ROMA – Al secondo giorno dell’interruzione dell’escalation, stanno prosegue il dialogo con i Paesi mediatori – Oman, Pakistan e Qatar: lo ha confermato ai media il portavoce del ministero degli Esteri di Teheran Esmaeil Baghaei, il quale parlando ai giornalisti ne ha approfittato anche per tornare ad accusare Washington di aver “distrutto le fondamenta” del dialogo commettendo una “flagrante e grave violazione di diverse disposizioni” del Memorandum di 14 punti siglato a Islamabad, e ha aggiunto: “Per la terza volta, la diplomazia è stata tradita“, mentre l’amministrazione Trump sarebbe disponibile a tornare al tavolo delle trattative “solo quando aumentano i prezzi del petrolio”.
Il portavoce del ministero degli Esteri iraniano sottolinea: “Ci sono state discussioni costruttive ieri con l’Oman su come gestire la navigazione nello Stretto di Hormuz”, conferma, tuttavia “non riguardano gli Stati Uniti“. Nessuna delle due parti, ha chiarito ancora, avrebbero proposto di “tornare a negoziare”. Stamani il portavoce aveva fatto sapere ai media locali di “scambi di messaggi tra Iran e Stati Uniti” avvenuti negli ultimi giorni “tramite la mediazione di Oman, Qatar e Pakistan”, ma ora tiene a ribadire che Teheran “non sta dialogando direttamente” con Washington.
Baghaei ha inoltre aggiunto: “La situazione nello Stretto di Hormuz non è cambiata, rimane chiuso“, denunciando la violazione della fase negoziale da parte di Washington tramite “la guerra del giugno 2025, l’attacco del 28 febbraio e poi nuovamente il 22esimo o 23esimo giorno dopo la firma del Memorandum d’intesa”. Gli Stati Uniti, ha detto, “non hanno voce in capitolo sui tempi della guerra e della pace” e che “ora si ritrovano impantanati in un guaio che hanno creato loro”.
La dichiarazione avviene mentre il presidente Trump attende l’arrivo del primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu per dei colloqui.
L’emittente Aljazeera fa sapere che, stando a quanto appreso, l’Oman insiste per la creazione di un “consorzio regionale” incaricato della gestione di Hormuz, mentre Teheran prosegue nel suo progetto di istituire un “meccanismo” di autorizzazioni e pedaggi, in cui in un primo momento aveva coinvolto anche l’Oman. Dunque, nonostante le affermazioni di “colloqui costruttivi”, le posizioni di Teheran restano ferme sulla gestione dello Stretto, dove passa un quinto dei commerci di petrolio e gas mondiali.
Sullo Stretto di Hormuz, ha detto: “In base all’articolo 5 di questo Memorandum, era previsto un periodo di 30 giorni per ripristinare il traffico di navi commerciali nello Stretto di Hormuz – dal Golfo Persico al Mar d’Oman e viceversa – ai livelli prebellici. L’Iran ha rispettato tutti i suoi impegni per garantire il passaggio sicuro delle navi. Tuttavia, il 21° o 22° giorno dopo la firma del Memorandum, gli Stati Uniti, con il pretesto di incidenti contro la navigazione commerciale nello Stretto di Hormuz, hanno lanciato una massiccia aggressione militare contro l’Iran”, sanzionando poi che gli Stati Uniti hanno imposto il blocco navale alle navi iraniane e una tariffa del 20% sulle imbarcazioni che transitano nello stretto poche settimane dopo la firma dell’accordo”. Una mossa che “viola i termini dell’accordo”.
Intanto la temporanea interruzione degli attacchi statunitensi sull’Iran, e delle rappresaglie iraniane sul Golfo, stanno dando respiro ai mercati a partire da quello energetico, con un leggero dei prezzi del petrolio.
Al contempo, come riportano i media internazionali, la diplomazia è al lavoro su più fronti: l’agenzia di stampa saudita Spa ha riferito di una chiamata telefonica tra i ministri degli Esteri dell’Arabia Saudita e dell’Oman, in cui oltre a esprimere preoccupazione per la situazione a Hormuz, hanno discusso anche di come “garantire la sicurezza e la libertà di navigazione marittima nello Stretto”. Tema al centro anche della chiamata che hanno avuto il ministro degli Esteri degli Emirati Arabi Uniti, Abdullah bin Zayed Al Nahyan, con l’omologo omanita, Sayyid Badr bin Hamad Albusaidi.
D’altronde, da stamani le autorità iraniane hanno riferito di almeno sei navi cargo intercettate lungo Hormuz costrette a tornare indietro o “coinvolte in incidenti” per aver “violato il sistema di autorizzazioni” imposto dall’Iran, e per aver spento i sistemi di tracciamento. In un caso, una nave avrebbe preso fuoco dopo un’esplosione causata dal passaggio su una mina marittima che, secondo Teheran, si trovava “nel percorso non autorizzato”.
Gli Stati Uniti intendono ripristiare la situazione precedente alla guerra lanciata all’Iran con Israele lo scorso 28 febbraio, esigendo dall’Iran il passaggio libero, sicuro e senza pedaggi.




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