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Assalti ai bancomat con l’escavatore tra Catania e Trapani, 18 misure cautelari

assalto al bancomat
Oltre un centinaio i poliziotti delle squadre mobili delle due province impegnati nell'operazione 'Jammer'
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PALERMO – Erano specializzati negli assalti ai bancomat con l’uso di escavatori e il loro campo d’azione era rappresentato dalle province di Catania e Trapani, ma la polizia li ha scoperti e fermati. Oltre un centinaio i poliziotti delle squadre mobili delle due province impegnati nell’operazione ‘Jammer‘, con il coordinamento del Servizio centrale operativo, insieme con gli agenti del commissariato di Marsala: eseguiti 18 provvedimenti cautelari richiesti e ottenuti dalla procura lilibetana nei confronti degli indagati. Le accuse, a vario titolo, sono di associazione a delinquere, furto, danneggiamento aggravato e simulazione di reato. Sono in corso anche numerose perquisizioni. 

Sono 22 le persone denunciate. Nel mirino degli investigatori gli appartenenti a tre gruppi criminali, tra loro collegati e specializzati. I malviventi utilizzavano mezzi d’opera, di regola rubati, per scardinare le postazioni bancomat che poi venivano caricate a bordo di altri veicoli pesanti. Gli agenti, già dalle prime indagini avviate dopo un assalto avvenuto presso la postazione Atm di un istituto bancario marsalese nel luglio del 2019, avevano compreso di essere di fronte ad uno o più gruppi specializzati nell’esecuzione di questi particolari colpi. Cinque i colpi attribuiti alle tre bande. La prima incursione risale al 10 luglio del 2019, a Marsala, ai danni di uno sportello della Banca Intesa. Il secondo colpo a Trapani, in contrada Xitta, il 31 agosto, con vittima una filiale del gruppo bancario Credito Valtellinese. La terza e la quarta incursione sono avvenute sempre a Marsala, il 3 ottobre e il 10 novembre dello stesso anno, ai danni rispettivamente della Banca di Credito Cooperativo Toniolo e di una filiale di Poste Italiane. Il quinto assalto, solo tentato, aveva infine visto protagonista lo sportello Atm del Credito Siciliano di Trecastagni (Catania).

Le indagini hanno progressivamente accertato la presenza di una “struttura Catanese”, composta da “elementi di provata abilità”, che, “con procedure di approccio di tipo militare – dicono gli investigatori – mettevano a disposizione la propria esperienza nell’esecuzione materiale dell’assalto, e di due distinti gruppi, uno formato da pregiudicati marsalesi e l’altro da trapanesi, che fornivano assistenza logistica e supporto operativo”. Le accuse ipotizzate vanno dall’associazione a delinquere, al furto aggravato sia delle postazioni Atm, sia dei mezzi utilizzati nei colpi come auto, furgoni ed escavatori. Per alcuni indagati anche la simulazione di reato per aver falsamente attestato la sottrazione di propri veicoli poi utilizzati negli assalti e il danneggiamento di alcune vetture durante lo sradicamento delle postazioni bancomat. Nel corso dell’attività sono stati sequestrati una bombola di ossigeno, destinata a bloccare l’attivazione del meccanismo di macchiatura delle banconote, ed un disturbatore di frequenze, il cosiddetto ‘Jammer’, che dà il nome all’operazione, utilizzato per inibire il funzionamento di cellulari e dispositivi gps durante i colpi.
L’ammontare globale delle somme rubate ammonta ad oltre 225mila euro, di cui 74mila circa sono stati recuperati durante le indagini e restituiti all’istituto di credito vittima dell’assalto. Nell’operazione anche i Reparti Prevenzione Crimine di Siderno, Vibo Valentia, Palermo e Catania.

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