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Venezia, stop ai nuovi locali: per aprire serve un punteggio minimo

VENEZIA - A Venezia non si potranno più aprire nuovi locali per la somministrazione di alimenti e bevande, a meno
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VENEZIA – A Venezia non si potranno più aprire nuovi locali per la somministrazione di alimenti e bevande, a meno che non si raggiunga un determinato punteggio, diverso a seconda dell’area della città in cui ci si vuole insediare. Questo quanto previsto dal nuovo regolamento per la somministrazione di alimenti e bevande approvato ieri in tarda serata dal consiglio comunale, che ha votato unanimemente a favore, con l’esclusione del consigliere Renzo Scarpa (gruppo misto).

Fin dal principio, infatti, le opposizioni si erano dichiarate favorevoli al provvedimento, lamentandosi però di aver avuto troppo poco tempo per discuterlo in commissione. Va approvato prima della pausa estiva, per evitare un proliferare di richieste di apertura nelle prossime settimane, la risposta trapelata dalla giunta.

Fatto sta che ciò ha portato alla presentazione di molti emendamenti, ben 51, tra cui anche alcuni da parte della maggioranza. Deborah Onisto (Fi), ad esempio, ha chiesto che eventuali deroghe fossero concesse solo a fronte di interventi di restauro o manutenzione di beni culturali o dell’attivazione di servizi di decoro urbano. Inoltre, dato che limitando le nuove aperture si determina di fatto un vantaggio per chi ha già in piedi un’attività, un secondo emendamento forzista prevedeva la compartecipazione delle attività commerciali agli obiettivi prefissati dal Comune sul decoro.

La leghista Silvana Tosi ha invece chiesto e ottenuto che si assegnino dei punti, utili a raggiungere la soglia necessaria ad ottenere la possibilità di aprire, a chi accoglie i “Fido”, ovvero ai cani, offrendo anche l’acqua in apposite ciotole usa e getta. Sull’emendamento in questione la discussione si arena a lungo, perché alcuni consiglieri, tra cui anche la presidente del consiglio Ermelinda Damiano, trovano poco serio utilizzare il termine “Fido” invece di cane. Ma Tosi non vuole sentire ragioni perché “chi ha un cane non lo chiama mica cane”. Tant’è, il punteggio per chi accoglie i canini ci sarà.

Come anche quello per chi utilizza esclusivamente prodotti veneti, che aumenta se anche le ricette proposte sono solo quelle tipiche della tradizione veneziana, come richiesto da un altro leghista, Giovanni Giusto. Anche questo emendamento richiede una discussione articolata perché Francesca Faccini (Lista Casson), pur ritenendo buona l’idea, vorrebbe sostituire il termine “escusivamente” con “prevalentemente”, in quanto “è praticamente impossibile utilizzare solo prodotti veneti, si pensi ad esempio al caffè, il sale, il pepe o le spezie”.

Ma il vero problema è che l’emendamento prevede che la certificazione dell’utilizzo di prodotti nostrani avvenga tramite autocertificazione e si basi, quindi, sulla buona fede degli esercenti. “Ma poi, chi controlla?”, chiede Faccini, che riesce a farsi approvare diversi emendamenti, alzando tra l’altro il punteggio per chi non installa slot machines e per chi prevede aree dedicate al cambio degli infanti.

Al termine della lunga discussione il provvedimento è approvato, in tempo per la pausa estiva. Le nuove attività di somministrazione dovranno allora raggiungere un punteggio minimo, e quindi un livello qualitativo minimo, per poter aprire. A meno di deroghe.

E qui scattano i problemi, perché a concedere eventuali deroghe sarà l’amministrazione comunale e tra i criteri sufficienti a concederle c’è la creazione di nuovi posti di lavoro e di una ricaduta economica da parte dell’attività. “Così si lascia tutto alla discrezionalità, perché tutte le nuove attività creano posti di lavoro”, attacca Rocco Fiano (Lista Casson).

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