giovedì 13 Agosto 2026

Caso Fakir, i familiari ascoltati per due ore in Procura. Il legale: “S’indaghi su chi ha diffuso i nuovi frame della bodycam”

L'istanza del legale Anselmo alla Procura: "Sono coperti dal segreto di indagine"

di Luca Donigaglia e Mattia Cecchini

BOLOGNA – Senza rilasciare dichiarazioni ai giornalisti presenti, sono usciti dalla sede della Procura a Bologna il fratello, la sorella e la nipote di Abderrahim Fakir. I familiari del 42enne marocchino, deceduto domenica 19 luglio durante un intervento di Polizia al quartiere Pilastro, sono stati sentiti per poco più di due ore come persone informate sui fatti nell’ambito del fascicolo 45 bis aperto dal procuratore capo Paolo Guido e dai pm che seguono il caso, Francesca Arienti e Domenico Ambrosino.

ANSELMO: SI INDAGHI SU CHI HA DIFFUSO NUOVI FRAME BOBDYCAM AGENTE

Dopo la diffusione sui media di immagini del video registrato con la bodycam di uno dei poliziotti intervenuti al Pilastro su Abderrahim Fakir, il legale dei suoi parenti, Fabio Anselmo, ha chiesto di averne una copia ma la sua istanza è stata rigettata, dato che si tratta di atti entrati nel fascicolo delle indagini e coperte da segreto investigativo. Solo che, dopo, nuovi frame di quel video erano sui tg. Per questo oggi Anselmo ha presentato una nuova istanza in Procura in cui, ricordando il primo diniego ricevuto, chiede di “disporre accertamenti urgenti al fine di identificare il soggetto che ha condiviso con soggetti estranei all’autorità giudiziaria procedente, e rivelato pubblicamente, le suddette immagini, coperte da segreto investigativo, la cui rivelazione costituisce reato, al fine di perseguirne la condotta”. Nell’istanza, Anselmo chiarisce che la difesa dei parenti di Fakir non ha “tali immagini” e che “si presuppone che tali immagini siano in possesso esclusivamente dell’autore della registrazione, che ha azionato la bodycam nel momento in cui esercitava le proprie funzioni come pubblico ufficiale, nonché dei soggetti terzi cui egli l’abbia messa a disposizione”. Pertanto, si legge ancora nell’istanza di Anselmo, “l’eventuale condotta di rivelazione non può che provenire dal soggetto autore delle registrazioni oppure da soggetti terzi venuti in possesso delle suddette immagini in quanto investiti dall’autorità giudiziaria procedente della funzione investigativa”.

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