In Trentino l’orso M49 è riscappato: tre mesi in gabbia e poi la nuova fuga

Era già fuggito nel luglio di un anno fa. Ha un radiocollare che vede la sua posizione. Montano le polemiche, Enpa: "Gestione fallimentare della Provincia di Trento"
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TRENTO – È fuggito un’altra volta l’orso M49, rinchiuso nel Centro del Casteller da fine aprile dopo essersi reso protagonista di diverse incursioni in baite: la fuga è avvenuta questa notte, dopo la precedente ‘evasione’ di un anno fa, proprio in luglio. L’animale è riuscito a superare la barriera elettrica e, raggiunta l’ultima recinzione, ha divelto la rete elettrosaldata piegando l’inferriata dello spessore di 12 millimetri fino a ricavarne un’apertura sufficiente per scivolare all’esterno.

Ad accorgersi dell’accaduto è stato il personale di guardia del recinto che, nonostante il fatto sia accaduto al di fuori del campo coperto dalle telecamere, ha notato come il segnale del radiocollare ad un certo punto partiva dall’esterno del recinto.

Sono state immediatamente disposte le procedure per ricostruire i movimenti dell’animale e per localizzarlo. Al momento risulta fermo in un’area della Marzola che i forestali stanno presidiando.

L’orso, a cui è stata assegnata la sigla M49, era stato rinchiuso nel recinto protetto del Centro del Casteller dalle prime ore del 29 aprile scorso, dopo che il 28 era stato catturato in ottemperanza a specifica ordinanza emessa a seguito delle ripetute incursioni dell’animale in baite e altri manufatti.

ENPA: M49 È SELVATICO E PROVINCIA NON È IN GRADO DI GESTIRE ORSI

“Dalla fuga di M49 oggi abbiamo acquisito due certezze: l’orso M49 è un animale che ha mantenuto la sua selvaticità e la Provincia Autonoma di Trento non è in grado di gestire gli orsi del Trentino. M49 è scappato perché, a differenza di quanto si è cercato di dimostrare, ha mantenuto la sua componente selvatica e grazie a quella ha trovato il coraggio di superare ogni ostacolo, affrontare il pericolo pur di riconquistare la sua libertà. Altro che orso che tollera la presenza umana e che gradisce essere alimentato, come qualcuno ha cercato di far credere. Ci appelliamo ancora una volta al Ministro dell’Ambiente Sergio Costa affinché M49 (sterilizzato e con radio collare) rimanga libero e monitorato e affinché intervenga e prenda in mano una situazione, quella degli orsi in Trentino e della fauna selvatica particolarmente protetta, ormai palesemente senza controllo. E’ ora di dire basta a questa gestione degli orsi, ricordiamo animali particolarmente protetti, basata su catture, condanne a morte e chiari interessi politici di cacciatori, agricoltori e allevatori. Categoria, quest’ultima, che, invece di lanciare subito l’ennesimo allarme, dovrebbe iniziare ad applicare i sistemi di prevenzione, tra l’altro previsti dalla legge. Quella di oggi è l’ennesima riprova, se mai ce ne fosse davvero bisogno, di quanto sia fallimentare la politica della Provincia Autonoma di Trento in materia di gestione di fauna selvatica ed in particolare degli orsi. L’Ente nazionale Protezione animali ribadisce che gli orsi, come tutti gli animali selvatici, devono rimanere liberi”.

 

LAV: “QUEL RECINTO NON ERA UNA CASA PER ORSI”

“Il recinto del Casteller non è una casa per orsi! Lo confermano le immagini esclusive (viste dall’alto) del recinto del Casteller, diffuse oggi dalla Lav alla notizia della fuga dell’ennesima fuga di M49″. Commenta in una nota Massimo Vitturi, responsabile Lav animali selvatici, “suddiviso- prosegue- in tre porzioni larghe meno di 50 metri, non può garantire il soddisfacimento delle necessità etologiche di un grande animale selvatico basti pensare che un orso percorre fino a 20 km al giorno. Quel recinto è come una condanna all’ergastolo per un innocente che non ha mai aggredito nessuno – sedato e castrato, è comprensibile che M49 abbia cercato nuovamente la libertà. E’ la prova evidente di una gestione fallimentare da parte della Provincia di Trento, che non deve in nessun modo ricadere sulla vita di M49: gli orsi hanno tutto il diritto di vivere in piena libertà, siamo noi umani a doverci adattare alla loro presenza favorendo la convivenza”.

COSTA: M49 FUGGITO, MA È MONITORABILE E NON HA MAI FATTO MALE A NESSUNO

“Come volevasi dimostrare #Papillon, soprannome di Henri Charrière, il fuggiasco francese, è il soprannome migliore che potevamo scegliere per l’orso M49: questa mattina è fuggito per la seconda volta dal recinto in cui era stato rinchiuso”. Lo dice il ministro dell’Ambiente Sergio Costa su facebook.

“Ho sentito il presidente della provincia di Trento Fugatti e allertato Ispra. La mia posizione rimane la stessa: ogni animale deve essere libero di vivere in base alla sua natura. Papillon ha il radiocollare e quindi rintracciabile e monitorabile facilmente: non ha mai fatto male a nessuno, solo danni materiali facilmente rimborsabili. Chiediamo che non venga rinchiuso e assolutamente non abbattuto. A presto per nuovi aggiornamenti. Intanto Papillon deve vivere!”

COLDIRETTI: “GARANTIRE SICUREZZA DI CITTADINI E STALLE”

Occorre garantire la sicurezza dei cittadini, dei turisti e degli allevamenti messi in pericolo dalla nuova evasione dell’orso M49, autore in Trentino di ripetute incursioni in baite, rifugi malghe e allevamenti con l’uccisione di mucche, pecore e cavalli. E’ quanto afferma la Coldiretti in merito alla fuga del pericolo animale che ha divelto la rete di ferro del recinto di Casteller in cui era rinchiuso. L’orso M49 era stato catturato nell’aprile scorso dopo essere stato protagonista di 44 attacchi con l’uccisione di 40 animali tra mucche, cavalli, pecore e galline, secondo un’analisi Coldiretti sull’ultimo rapporto grandi carnivori della Provincia di Trento. Un caso che rappresenta la punta dell’iceberg di una situazione fuori controllo dove la resistenza di chi lavora e vive sul territorio – denuncia Coldiretti – è ormai al limite considerato che in Trentino ci sono almeno altri 81 orsi, ma in circolazione ci sono pure 13 branchi di lupi o ibridi, con intrusioni nelle aziende e uccisioni di animali da allevamento. Appena qualche settimana fa si era registrato un nuovo caso di attacco alle persone, con un orso che aveva aggredito padre e figlio. Sul territorio trentino il proliferare dei grandi predatori rappresenta un grave rischio non solo per l’incolumità delle persone ma anche per le attività economiche, dall’agricoltura al turismo, alle prese con una difficile ripartenza dopo l’emergenza coronavirus. Negli ultimi anni si è reso così necessario un continuo vigilare su greggi e mandrie, al fine di proteggerle dagli attacchi poiché recinzioni e cani da pastori spesso non sono sufficienti per scongiurare il pericolo. Agli animali uccisi si aggiungono – precisa la Coldiretti – peraltro i danni indotti dallo spavento e dallo stato di stress provocato dagli assalti, con ridotta produzione di latte e aborti nei capi sopravvissuti. Sono necessarie misure di contenimento – evidenzia Coldiretti – per non lasciar morire i pascoli e costringere alla fuga migliaia di famiglie che da generazioni popolano le montagne ma anche i tanti giovani che faticosamente sono tornati per tutelare la biodiversità con il recupero delle storiche razze italiane. Serve dunque responsabilità nella difesa degli allevamenti, dei pastori e allevatori che – conclude Coldiretti – con coraggio continuano a presidiare i territori e a garantire la bellezza del paesaggio, contro degrado, frane e alluvioni che minacciano anche le città.

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27 Luglio 2020
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