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Chiuse indagini su camici in Regione Lombardia, per Fontana accusa di frode in pubbliche forniture

attilio fontana
Cinque le persone coinvolte nell'indagine, non è ancora stato ufficializzato il rinvio a giudizio. Il governatore: "Sono molto amareggiato"
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MILANO – La Procura di Milano ha chiuso l’inchiesta sull’affidamento della fornitura da oltre 500.000 euro per camici e Dpi a Dama spa. L’inchiesta, scattata nel 2020, coinvolge il governatore lombardo Attilio Fontana, il cognato Andrea Dini (proprietario della Dama spa), l’ex dg di Aria Fabio Bongiovanni, il vicesegretario generale della Regione Lombardia Pier Attilio Superti e una dirigente della centrale acquisti regionale. Sui cinque indagati non è ancora stato ufficializzato il rinvio a giudizio, tuttavia pende l’accusa di frode in pubbliche forniture.

FONTANA: “SONO MOLTO AMAREGGIATO”

“Sono molto amareggiato per le questioni di carattere morale e politico che emergono da questa vicenda e che rappresentano esattamente il contrario della verità. È vero che ho favorito la donazione, ma in modo virtuoso, non perché fosse preordinato: non c’è stata nessuna procedura preordinata da parte mia”. Ecco perché “dimostrerò che quella teoria è completamente errata e che rappresenta il contrario della verità dei fatti”. Lo afferma il presidente della Regione Lombardia, Attilio Fontana, dopo la chiusura da parte della Procura milanese delle indagini relative all’inchiesta sull’affidamento della fornitura da oltre 500.000 euro per camici e Dpi a Dama spa.


L’inchiesta, scattata nel 2020, coinvolge oltre al governatore lombardo, il cognato Andrea Dini, proprietario della Dama spa, l’ex dg di Aria Fabio Bongiovanni, il vicesegretario generale della Regione Lombardia Pier Attilio Superti e una dirigente della centrale acquisti regionale. Sui cinque indagati non è ancora stato ufficializzato il rinvio a giudizio, tuttavia pende l’accusa di frode in pubbliche forniture. “La verità è un’altra. Ho agito in modo tale che la Regione non subisse danni e per questo ho voluto ripristinare la prassi della donazione“, specifica il governatore, ribadendo ancora una volta i motivi che lo hanno fatto agire in quel modo. “Non volevo che la Regione avesse un esborso per dispositivi che ho sempre pensato fossero oggetto di donazione”, osserva. Insomma, “non sono mai entrato su questioni aziendali dell’azienda di mio cognato – sottolinea il presidente – e il mio successivo interessamento aveva l’unico obiettivo di evitare che la Regione dovesse affrontare un esborso verso un mio familiare”.

M5S: FALLIMENTO POLITICO DEL CENTRODESTRA

“La magistratura farà il suo corso e andrà a vedere le responsabilità penali, ma politicamente è un fallimento del centrodestra che ha gestito la pandemia in modo vergognoso“. Con queste parole Massimo De Rosa, capogruppo del Movimento cinque stelle al consiglio regionale, commenta la notizia della chiusura delle indagini sulla fornitura di camici e dispositivi di protezione che la ‘Dama spa’, la società del cognato del governatore Attilio Fontana, ha consegnato alla Regione.

Avevamo segnalato all’epoca la situazione e le gravi irregolarità che avevamo riscontrato, e Regione Lombardia, con un balbettante Fontana, aveva cercato di rispondere che era tutto a posto, che erano donazioni e che si trattava di un disguido. La magistratura invece sembra pronta a fare delle richieste di rinvio a giudizio”, accusa De Rosa.

Il M5S hanno protestato davanti al Pirellone indossando dei camici e chiedendo alla giunta di assumersi le responsabilità politiche di quanto sta accadendo. “Evidentemente- aggiunge De Rosa- il bilancio di Dama è più importante del bilancio della Regione, dove si sono spesi 8 milioni in comunicazione proprio per cercare di rifare un’immagine rovinata da eventi come questo”. Il Movimento promette di non arrendersi e di continuare “a contestare il centrodestra che fa i propri affari e non pensa ai lombardi”.

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