Non serve a nessuno un Paese per vecchi

di Maria Cristina Pisani, Presidente del Forum Nazionale dei Giovani
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di Maria Cristina Pisani, Presidente del Forum Nazionale dei Giovani

Ci risiamo, ecco il tormentone autunnale: i giovani italiani, praticamente a scadenza annuale, vengono indicati come bamboccioni o peggio fannulloni. Non voglio attardarmi nel ricordare tutti gli epiteti più o meno offensivi rivolti ai giovani italiani negli scorsi anni da personalità politiche e istituzionali con l’inevitabile eco dei media. Si tratta della solita banalizzazione di un problema serio. Con l’aggravante che le nuove generazioni vengono messe alla berlina con superficialità stupefacente senza un approfondimento delle problematiche che pure dovrebbe essere doveroso.

Tutto questo avviene puntualmente con la pubblicazione del rapporto annuale dell’Eurostat in cui ormai l’Italia è fanalino di coda di una classifica non certo edificante: 7 giovani su 10, tra i 18 e 34 anni, nel nostro Paese vivono ancora a casa con mamma e papà. Si tratta del dato più elevato di Europa che dovrebbe allarmare tutti. Nessun escluso. Invece, avviene il solito inutile refrain: per alcuni giorni la questione viene discussa su pagine di giornali, in talk show televisivi con la categoria dei giovani (senza distinzione alcuna) che viene colpevolizzata e fatta bersaglio di analisi avventurose su presunte peculiarità sociologiche che apparterebbero ai diciottenni come ai trentenni italiani. Ma tutto si esaurisce in pochi giorni. La vicenda poi viene abbandonata praticamente per 11 mesi per essere appannaggio solo delle associazioni di settore.

Ma è davvero colpa dei giovani italiani che preferiscono il divano dei propri genitori a una vita di soddisfazioni e confronti esterni? Non lo credo affatto. E’ una comoda scorciatoia praticata da chi invece di affrontare il problema e magari analizzare il fenomeno preferisce il “velo” del luogo comune.

La verità è un pò più complicata. Una delle più grandi questioni (se non addirittura la prima) che affliggono il nostro Paese – e soprattutto le regioni del Sud – è quella legata al lavoro in termini di precarietà, disoccupazione e blocco del turn over. Questione che rende le nuove generazioni estremamente vulnerabili da un punto di vista sociale ed economico. Il problema reale è che in Italia non è praticata e favorita la mobilità sociale. E non solo. Nel nostro Paese non c’è e non viene coltivata la cultura che le nuove generazioni siano una straordinaria opportunità e non un freno. Purtroppo la liberalizzazione delle risorse giovanili è un concetto l’Italia ha difficoltà ad interiorizzare.

Da qui nasce poi la non autosufficienza dei giovani che rappresenta il vero ostacolo materiale alla possibilità  di definire un futuro, crearsi una famiglia, permettersi una casa, assicurarsi una pensione. Lo sostengo, insieme ai miei colleghi europei da anni: abitare con i genitori a trent’anni è un esigenza e non un capriccio o addirittura il desiderio di restare nel nido materno.

Se poi a questo si aggiunge una scarsa sensibilità da parte dei governi nazionali a insistere sulle politiche a favori dei giovani e dei diritti all’emancipazione mentre si continuano a favorire altre fasce di età diventa chiara come non sia giusto scaricare tutto sui giovani.

Qualche mese fa come Presidente del Forum Nazionale dei Giovani, insieme al Forum Europeo dei Giovani, di cui il FNG fa parte in quanto membro, e a tutti i Consigli nazionali della gioventù avevamo chiesto in occasione del vertice di Bratislava, a tutti i Capi di Governo, di prendere decisioni strutturali che potessero tracciare un orizzonte di speranza per i giovani europei perché il rischio che la gioventù diventi solo una fase di passaggio è un pericolo al netto degli sberleffi che nessuno può correre. Anche perché un Paese per vecchi non servirebbe a nessuno. Ai giovani come alle altre generazioni. Ce la fanno, infatti, solo gli Stati che valorizzano l’entusiasmo, il talento, la preparazione e non quelli che si auto congelano.

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