Al Colosseo la protesta dei ‘saltafila’: “A rischio 2000 posti” FOTO E VIDEO

Nel mirino l'ordinanza emanata dal commissario Francesco Paolo Tronca, con cui sono stati vietati i centurioni, i risciò e, appunto, le 'false guide'
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ROMA – Due soci di una impresa che gestisce i cosiddetti ‘saltafila’ si sono arrampicati questa mattina su un’arcata del secondo ordine del Colosseo. I due uomini, che hanno minacciato di gettarsi nel vuoto, stavano protestando contro l’ordinanza emanata dal commissario di Roma, Francesco Paolo Tronca, con cui sono stati vietati i centurioni, i risciò e, appunto, le ‘false guide’.

Sotto il monumento erano presenti alcune decine di ‘saltafila’ che chiedevano la presenza di Tronca scandendo in coro il suo nome. A trattare con i due è stato direttamente il comandante della Polizia municipale, Raffaele Clemente.

A quanto fanno sapere i vigili, per salire sarebbe stato comprato regolarmente il biglietto. Il Colosseo, nonostante la protesta, è restato aperto.

LE PAROLE DELL’UOMO – “Siamo italiani, paghiamo le tasse e facciamo contratti a tempo indeterminato ad altri italiani. Con questa ordinanza siamo tutti a spasso e in 14 giorni andranno fallite 45 agenzie turistiche gestite da italiani per 2.000 posti di lavoro a Roma”. Lo ha detto Franco Magni, dopo essere sceso dal Colosseo.  L’uomo, accompagnato dai vigili, si è recato in Campidoglio.

PARLA MOGLIE DELL’UOMO SALITO SUL COLOSSEO: NOI LEGALI CON FATTURE – “Non siamo abusivi. Siamo legali e facciamo le fatture. Con noi i turisti saltano la fila legalmente: noi ci limitiamo a far pagare 5,50 euro in più per il servizio ma non vendiamo biglietti. Riceviamo in agenzia prenotazioni, poi andiamo in cassa e dopo diamo il biglietto nelle mani di regolari guide”. A parlare è Norma Celsi, titolare di un’agenzia che gestisce i cosiddetti ‘saltafila’ e moglie di uno degli uomini che questa mattina si sono arrampicati sul Colosseo per protestare contro l’ordinanza del commissario Francesco Paolo Tronca contro le ‘false guide’. “Questa ordinanza non ci consente più di lavorare” ha aggiunto la donna mentre i ‘saltafila’ intonavano in coro “Diritto al lavoro, diritto al lavoro”.

di Emiliano Pretto – Giornalista professionista

 

 

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