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Ispezioni in case famiglia e ai Servizi sociali: la proposta della Garante dell’Abruzzo

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L'avvocata Maria Concetta Falivene presenta una proposta di legge per istituire controlli sul personale delle case famiglia e sulle relazioni degli assistenti sociali
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ROMA – Una proposta di legge per fare in modo che i Servizi sociali e il personale delle case famiglia per minori possano essere sottoposti a controlli ispettivi. È quanto avanzato, nel corso di una conferenza stampa alla Camera promossa dalla deputata di Forza Italia Veronica Giannone, dall’avvocata Maria Concetta Falivene, Autorità Garante per l’Infanzia e l’Adolescenza della Regione Abruzzo. “La mia è una proposta di legge semplice, che si va a strutturare con la legge 149 del 2015 inerente all’ispettorato del lavoro, ha la medesima struttura e nomenclatura, con l’aggiunta di una funzione”, spiega Falivene, che ragiona a partire dal quadro normativo italiano, in cui “non vi può essere una categoria di soggetti che intervengono nell’ambito pubblicistico, in questo caso dei minori, che non abbia un controllo dedicato“. Nel mirino della proposta sono le relazioni degli assistenti sociali, dalla “natura giuridica incerta e controversa”, perché possono essere “atti amministrativi, probatori qualora vengano strutturati in ambito processuale, o meri e semplici atti giuridici”. Tuttavia, fa notare l’Autorità Garante abruzzese, “si tratta di giudizi soggettivi cristallizzati all’interno di una relazione che è insindacabile”. Da qui l’interrogativo: “Sulla scorta di quali criteri o sussunzione scientifica i genitori cosiddetti ‘inadeguati’ vengono giudicati tali? Su giudizi soggettivi, che non possono essere contestati”, sottolinea l’avvocata.

L’ASSENZA DI UN DATABASE NAZIONALE SUGLI ALLONTANAMENTI DEI MINORI

Ed è così che avvengono molti degli allontanamenti dei minori collocati in casa famiglia, di cui “non esiste un database nazionale. In Abruzzo – fa sapere Falivene – non ho dati sui minori in casa famiglia, né sulla loro permanenza in struttura. Per questo, con il procuratore capo della Repubblica presso il Tribunale dei Minorenni stiamo stipulando un protocollo in cui ci sarà la fotografia di tutte le situazioni che riguardano i minori, che andrà a individuare i provvedimenti degli assistenti sociali e delle case famiglia e i tempi di permanenza”. Un monitoraggio, dunque, al quale secondo la Garante va affiancata una diversa modalità di intervento nei casi di “fragilità familiare. Dovremmo effettuare un percorso preventivo per le famiglie che vivono delle fragilità – dice – un percorso riabilitativo di 18 mesi”, dirottando i fondi destinati alle strutture per minori a un investimento sulla famiglia, con cui “il minore ha diritto di vivere. È arrivato il momento che noi adulti ci fermiamo a riflettere se ci sia stata stata una distruzione del sistema da protezionistico-pubblicistico a favore di un sistema economico. Io ho minori che sono stati in casa famiglia per oltre sette anni: questo, a mio avviso, non è più possibile”.

L’ORDINANZA DELLA CASSAZIONE SULLA PAS

“Non riesco a comprendere come possa essere positivo lasciare un minore in queste strutture sette anni, all’interno di un ambiente che non è proprio quello che noi definiamo una famiglia, una casa”, osserva Giannone, che passa la parola all’avvocato Antonio Voltaggio, legale della donna che qualche giorno fa ha visto annullare dalla Corte di Cassazione un provvedimento di affido super-esclusivo della figlia al padre con un’ordinanza storica che stabilisce che questo tipo di provvedimenti non si possono fondare sulla diagnosi di Pas (sindrome dell’alienazione parentale) o di sindrome della ‘madre malevola’.

LEGGI ANCHE: Ordinanza storica della Cassazione, l’avvocato A.Voltaggio: “La Pas come teoria nazista”

“LE PERIZIE DEGLI ASSISTENTI SOCIALI NON SIANO SENTENZE”

“Vorrei – dichiara l’avvocato Voltaggio – che i giudici, come per i testimoni a cui dicono che devono stare attenti perché la falsa testimonianza è punita come reato, dicessero ai consulenti che esiste una norma un po’ nascosta nell’articolo 64 del Codice di procedura civile che dice che il consulente che incorre in colpa grave negli atti richiesti è punito con l’arresto fino a un anno o con una multa se non sbaglio di 10.319 euro”. Richiamato dal legale il passaggio dell’ordinanza in cui si nomina il ‘tatertyp’ o ‘colpa d’autore’. “Una collega penalista mi ha detto che è un riferimento chiaro a Lombroso (Cesare, ndr) – chiarisce Voltaggio – Questa teoria, che dice che il soggetto agente può essere punito non per i fatti commessi ma anche per il suo modo di essere, è nata negli Anni 40 da giuristi tedeschi ed è stata subito avversata dalla più elevata della cultura penalistica, anche in Italia. Purtroppo ci sono proposte di legge presentate che sono assolutamente in linea con il punire i minori e i soggetti vulnerabili. La casa famiglia – aggiunge il legale – è la soluzione finale di Gardner (Richard, inventore della Pas, ndr), che somiglia a una soluzione finale di stampo totalitario. Le perizie non devono diventare delle sentenze – avverte Voltaggio – è un aiuto al giudice che non è esperto. Noi – conclude l’avvocato – ci auguriamo che siano sempre più esperti, perché la loro discrezionalità non possono passarla al consulente tecnico”. Infine, un invito a non abbassare la guardia, “perché ora si parla di ‘immaturità relazionale’ e questa teoria potrebbe risorgere attraverso altri termini”.

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