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Digitale, Lisi (Anorc): “Dipendenti delle aziende poco consapevoli del problema hacker”

hacker computer
In un'intervista all'Agenzia Dire il presidente dell'Associazione Nazionale Operatori e Responsabili della Custodia di contenuti digitali commenta l'incremento degli attacchi hacker secondo l'ultimo rapporto I-Com
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ROMA – “Quasi ogni giorno abbiamo notizia di attacchi hacker a un ente pubblico, a piccole aziende o anche a medio-grandi società. L’ultima in ordine di tempo è stata la San Carlo. Si tratta di malware soprattutto, che si introducono non tanto a causa di sistemi di sicurezza deboli, quanto piuttosto per scarsa consapevolezza del problema da parte dei dipendenti. Basta una mail, un click sbagliato e il gioco è fatto”. Lo ha detto il presidente di ANORC Professioni (Associazione Nazionale Operatori e Responsabili della Custodia di contenuti digitali – anorc.eu), Avv. Andrea Lisi, nel corso di un’intervista all’Agenzia Dire, commentando l’incremento degli attacchi hacker secondo l’ultimo rapporto I-Com. 

“IN ITALIA TROPPA DISTANZA TRA NORD E SUD”

Come spiega l’Avv. Lisi: “L’Italia sta cercando di investire su politiche di digitalizzazione, anche considerando i fondi a disposizione del PNRR. Si percepisce però che c’è un’Italia di serie A e una di serie B. Ci stiamo rendendo conto che il Nord ha uno sviluppo di rete e di infrastrutture oltre che di consapevolezza della digitalizzazione, e una parte del Paese che invece frena il Sud. La pandemia ha invece fatto capire che non avere un buon livello di digitalizzazione significa faticare ad avere rapporti con la P.A. ma anche con il sistema sanitario”.

“Ci vuole tanta educazione ai mezzi digitali – aggiunge il presidente di ANORC Professioni – che parta addirittura dalle scuole elementari. Oggi l’educazione civica deve tradursi in educazione civica digitale. Chiunque entra sui social lo deve fare in maniera consapevole sapendo dove sta andando. Poi loro, gli operatori di questo “far web” -che sono stati disabituati a rispettare delle regole- devono cominciare ad essere regolamentati, ossia a vivere in uno spazio che entra all’interno di ordinamenti. E’ importante rispettare i diritti e le libertà fondamentali sulle quali abbiamo fondato le nostre democrazie, altrimenti rischiano di diventare delle dittature digitali e non possiamo permetterci di rimanere rinchiusi in una prigione dorata (digitale)”

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