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La metà delle persone è ingrassata durante la pandemia, a mangiare peggio sono i più giovani

Staiano (Sip): "Bisogna puntare a diete personalizzate". Sull'obesità pesano gli stili di vita
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ROMA – Sovrappeso e obesità, che in Italia riguardano rispettivamente il 20% e il 10% dei bambini in età scolare, hanno registrato un preoccupante incremento durante il Covid-19 a causa della sospensione delle attività sportive e del maggior consumo di alimenti calorici. A confermarlo una recente survey condotta su più di 3.500 soggetti di età tra 12 e 86 anni dalla quale emerge che circa 1 intervistato su 2 ha dichiarato un aumento di peso durante il confinamento e oltre 1 su 3 un peggioramento degli stili di vita. Ma ad aver mangiato peggio, ossia di più e cibi meno sani, sono stati proprio i bambini e gli adolescenti di età compresa tra 12 e 18 anni. Partendo da questi dati, al 76esimo congresso della Società italiana di pediatria (Sip), i maggiori esperti di alimentazione fanno il punto su come affrontare il post-Covid, al fine di contrastare un fenomeno da anni in crescita esponenziale e che rappresenta una delle maggiori minacce alla salute individuale e collettiva.

“Da un lato, stanno emergendo evidenze che dimostrano il ruolo cruciale degli stili di vita per prevenire e contrastare l’obesità, addirittura più importanti della genetica. Dall’altro, le diete tradizionali basate sul conteggio delle calorie vanno spesso incontro a insuccessi, mentre sta mostrando maggiori potenzialità la personalizzazione dei programmi nutrizionali e dell’attività fisica“, spiega Annamaria Staiano presidente eletta Sip e professoressa ordinaria di Pediatria all’Università Federico II di Napoli. Gli studi condotti sinora su gemelli e nuclei familiari, dei quali si è parlato al congresso, hanno dimostrato un ruolo decisivo della componente genetica sull’obesità, tanto che l’ereditabilità è stata stimata in un range che va 30% al 70%. Un recentissimo studio pubblicato su JAMA Pediatrics (Heitkamp et al. 2021) tuttavia, va in direzione contraria dimostrando che nel successo degli interventi terapeutici, il ruolo svolto dalla suscettibilità genetica è marginale. Mentre sarebbero proprio i fattori ambientali, e comportamentali a determinare l’efficacia o meno dei programmi di intervento. Ciononostante, l’approccio tradizionale di intervento, basato sulle sole restrizioni alimentari, porta troppo spesso a insuccessi, soprattutto nei bambini. “La dieta tradizionale basata sul conteggio delle calorie e sulle variazioni di micro e macro nutrienti è un concetto da superare- constata Staiano- perché ogni individuo è diverso dall’altro e diversa è la risposta agli alimenti. La personalizzazione dei programmi nutrizionali (come la pianificazione dei pasti, il controllo delle porzioni, la selezione di spuntini sani) e dei programmi di attività fisica (mediante supporti tecnologici) e, in generale, la modulazione delle raccomandazioni sui bisogni personali del bambino e della sua famiglia, si sono dimostrati efficaci nel modificare i comportamenti di bambini e adolescenti obesi, come dimostra una recente revisione della letteratura che ha proposto una nuova strategia di intervento personalizzato, eziologia-dipendente, per la gestione dell’obesità infantile (modello Epistco)“.

Il modello Epistco sottolinea proprio l’importanza di incorporare i diversi approcci relativi ad uno stile di vita sano (nutrizione, attività fisica, qualità del sonno)e di adattarli alle esigenze e alle caratteristiche individuali per garantire la personalizzazione terapeutica. 

La personalizzazione degli interventi terapeutici è, dunque, la nuova frontiera della medicina, anche in ambito nutrizionale. “Il diverso effetto che l’assunzione di uno stesso alimento determina in individui diversi- spiega ancora l’esperta di nutrizione- è legato alle variazioni del patrimonio genetico, della risposta glicemica ai pasti e del microbiota intestinale. La risposta glicemica agli alimenti e l’attività del microbiota- sottolinea- sono due parametri molto importanti per la nostra salute. Alimenti con uguale indice glicemico possono infatti associarsi a una diversa risposta glicemica post-prandiale proprio a causa del differente metabolismo individuale e dell’attività del microbiota intestinale. Un buon controllo della risposta glicemica post-prandiale e della conseguente risposta insulinica è cruciale per garantire il controllo del peso e la prevenzione delle malattie metaboliche”.

Lo sforzo futuro, conclude Staiano, “dovrà essere quello di sviluppare algoritmi capaci di predire la risposta individuale agli alimenti, sulla base di specifici parametri che includano gli indici nutrizionali e lo stile di vita (attività fisica, sonno, stress), al fine di raggiungere la personalizzazione massima dell’intervento terapeutico e ottenere i migliori risultati sia in termini di prevenzione che di trattamento di patologie croniche non trasmissibili, quali l’obesità e il diabete”. 

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