Idea socialista: rimandiamoli a casa loro. Anzi no, in Ruanda

La Danimarca ha firmato un accordo con il Paese africano. Spostando la frontiera all'equatore. Con il rischio che chi fugge dalla guerra possa chiedere asilo solo lì
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ROMA – Immaginate di essere fuggiti dalla guerra. Di aver attraversato il Mediterraneo su un barcone e, di Paese in Paese, essere approdati in Danimarca. Perché possiate far domanda di asilo vi metteranno su un aereo: destinazione Ruanda. Non è uno scenario di fantasia, a giudicare dall’accordo siglato a Kigali da due ministri di Copenaghen. Entrambi socialdemocratici, pare fossero sotto pressione per l’avanzata della destra, nonostante nel 2020 le richieste d’asilo in Danimarca siano state appena 1.500, il livello più basso da quasi 30 anni. I due avevano già tentato senza successo un’intesa con Tunisia ed Etiopia. Ora spingono l'”esternalizzazione delle frontiere” ancora più sud, fino all’equatore.

Incredibile? Niente affatto. Con buona pace della fama di liberalità ed accoglienza, la Danimarca è già divenuta il primo Paese d’Europa a revocare lo status di rifugiati per i siriani, sostenendo che ci siano già le condizioni perché rientrino in patria in sicurezza. E per qualcuno Copenaghen è un modello. Prendete la Svezia, altro mito socialdemocratico: ha già pronta una stretta sui permessi di soggiorno permanenti e i ricongiungimenti familiari.

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