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Con la guerra in Ucraina in 14 Paesi mangiare costa fino a 10 volte di più

Alle stelle pane, olio, benzina, persino assorbenti, così tante famiglie si indebitano o rinunciano a un pasto: lo rivela ActionAid tra Africa, Asia e Caraibi

Pubblicato:27-06-2023 19:16
Ultimo aggiornamento:28-06-2023 11:00

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Foto: ActionAid

ROMA – In alcune delle aree più vulnerabili del mondo le famiglie arrivano a spendere fino a dieci volte quello che pagavano 16 mesi fa, prima dello scoppio della guerra in Ucraina, per acquistare beni di prima necessità, alimentari e non. E’ quanto emerge da uno studio condotto da ActionAid su oltre un migliaio di persone, fra semplici cittadini e leader di comunità in 14 Paesi di Africa, Asia e Caraibi, e rilanciato in una nota.
Lo studio – condotto in particolare in Afghanistan, Bangladesh, Repubblica Democratica del Congo, Etiopia, Haiti, Kenya, Malawi, Myanmar, Nepal, Nigeria, Sierra Leone, Somaliland, Zambia e Zimbabwe – ha rilevato un notevole aumento dei prezzi, nonostante la tendenza indicata nell’Indice dei prezzi alimentari pubblicato dal Fondo delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura (Fao), mostri un calo dell’11,7% dal febbraio 2022.

Foto: ActionAid

IL 74% COSTRETTO A RIPIEGARE SU CIBO SCADENTE

ActionAid continua riferendo che l’aumento dei prezzi è particolarmente allarmante in un periodo in cui, nelle comunità intervistate, i redditi sono diminuiti di quasi un quarto, con punte che in Etiopia, nell’area di Guna, hanno raggiunto il 133%. Quasi i tre quarti (74%) degli intervistati hanno inoltre ammesso di aver cambiato la propria dieta scegliendo alimenti di bassa qualità, mentre più della metà (59%) ha dichiarato che le persone della propria comunità si sono indebitate.


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Nel periodo monitorato i prezzi della pasta e dei fertilizzanti sono aumentati in media di oltre il 115%, i costi della benzina dell’80%. Dall’inizio della guerra, nei mercati locali e nelle comunità dei Paesi presi in esame da ActionAid, le comunità spendono in media il doppio (101% in più) per una pagnotta di pane (con un aumento fino al 614% nel distretto di Binga, in Zimbabwe), lo zucchero è aumentato in media del 59% (più dell’800% nel distretto di Binga, in Zimbabwe), l’olio del 57%, il gas per cucinare del 47%. Non sono esenti anche generi non alimentare come gli assorbenti, il cui costo è salito in media dell’83%. Lo Zimbabwe risulta essere uno dei paesi più colpiti da questi aumenti: in alcuni distretti la popolazione ha riferito che i prezzi della benzina sono aumentati di oltre il 900%, quelli della pasta fino al 750%, i costi dei fertilizzanti di oltre il 700% e gli assorbenti costano oltre il 600% in più.

Fonte: ActionAid

IN ZIMBABWE ALCUNE FAMIGLIE RINUNCIANO A UN PASTO

Joy Mabenge, direttore di ActionAid Zimbabwe dichiara: “I prezzi del cibo e del carburante in Zimbabwe aumentano quasi quotidianamente, colpendo duramente le famiglie che vivono al di sotto della soglia di povertà. In alcune aree, alcune non possono permettersi nemmeno un pasto al giorno perché i prezzi dei generi alimentari sono completamente fuori controllo, lasciando molti a lottare per la sopravvivenza, senza sapere da dove arriverà il prossimo pasto”.

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ActionAid osserva che questi aumenti causano pesanti conseguenze, soprattutto sul futuro di donne e bambini. I leader delle comunità di 10 Paesi hanno dichiarato che nelle loro aree i tassi di matrimoni precoci sono in aumento mentre peggiora la salute mentale nelle comunità più colpite: più della metà degli intervistati ha affermato che l’aumento dei prezzi li ha fatti sentire senza speranza (53%).

SALGONO ABBANDONO SCOLASTICO E MATRIMONI PRECOCI

La crisi economica minaccia anche i bambini: in 10 dei 14 paesi esaminati i tassi di abbandono scolastico sono aumentati sia per le ragazze sia per i ragazzi, mentre la pressione economica creata dall’aumento dei prezzi ha portato anche a un aumento dei casi di matrimoni e gravidanze precoci.
Una delle intervistate nel distretto di Sunamganj, in Bangladesh, spiega: “l’istruzione è molto meno importante del guadagnare per sopravvivere. I ragazzi devono lavorare nelle cave di pietra o nell’estrazione di sabbia per 300 Taka (poco più di 2,5 euro – ndr) al giorno nel fiume Jadukata. Per questo motivo saltano la scuola”.

Foto: ActionAid

L’APPELLO: TANTE CRISI, SERVONO AIUTI E PIANI DI LUNGO PERIODO

I Paesi coinvolti nell’indagine stanno affrontando crisi intersecate, come i disastri climatici, le conseguenze del conflitto in Ucraina ma anche lo stress da debito estero e il forte deprezzamento delle loro valute locali. ActionAid chiede quindi un approccio olistico e finanziamenti adeguati che affrontino queste crisi interconnesse: “È necessario introdurre con urgenza misure di protezione sociale, tra cui servizi di istruzione e pasti scolastici gratuiti, per assistere le famiglie più a rischio” ha detto Alberta Guerra, global policy analyst per actionAid e coordinatrice della ricerca. “I governi che dipendono dalle importazioni di cibo- ha aggiunto- devono anche investire in riserve alimentari nazionali e regionali per agire da cuscinetto e ridurre la vulnerabilità dei Paesi alla carenza di cibo e all’aumento dei prezzi. Gli impatti catastrofici a cui stiamo assistendo rendono chiaro il motivo per cui una giusta transizione verso le energie rinnovabili e le pratiche agricole agroecologiche sia necessaria più che mai”.

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