domenica 9 Agosto 2026

FOTO | Mammut lanoso ma anche T Rex, in Cadore una mostra di ‘giganti’ in riva a una lago

Nel Cadore e nelle Dolomiti Bellunesi vissero il mammut lanoso, l'orso delle caverne e il bisonte delle steppe: una mostra racconta la loro convivenza con gli ultimi dinosauri

ROMA – Un tuffo nel passato, tra Cretaceo e Pleistocene, per approfondire l’estinzione dei dinosauri e la supremazia di nuove specie, i mammiferi, fino ad arrivare alle grandi faune dei periodi glaciali come le tigri dai denti a sciabola, i bradipi giganti, gli orsi delle caverne, i mammut lanosi e molti altri esemplari, alcuni dei quali popolarono anche le Prealpi Venete. È tutto quello che potete trovare nella mostra che ha inaugurato oggi, ad Auronzo di Cadore, dove si sviluppa tra il lungolago del lago di Santa Caterina (dove sono disseminati una ventina di riproduzioni a dimensione naturale dei grandi mammiferi del Pleistocene) e al Museo di Palazzo Corte. L’esposizione, che si intitola “Auronzo Tre Cime. Dai dinosauri ai mammut, la storia continua“, è stata curata dal paleontologo Simone Maganuco. È promossa dal Comune in collaborazione con la Magnifica Comunità di Cadore e il Comune di Danta di Cadore, la ditta
Geomodel Srl e il team di Dinosauri in Carne e Ossa.

La mostra, aperta da oggi al 30 settembre, scrive il secondo capitolo di un percorso, inaugurato
nel 2025, dedicato alla scoperta delle grandi epoche geologiche e degli animali che ne furono
protagonisti, con l’opportunità di incontrarli a grandezza naturale. L’area delle Dolomiti della zona di Auronzo, tra l’altro, rappresenta un eccezionale scrigno di reperti paleontologici (risalenti soprattutto al Triassico e alla fine del Pleistocene). La mostra “All’alba delle Tre Cime – I dinosauri”, del 2025, attirò oltre 7 mila visitatori.

I CAMBIAMENTI CLIMATICI AI TEMPI DEI DINOSAURI

Obiettivo della mostra è approfondire i temi dell’impatto degli eventi catastrofici sull’evoluzione della vita, dell’adattamento ai cambiamenti climatici e del rapporto tra uomo e fauna, con due focus su argomenti che hanno un legame con il presente: la domesticazione del lupo e l’origine del cane da un lato, e le estinzioni recenti di origine antropica (ad esempio quelle del dodo, del tilacino, del lemure gigante) dall’altro. La mostra illustra la transizione dai rettili “mammaliani” ai primi mammiferi, la loro lunga coesistenza all’ombra dei dinosauri e il successivo predominio, dopo l’estinzione di fine Mesozoico, che ha portato alla scomparsa dei grandi rettili, rappresentati dal celebre T. rex.

Al Museo di Palazzo Corte Metto si approfondiscono le origini dei mammiferi, passando in
rassegna l’evoluzione dai sinapsidi ai primi mammiferi, gli adattamenti chiave (termoregolazione,
dentizione, cura parentale) e la convivenza con i dinosauri. Qui sarà esposto anche il frammento di
una zanna di mammut
, ricevuto in prestito dal Museo di Danta di Cadore.

I GIGANTI IN MOSTRA SUL LUNGOLAGO

La sezione esterna sul lungolago, invece, sviluppa in uno splendido contesto panoramico il tema
della radiazione adattativa dei mammiferi durante le glaciazioni, ovvero quel processo che ha permesso lo sviluppo di diverse specie a partire da un antenato comune: qui si può incontrare l’indricoterio, il più grande mammifero di terraferma, la megafauna del Pleistocene americano (tigre dai denti a sciabola, armadillo gigante, bradipo terricolo) e la fauna europea e italiana dell’era glaciale (mammut lanoso, bisonte, cervo megacero).

CHI ABITAVA IL CADORE NEL PLEISTOCENE

Nel Pleistocene l’area del Cadore e delle Dolomiti Bellunesi fu fortemente modellata dall’espansione dei ghiacci e solo con il ritiro dei ghiacciai, circa 12 mila anni fa, l’ambiente divenne ospitale, permettendo la frequentazione umana e la conservazione di importanti reperti geologici e preistorici. I “giganti dell’Era Glaciale” comparvero e vissero nelle valli prealpine: tra le specie più iconiche spiccano il mammut lanoso (ne sono stati rinvenuti alcuni resti nell’Alta Marca Trevigiana), il rinoceronte lanoso (territorio veronese), l’orso delle caverne (Colli Berici e Monti Lessini), il megalocero (cervo gigante, Colli Berici e bacino del fiume Brenta), il leone delle caverne (depositi alluvionali del Po) e il bisonte delle steppe (Colli Berici e bacino del fiume Po), animali che si potranno ammirare ad Auronzo di Cadore, accanto ad altri che popolarono altre aree del mondo, come i bradipi giganti e le tigri dai denti a sciabola.
Il Veneto si conferma uno straordinario laboratorio per lo studio dei grandi cambiamenti climatici e geologici del Pleistocene, che hanno trasformato la regione passando dalle valli alpine, modellate dalla presenza dei ghiacciai, alla pianura attuale e all’area lagunare, che presero il posto di una vasta tundra abitata da grandi mammiferi e da uomini: un’evoluzione che ha consegnato un patrimonio fossile e archeologico di rilevanza mondiale.

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