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Ddl Zan, Letta e l’inguacchio: contro Renzi il j’accuse caro a Di Pietro

Di probabile derivazione onomatopeica, il termine "inguacchio" descriveva le macchie d'inchiostro
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ROMA – Sul deragliamento del ddl Zan, tornano tesi i rapporti tra Enrico Letta e Matteo Renzi, protagonisti di una recentissima, e fulminea, pacificazione.

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A sugellare la ritrovata discordia, le parole del segretario dem. “Hanno vinto loro. Hanno fermato il futuro con i loro inguacchi“, dice Letta, che per l’occasione sciacqua i panni non nell’Arno, caro sia a lui (pisano) che a Renzi (fiorentino), ma nel golfo di Napoli.

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Di probabile derivazione onomatopeica, il termine “inguacchio” descriveva le macchie d’inchiostro. Dalla carta, il termine si è diffuso in diverse parlate meridionali, e da lì all’italiano, a indicare metaforicamente ogni situazione sporca, poco chiara, “confusa e pericolosa, creata per inesperienza o malizia” (Treccani).

In politica la parola ha avuto un estimatore nel simbolo delle ‘mani pulite’, il molisano Antonio Di Pietro, che ne fece uno dei preferiti atti di accusa nei confronti dei partiti alleati.

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Così nel lungo e tormentato corteggiamento che lo portò al matrimonio col Pd, immortalato dalla foto di Vasto, Di Pietro si trovò a contrastare l’unione tra Pier Luigi Bersani e Pier Ferdinando Casini. “Come dice mia sorella Concetta, i matrimoni combinati finiscono sempre in divorzio. Sarà così anche per questo inguacchio”, ebbe a dire. Era il 2012, Enrico Letta era il vicesegretario di Pier Luigi Bersani.

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