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Cozza Plastic Free, a Napoli prove in mare con retino biodegradabile e compostabile

PASCATORE_COZZE
A cura di Coldiretti, Università Federico II, Novamont e Legambiente
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ROMA – Calato in acqua a Capo Miseno (Napoli), il primo retino in bioplastica biodegradabile e compostabile che dà il via alle prove in mare del progetto ‘Cozza Plastic Free’, che vede insieme Coldiretti Impresa Pesca Campania, Università Federico II – Dipartimento di Medicina Veterinaria e Produzioni Animali, Novamont e Legambiente Campania. L’obiettivo è sostituire i retini in plastica utilizzati per l’accrescimento dei mitili con retini in bioplastica MATER-BI di Novamont in tutti gli allevamenti di cozze della regione, dal litorale Domitio al Cilento.

La produzione mondiale di cozze, segnala l’Osservatorio europeo del mercato dei prodotti della pesca e dell’acquacoltura – EUMOFA, è di oltre 2 milioni di tonnellate, di cui mezzo milione in Europa. La Cina è il primo produttore con quasi 900 mila tonnellate. In Italia se ne producono circa 70 mila tonnellate, che si concentrano prevalentemente in Emilia-Romagna, Veneto, Puglia, Friuli-Venezia-Giulia, Sardegna e Liguria. In Campania, dove la cozza arricchisce la tradizione culinaria partenopea, ogni anno si stima una produzione di circa 5 mila tonnellate.

“Nel 2021- denuncia Legambiente- sono state 47 le spiagge monitorate con il protocollo beach litter, censendo 36.821 tipologie di rifiuti finiti in mare. Di questi oltre 2.600 oggetti sono riconducibili alle attività di pesca: reti e attrezzi da pesca e acquacoltura in plastica, cassette per il pesce, lenze, galleggianti, contenitori per le esche. All’interno di questa categoria l’oggetto più presente (per il 45%) sono le calze da mitilicoltura”.

“Delle 47 spiagge indagate- precisa Mariateresa Imparato, presidente di Legambiente Campania- 14 sono in Campania, dove sono stati individuati 363 rifiuti da pesca, il 3% del totale nazionale. Nel 2021, in particolare, le spiagge con una maggiore presenza di retini per mitili sono Canovella de Zoppoli a Duino-Aurisina in provincia di Trieste, Montemarciano in provincia di Ancona, la spiaggia Romana a Bacoli in provincia di Napoli e la spiaggia sulla strada del Baraccone a Bari. I retini usati nella mitilicoltura rientrano nella top ten dei rifiuti più presenti, all’ottavo posto con il 3,2% di tutti i rifiuti registrati complessivamente nel 2021, per una media di 25 ogni 100 metri lineari di spiaggia monitorata da Legambiente”.

L’adozione dei retini in bioplastica biodegradabile e compostabile, sottolinea Salvatore Loffreda, direttore di Coldiretti Campania, “è una scelta necessaria per proteggere il nostro mare dalla minaccia delle micro plastiche, che possono finire anche nella catena alimentare. Una volta concluso l’utilizzo, le calze diventano rifiuto speciale, da smaltire correttamente presso i porti di approdo. Le reti in bioplastica, invece, possono essere raccolte e avviate a riciclo negli impianti di compostaggio, ricavando fertilizzante utile per l’agricoltura. Un processo di economia circolare che rientra negli obiettivi nazionali ed europei di transizione ecologica”.

Se questo tipo di retino in MATER-BI, specifica Coldiretti Impresa Pesca Campania, “dovesse invece essere, malauguratamente, disperso e finire in mare, si degraderebbe in un arco temporale massimo di 18 mesi come evidenziato dalle ricerche sinora effettuate su diversi prodotti realizzati in MATER-BI”.

LA SPERIMENTAZIONE

La sperimentazione in mare, che partirà in maniera estesa su cinque allevamenti tra il litorale Domitio e il golfo di Napoli, servirà a testare la resistenza in mare rispetto alle diverse correnti, la forma utile per l’accrescimento dei mitili e il contributo alla qualità del prodotto finito. Un test scientifico che sarà realizzato grazie al gruppo di ricerca guidato dal docente Aniello Anastasio.

 Novamont sta anche effettuando test per valutare le performance delle retine anche in termini di sostenibilità e dei diversi stream di riciclo (meccanico, organico, ecc). “Niente deve essere abbandonato, né in suolo né in mare, in maniera irresponsabile perché ciò determina comunque un rischio ecologico potenziale. La biodegradabilità intrinseca dei prodotti in MATER-BI rappresenta un fattore di mitigazione del rischio ecologico che non deve diventare messaggio commerciale, ma ulteriore elemento di valutazione del profilo ambientale dei prodotti biodegradabili”, conclude Andrea Di Stefano, responsabile progetti speciali di Novamont. 

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