mafia Capitale. Io abito da trent’anni in una caserma dei Carabinieri, mio marito e’ colonnello, nel 2016 doveva avere un avanzamento: ci e’ crollato il mondo addosso e ho dovuto anche dare giustificazioni alla mia famiglia”, ha spiegato piangendo in diversi momenti della sua deposizione.

Quanto ai rapporti con Buzzi: “In Ama avevo solo un incarico tecnico, come referente e non responsabile del piano di monitoraggio e controllo. Il mio compito era legato al fatto che l’azienda facesse a scadenza dei controlli sugli impianti. Proprio il fatto di essere referente e non responsabile ha fatto si’ che l’indagine a mio carico per un reato di natura contravvenzionale fosse archiviata. Non ho mai partecipato ad alcuna commissione aggiudicatrice di appalti- ha detto Muraro- Nell’articolo c’e’ scritto che Buzzi per avere notizie da me mi avrebbe telefonato, ma sono stata io in realta’ a chiamarlo due volte. E allo stesso modo chiamai altre tre aziende, perche’ dovevano effettuare un sopralluogo per capire come avrebbero dovuto svolgere le attivita’ legate al trasporto dei rifiuti che non potevano piu’ andare alla discarica di Malagrotta”.

Muraro ha sottolineato che “quando chiamai Buzzi mi presentai perche’ non ci conoscevamo. Mi chiese ‘la conosco?’, io gli risposi ‘No, non ci conosciamo’. Non ho mai avuto rapporti con lui in vita mia. Non conoscevo i dettagli degli appalti non essendo in alcuna commissione. Il fatto di insinuare di essere una sua pedina non e’ assolutamente vero”.

L’ex assessora ha rivendicato di essere stata scelta dai 5 Stelle per quell’incarico “non perche’ parlassi con Raggi ma perche’ ero all’apice della mia carriera di tecnico ambientale, ero presidente dell’associazione, avevo in questo campo un’esperienza nazionale e internazionale. Quell’articolo ha annullato 28 anni di attivita’. A detta di tutti c’era sempre il dubbio che chissa’ cosa avessi fatto, soprattutto su Buzzi e Cerroni. Mi vergognavo, addirittura non riuscivo ad andare per la strada, non potevo fare nemmeno una passeggiata perche’ mi accusavano. E’ stato un omicidio di identita’“.

Relativamente ai suoi rapporti con Manlio Cerroni e alla sua volonta’ di fare utilizzare da Ama il tritovagliatore di proprieta’ dell’imprenditore: “Con la Raggi non capivamo perche’ ci fossero rifiuti in strada e non venissero portati in quell’impianto che era in funzione, stava al di la’ del muro di confine col Tmb Ama di Rocca Cencia, dove Ama fino a febbraio 2016 aveva portato i rifiuti e dove conferivano altri 52 comuni. Sembrava facessi affari avvantaggiando Cerroni, ma non era vero nulla”.

Muraro non conosceva Federica Angeli: “La stimavo tanto, leggendo cio’ che scriveva e conoscendo il suo passato. Non mi e’ mai stato chiesto di essere intervistata, sono stata oggetto di una macchina del fango. Poi, quell’articolo lo ha postato anche sulla sua pagina Facebook: per pochi like ha ingigantito cose false. Il senatore Stefano Esposito, che faceva parte anche della commissione Antimafia, mi ha mandato un messaggio di scuse per avermi accostato a quelle vicende. E’ stato l’unico. Professionalmente sono morta“.

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