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Ostia, sotto sequestro il porto turistico, l’Hakuna Matata e altri stabilimenti

Il porto turistico di Ostia era il centro degli affari gestiti da Mauro Balini, soggetto "socialmente pericoloso" e già coinvolto in precedenti inchieste
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ROMA – I finanzieri del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Roma stanno sequestrando il patrimonio aziendale e le quote societarie di 19 società – di cui 2 di diritto inglese – legate alla gestione del porto turistico di Roma e di alcuni lidi di Ostia, 531 unità immobiliari, disponibilità finanziarie e altri beni mobili per un valore complessivo di circa 450 milioni di euro. Il decreto di sequestro è stato emesso dal Tribunale di Roma – Sezione Specializzata per le Misure di Prevenzione- nei confronti del noto imprenditore romano Mauro Balini, 51enne, coinvolto, in passato, in plurime indagini per associazione a delinquere, bancarotta fraudolenta, emissione di fatture false e riciclaggio, che è risultato contiguo ad ambienti malavitosi operanti sul litorale di Ostia e in costante collegamento con personaggi di notevole spessore criminale.

mare_estate_ostiaLa misura di prevenzione giunge al termine di complesse indagini di polizia economico-finanziaria, basate anche sulle evidenze acquisite nel corso di altre investigazioni, concernenti i più insidiosi fenomeni criminali che hanno interessato, nel recente passato, il litorale romano e la municipalità di Ostia. Ci si riferisce agli approfondimenti correlati alla nota operazione “Tramonto”, condotta- sempre dal G.I.C.O.- nei confronti del potente clan criminale Fasciani, egemone a Ostia, che ha portato, nel marzo 2014, all’esecuzione di 16 ordinanze di custodia cautelare e al sequestro di beni per oltre 6 milioni. In tale contesto, sono state approfondite anomale operazioni finanziarie che hanno visto protagonisti il Balini e noti pregiudicati attivi nell’area lidense (già oggetto di plurime investigazioni, anche datate, dirette dalla locale Dda, in materia di narcotraffico) contigui al nominato clan Fasciani ovvero all’altrettanto potente clan Senese. Così in un comunicato la Guardia di Finanza di Roma. A ciò si sono aggiunte le evidenze acquisite nel corso dell’operazione “Nuova Alba”, condotta dalla Polizia di Stato, nel cui contesto sono emerse le connivenze del Balini con esponenti delle organizzazioni malavitose interessate al litorale di Ostia.

Dalle intercettazioni telefoniche eseguite a suo tempo è emerso che proprio dal mondo degli affari “nella fase dell’ipotizzato rinnovo, per la riforma normativa, degli assetti concessori, proviene il riscontro delle egemonie di strada createsi in Ostia: inesistenti i Triassi; preoccupati del futuro i gestori già operanti, quali Giacometti, legato a Balini, e collegato agli epigoni della Magliana; decisi all’investimento, e alla creazione sistematica di società strumentali a consentire l’accesso all’affare, siccome fornite di pertinente licenza, i clan emergenti, ossia i Fasciani e gli Spada”.

In tale contesto, relativamente ai referenti criminali del Balini, figura di primo piano è quella del pregiudicato Di Maria Cleto, narcotrafficante di elevato calibro, al quale Balini aveva concesso, ad un prezzo irrisorio, attraverso una società assegnataria della relativa concessione demaniale, la gestione del chiosco–bar all’interno della spiaggia attrezzataHakuna Matata”, di Ostia, oggi sequestrata. Inoltre, Di Maria curava, per conto del Balini, i servizi di sicurezza e vigilanza all’interno del porto turistico, oltre ad abitare in un appartamento all’interno dello stesso.

ombrelloni_spiaggiaEd è proprio il porto turistico di Ostia, insieme ad alcuni stabilimenti balneari (tra i quali “Hakuna Matata” e “Plinius”), il centro degli affari gestiti da Balini, attraverso una serie di società, da oggi affidate agli amministratori giudiziari nominati dal Tribunale, continua la Guardia di Finanza di Roma. L’odierna operazione, denominata “Ultima spiaggia”, ha consentito di accertare come Balini sia soggetto socialmente pericoloso” e titolare, direttamente e/o indirettamente, attraverso familiari conviventi e non, nonché “prestanome”, di una serie di beni di ingente valore, assolutamente sproporzionato rispetto ai redditi dichiarati. Tale sproporzione, unita alla citata pericolosità sociale, ha permesso di richiedere, ai sensi del “Codice Antimafia”, il sequestro finalizzato alla confisca dell’intero patrimonio al medesimo direttamente o indirettamente riconducibile.

Le risultanze delle indagini esperite sono state partecipate dalla locale Direzione distrettuale antimafia al Tribunale di Roma – Sezione Specializzata per le Misure di Prevenzione che, con proprio provvedimento, ha disposto il sequestro di: patrimonio aziendale e relativi beni di 12 società di capitali; patrimonio aziendale e relativi beni di 2 società estere; 1 impresa individuale; quote societarie di 4 persone giuridiche; 531 unità immobiliari; 11 tra auto e moto; un’imbarcazione; rapporti finanziari, per un valore complessivo di stima di circa 450 milioni di euro.

L’operazione, eseguita con il supporto del II Gruppo e del Gruppo Pronto Impiego della Guardia di finanza di Roma, costituisce l’ennesimo intervento del Corpo e della locale Autorità giudiziaria finalizzato all’aggressione ai patrimoni illecitamente accumulati da soggetti “socialmente pericolosi”, che sono dediti abitualmente a traffici illeciti e vivono con i proventi di tali traffici, conclude la Guardia di Finanza di Roma.

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