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Migranti, Metz (Mare Jonio): “Il Parlamento finanzia i clan libici”

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"La politica sostiene i torturatori e abbandona le persone in mare", denuncia alla Dire l'armatore della nave gestita dalla Ong Mediterranea Saving Humans
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NAPOLI – “In questo momento a Tripoli abbiamo più di 4mila persone davanti alla sede dell’Unhcr, uomini, donne, bambini e bambine che rivendicano il diritto all’evacuazione, alla mobilità. Non possiamo far finta di niente, dobbiamo fare in modo da agire, supportare, solidarizzare”. È l’appello lanciato alla Dire da Alessandro Metz, armatore della nave Mare Jonio, gestita dalla Ong Mediterranea Saving Humans, che oggi presenta a Napoli il suo equipaggio di terra.

“La politica italiana – osserva – sta scegliendo di sostenere i torturatori e abbandonare le persone in mare. Noi siamo con chi salva le persone in mare, stiamo con chi oggi è davanti alla sede dell’Unhcr, a Tripoli. Noi risponderemo ai processi dicendo che siamo colpevoli di aver salvato vite umane, qualcun altro si assuma la responsabilità di aver finanziato gli stupratori. Possiamo far finta di niente mentre il parlamento finanzia i clan libici, gli stupratori, chi violenta con dieci milioni di euro?”.

Per Metz il Paese vive una fase “involutiva. Siamo in una situazione in cui il governo agisce in maniera più sotterranea e meno gridata del governo Conte I: se Matteo Salvini ministro dell’Interno parlava di porti chiusi, oggi abbiamo chi invece non fa partire le navi. L’attuale governo si sta muovendo per rallentare, fermare e bloccare le navi della società civile”.

A NAPOLI EQUIPAGGIO DI TERRA DI ‘MEDITERRANEA’ AVVIA ATTIVITÀ 

“Oggi un nodo importante come quello napoletano di Mediterranea inizia il proprio percorso”, annuncia alla Dire Metz. “Mediterranea – prosegue – esiste perché c’è una nave, la Mare Jonio, che fa ricerca e salvataggio nel Mediterraneo centrale, ma poi ha questa particolarità di avere gli equipaggi di terra, che sono a supporto dell’attività in mare, ma agiscono e sono presenti anche nel tessuto cittadino dove sono nati. Mediterranea ha questa ambivalenza: ritiene che il salvataggio, la solidarietà, mai come oggi siano un fatto politico”.

“Siamo persone che vengono da esperienze e storie diverse, ma unite – spiega Laura Marmorale di Mediterranea Saving Humans Napoli – dal desiderio di poter contribuire a cambiare lo stato delle cose. Per tornare in mare, la Mare Jonio ha bisogno di supporto, di sostegno, solidarietà, ha bisogno di megafoni che raccontino il lavoro di quest’organizzazione, ma anche di supporto economico”. Proprio Metz, a margine dell’evento di presentazione dell’equipaggio di terra di Mediterranea, ha annunciato che la nave Mare Jonio è “prossima alla ripartenza”. “Vogliamo contribuire, anche da Napoli, al funzionamento dell’organizzazione, aiutare la Mare Jonio a continuare a solcare il Mediterraneo centrale, verso la zona Sar, per monitorare, osservare e testimoniare – prosegue Marmorale – quello che succede nel Mediterraneo e per soccorrere i migranti, nella speranza che prima o poi non sarà più necessario. Vorremmo anche provare a supportare, sostenere e rivitalizzare la rete antirazzista napoletana affinché possa ricompattarsi ed esprimere una propria voce forte: nonostante cambi di governi e di amministrazioni locali, i migranti continuano a essere lo spauracchio su cui riversare tutti i problemi di esclusione sociale del Paese”.

Durante la serata di presentazione dell’equipaggio, nell’ex Asilo Filangieri di Napoli, è stato proiettato il docufilm Iuventa che racconta la storia dell’equipaggio della nave Iuventa della Ong Jugend Rettet. Dopo un salvataggio in mare di decine di persone che rischiavano di morire, l’equipaggio è stato messo sotto processo per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina.

“Iuventa – spiega il regista Michele Cinqueracconta la storia dell’equipaggio che nel 2016, quando ancora non si parlava di Ong, un gruppo di giovani tedeschi decide di fare un crowdfunding e lanciarsi nel Mediterraneo centrale in un’avventura che poi ha portato la nave a finire sotto sequestro nel 2017 e, ad oggi, è ancora aperta l’inchiesta. Si aspetta l’udienza preliminare per 24 persone in attesa di giudizio, di cui quattro dell’equipaggio di Iuventa. Però Iuventa in un anno di operazioni ha salvato più di 6mila persone nel Mediterraneo centrale, prima di finire sotto inchiesta. Da tre anni è ferma in stato di abbandono nel porto di Trapani. Sarebbe necessario che tornasse ad operare”.

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