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Pd, il nord si muove: domani dibattito Maran-Bonaccini

L'assessore di Milano, escluso dalle liste e grande accusatore del partito "romano" a confronto col governatore potenziale candidato alla segreteria Dem

Pubblicato:27-09-2022 14:13
Ultimo aggiornamento:27-09-2022 14:13

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Una classica presentazione a Bologna del suo libro Le città visibili: dove inizia il cambiamento del paese. Con una ‘spalla’ di peso a dibattere: il governatore dell’Emilia-Romagna Stefano Bonaccini, potenziale candidato alla segreteria nazionale dem. Se è il nord che si muove in vista del congresso Pd dopo la disfatta di domenica saranno i protagonisti a dirlo. Ma è un fatto che domani c’è una trasferta importante per Pierfrancesco Maran, l’assessore alla casa della giunta Sala, scalzato dalle candidature al Parlamento e autore il 23 agosto di una sonora invettiva contro la “preoccupante deriva centralista del Pd che tradisce il senso per cui è stato fondato”. L’appuntamento è alle 18.30 nella centralissima libreria Ambasciatori con Bonaccini e il presidente di Coop Alleanza 3.0 Mario Cifiello per un libro “che comunque di futuro, di città e di politica parla tantissimo”.

stefano bonaccini

“MALATTIE DEL PARTITO ROMANO, A BREVE A MILANO PER DISCUTERE DI FUTURO”

Maran annuncia l’appuntamento con bassissimo profilo (“Una buona scusa per una cena emiliana anche per le amiche e gli amici milanesi”). Ma al di là di tagliatelle e tortellini “a breve sarà necessario vederci insieme, a Milano, e discutere di futuro”. Il 23 agosto, a liste chiuse, Maran, recordman di preferenze alle comunali 2021 (quasi 10.000) attaccò in una lettera aperta a consiglieri e giunta di Milano le “malattie di cui soffre il partito nazionale e romano”. L’obiettivo è che non “azzoppino quella che é la grande opportunità della prossima primavera: vincere per la prima volta in Lombardia”. Una prospettiva ancora più lontana per il centrosinistra alla luce del voto di domenica.

“CAMBIARE RADICALMENTE IL PARTITO DEMOCRATICO”

Ma un posto per intervenire al congresso Pd Maran lo aveva già prenotato per tempo. Dopo il voto, disse sempre il 23 agosto, inizierà un’altra battaglia per “cambiare radicalmente il Partito democratico, forse impegnarci anche più direttamente al suo interno. Ci sarà da ricostruire un legame con il Paese ed è evidente che questo non passa dallo spettacolo che vediamo da tempo a Roma, ben raccontato da Zingaretti al momento delle dimissioni e confermato nel metodo questa estate”.

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