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Green pass per andare in ufficio? “Decide la politica, ma i lavoratori vanno tutelati”

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Intervista a Maria Pia Abbracchio, pro-rettore vicario dell'Università Statale di Milano e pro-rettore delegato al Coordinamento e alla Promozione della ricerca
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maria pia abbracchio
Maria Pia Abbracchio

ROMA – Si parla di obbligo vaccinale e Green Pass per docenti e personale scolastico. Ma non solo. Cosa succederà infatti per tutti gli altri luoghi di lavoro? Gli industriali affermano di volere l’introduzione di regole, con l’intento di salvaguardare la salute ed evitare nuove chiusure che danneggerebbero l’economia. Tra le ipotesi c’è che il dipendente non vaccinato possa essere spostato ad altri incarichi, ma anche sospeso, con evidenti ricadute sulla busta paga. Per affrontare l’argomento l’agenzia di stampa Dire ha intervistato la professoressa Maria Pia Abbracchio, pro-rettore vicario dell’Università Statale di Milano e pro-rettore delegato al Coordinamento e alla Promozione della ricerca.

Dagli industriali la proposta di chiedere ai lavoratori il Green Pass anti-Covid per entrare nelle fabbriche e negli uffici.Tra queste spicca, intanto, la proposta di Brunello Cucinelli, l’imprenditore della moda che pensa di mettere in aspettativa per sei mesi i suoi dipendenti non vaccinati, garantendo loro lo stipendio.

– Quali scenari secondo lei si possono aprire e come la mettiamo con chi ha fatto solo la prima dose?

“A parte i casi singoli, è chiaro che si tratta di una decisione politica che deve prendere il Governo per avere una normativa coerente per tutti gli ambienti di lavoro. La politica non è il mio mestiere ma le posso dire la mia opinione di scienziata e cittadina: per me bisogna fare tutto il possibile per garantire i lavoratori. La legge prevede che è il datore di lavoro che deve garantire un ambiente sano e salubre al lavoratore e quindi adottare tutte le misure necessarie a tutelare l’integrità fisica dei propri lavoratori. Non è un opzione, ma un dovere garantito dal codice civile. In caso si deroghi alla norma lo stesso può incorrere in sanzioni. Per non parlare dei diritti dei lavoratori che seppur vaccinati possono ri-ammalarsi se le norme anche di buon senso non vengono rispettate da tutti. Il discorso è molto intricato, non c’è solo in ballo il diritto alla libertà di autodeterminazione perché questo va bilanciato con altri diritti costituzionali come il diritto alla salute, che deve prevalere su tutto e riguarda anche i datori di lavoro, i dipendenti e i terzi che possono trovarsi all’interno dei locali aziendali. Il diritto di autodeterminazione non deve inoltre confliggere con il principio della libera iniziativa economica sancito dall’articolo 41 della Costituzione. Una interessante sentenza emessa dal tribunale di Modena la numero 2467 del 23 luglio 2021, pochi giorni fa, ha riconosciuto al datore di lavoro la facoltà di sospendere dal servizio e dalla retribuzione chi rifiuta la vaccinazione. Perché questa decisione? Perché il tribunale si è appellato all’articolo 2087 del codice civile che obbliga il datore di lavoro ad essere il garante della salute e della sicurezza dei propri dipendenti e anche dei terzi. Si è appellato anche alla direttiva europea la numero 2020/739 che è del 3 giugno 2020 che include il Covid tra gli agenti biologici contro i quali è necessario tutelare gli ambienti di lavoro e assimila il vaccino ad una misura di protezione. La mascherina non basta, perché a lavoro si mangia, si beve e anche solo un momento in cui questa viene tolta o abbassata”.

Immaginiamo che sotto l’ombrellone questa estate, a differenza della scorsa dove tutti, comprese quelle stesse persone che oggi non si immunizzano, auspicavano l’arrivo di un vaccino, si parlerà anche di come si regoleranno individualmente le aziende private anche più piccole oppure in quegli uffici dove in una stanza ci sono più scrivanie o le cassiere al supermercato.

Insomma in questi casi come ci si potrebbe regolare almeno nel frattempo in assenza di regole impartite dal Governo?

“Ci si dovrebbe regolare con prudenza e buon senso. Anche se non c’è obbligo di legge vaccinale in questo momento storico e particolare e ci si deve sentire responsabile anche dei diritti degli altri. Credo che vaccinarsi sia una forma di rispetto anche verso i fragili che pur vaccinati possono ammalarsi. Non bisogna aspettare che si vaccinino gli altri, ognuno di noi in questo momento può fare la differenza anche perchè siamo molto lontani dal raggiungere l’immunità di gregge che necessariamente ancora esclude bambini e adolescenti, la cui maggioranza non è ancora vaccinata. Capisco chi non può sottoporsi al vaccino per motivi medici, gli altri no, perché ricordiamo che chi è sano può infettare e si può ammalare. Parlo a tutti quei 40enni e ultra60 enni che non vogliono vaccinarsi, non dovrebbe essere necessaria l’obbligatorietà di legge, ma dovrebbe bastare avere senso comune. Se non ci vacciniamo prima o poi questo virus torna e torna in maniera incontrollabile. Come scienziata dico che il virus fa il suo lavoro, è un parassita che fuori dal nostro corpo non vive, quindi cerca di infettare quante più persone possibili. Stiamo giocando con il fuoco, potrebbero arrivare altre varianti che questi vaccini non coprono. Non voglio creare allarmismi, questo è uno scenario evitabile, a patto però che si informi bene la popolazione e che il più possibile ci si sottoponga al vaccino. Se andiamo avanti così si richiude tutto e ci sarà uno disastro sia economico che sanitario. Siamo in tempo ma è ora di essere concreti”.

– Visto che ormai è arrivato agosto e ci sarà l’obbligo per ristoranti e bar al chiuso, come la mettiamo invece con coloro che lavorano negli alberghi?

“Sono favorevole che dal 6 agosto ci siano regole prudenziali. Ricordo che l’infezione da Covid ha prodotto uno stato emergenza internazionale e siamo ancora in stato di emergenza, vorrei sottolineare, nonostante sia estate. La tutela della salute deve essere la priorità. Per chi non ha effettuato la vaccinazione bisogna continuare ad usare tutti i Dpi, le mascherine Ffp2 e effettuare un accurato lavaggio mani. Si spera che alcuni lavoratori e anche gli albergatori siano vaccinati almeno con la prima dose. Ma è chiaro per una copertura ottimale è necessaria la seconda dose. Si parla anche di terza vaccinazione perché si vede che in Europa – in Gran Bretagna – e in Israele, Paesi che hanno cominciato a vaccinarsi prima di noi, si iniziano a registrare reinfezioni anche tra i vaccinati, ad indicare che il tasso di protezione anticorpale si è ridotto nel tempo, rendendo necessario un altro richiamo. Chi non è vaccinato può, se necessario, ricorrere al tampone rapido. Il mio appello finale ripeto è alla schiera di persone tra i 40 e i 60 anni, non aspettare che si vaccinino gli altri, gli altri sei tu”.

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